Mixology

Malkovich: nascosto a Genova c’è uno speakeasy che serve drink con la musica in cuffia

di:
Giovanna Bazzoni
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copertina malkovich

La drink list 2025 è una sceneggiatura liquida: cinema, illustrazioni, musica e sapori si intrecciano in un rituale da speakeasy.

Il cocktail bar e lo staff

Il sole è tramontato, e in questa strada del centro di Genova così animata di giorno, a quest’ora c’è un certo silenzio.
Se ascolti, puoi sentire il rumore dei tuoi passi. Se guardi, in qualsiasi direzione i tuoi occhi incontrano magnificenti palazzi dei Rolli, in cui le famiglie nobili in visita al doge della Repubblica genovese trovavano albergo qualche secolo fa. Ma non sei nel XVII secolo e, quella che allora si chiamava Strada Nuova e oggi è Via Garibaldi, si mostra illuminata dalla luce elettrica, invero piuttosto scenografica. La percorri tutta fino alla piazzetta pedonale. Poi giri a sinistra. Prosegui per qualche decina di metri. Ti volti a destra. Sul lato di un palazzo seicentesco fresco di ristrutturazione, vedi il simbolo di un inconfondibile attore americano, forse l’unico a vantare un film con il proprio nome nel titolo: Malkovich. Sei a destinazione? Eppure l’insegna che vedi sulla porta è quella di una (pregevolissima) hamburgeria. Entri, pronunci la frase giusta (non è “Fidelio”), ti conducono nei meandri del piano “meno uno e mezzo”, e il varco non è solo spaziale, ma anche temporale: l’atmosfera, all’improvviso, è quella degli speakeasy degli anni del proibizionismo statunitense. 

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Se non sei turista, per la verità, è raro che accada esattamente così, perché dove sia il Malkovich secret bar a Genova lo sa informalmente un po’ tutto il popolo della notte. Dal 2015, questo fascinoso locale fatto di pertugi, salette e scalette, luci soffuse, arredi retrò e bartender con grazia, destrezza e gilet è il punto di riferimento per chi in città ama il buon bere, le buone idee e le buone storie. Giorgio Carnevali è il suo carismatico cerimoniere, artista della mixology ma anche grande affabulatore, autore di racconti, illustrazioni e poesie che hanno popolato negli anni le liste cocktail del locale. Da qualche anno lo affianca il giovane Simone Savio, dotato di una creatività che oscilla in modi imprevedibili fra lo sfacciato e lo scientifico.

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L'esperienza

Al “Malko”, la lista dell’anno non è mai solo un elenco dei cocktail del momento, ma è ogni volta un diverso concept che prende il via dall’immaginario della settima arte e si dipana fra le pagine per farsi liquido. Mi siedo, prendo in mano la drink list 2025 e leggo il titolo: Sinestesìa, “termine abitualmente adoperato per designare il fenomeno sensoriale/percettivo che si produce in seguito ad una contaminazione dei sensi della percezione”.
Se il cinema, da sempre ispirazione del locale, è in effetti una forma d’arte sinestetica, il team del Malkovich vuole esplorare questo concetto commistionando miscelazione, arti visive e musicali con suggestioni cinematografiche.

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simone savio
 

Come farebbe un regista, qui si orchestra l’esperienza del gusto insieme a molteplici stimoli sensoriali, dando vita a quello che Carnevali definisce 'un rave sinaptico'. Continuo a sfogliare la lista e so già che chiederò se posso portarmela a casa. In ogni pagina, illustrazione e mixology si incontrano in un gioco di suggestioni reciproche a partire da un tema cinematografico.

lista 2025
 

Ogni facciata sinistra esibisce un artwork originale ispirato a un film, realizzato da un illustratore o illustratrice differente, grazie alla preziosa collaborazione con il collettivo artistico genovese Pepita Ramone.
In ogni facciata destra, un cocktail ispirato allo stesso film prende forma su carta con concept, bozzetti e appunti realizzati a mano da Carnevali, quasi come in uno storyboard.
E poi, dal vivo, la narrazione si completa con il racconto evocativo dei bartender e, in qualche caso, con oggetti di scena.

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giovanna bazzoni
 

Il mio percorso al tavolo

Il primo drink che assaggio è, non a caso, bestseller della stagione: si tratta del seducente Eyes wide shut. Giunge al tavolo accompagnato da una maschera e dal sussurro “in caso di festino”. Si presenta come un calice rosso vivo sormontato da una meringa morbida appena flambata. L’effetto visivo ha un che di sexy, o forse è la suggestione data dall’illustrazione di Viviana Giovannini che lo rappresenta sulla lista. L’idea è che chi lo beve si trovi a socchiudere più volte le labbra, accompagnando la consistenza della schiuma.

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Ha un sapore ruffiano il giusto grazie a frutti rossi, cacao e un pizzico di peperoncino di Aleppo, reso più intrigante e penetrante dalla nota di nota di tabacco del cardamomo nero, quasi a suggerire l’incenso del rituale messo in scena da Kubrick. Dissolvenza al nero, e mi ritrovo al Gran Budapest Hotel. Questo drink, come altri della lista, è concepito secondo una filosofia zero waste, un principio che il locale abbraccia attraverso garnish e side realizzati con gli scarti dei drink. Ma la sostenibilità non è l’unico obiettivo: c’è un’attenta ricerca di carattere.
Sarebbe stato facile proporre un drink rosa, caramelloso, barocco, come il mondo scenografato nei film di Wes Anderson. E invece, si è scelta un’altra strada. L’ispirazione arriva dalla geografia e dai sapori cardine della cucina mitteleuropea: le spezie – paprika, coriandolo e cumino – e la verza fermentata del crauto, acidificata, trasformata in un cordiale o servita come accompagnamento.

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La stessa base di ingredienti è trattata in 3 diversi stili: fizz, daiquiri e old fashioned, come in un viaggio in ascensore dalla economy alla suite. Ho assaggiato "Suite Imperiale", il più meditabondo dei tre: decisamente gastronomico, si direbbe quasi un piatto. Chiama a gran voce un morso di accompagnamento, che arriva puntuale sotto forma di verza croccante. Colore e presentazione restano volutamente discreti: l’effetto cercato è quello di un drink da hotel.
Mi volto e vedo arrivare una nuvola, che svolazza sopra al vassoio lungo il percorso verso il tavolo, per atterrare sospesa sul drink su cui andrà lentamente a sgocciolare - a meno che non venga sorbita tutta d’un fiato. La città incantata, che si presenta come una larga ciotola di tè verde, è un lavoro sulle suggestioni fantastiche e un po’ oniriche del celebre autore giapponese Hayao Miyazaki e sull’umami che evoca la sua provenienza geografica. Sake ai funghi e invecchiato vanno a miscelarsi con un tequila reposado Espolon, danzano col sapore dolcemente boscoso di uno sciroppo al matcha e stupiscono con improvvise note quasi citriche di pepe del Sichuan.

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Dietro alla scenografica presentazione, c’è un lavoro anche tecnologico su consistenze nuove, qui ottenute con un marchingegno customizzato e il contributo invisibile dell’elio. Con i due drink successivi, la sinestesia fa un balzo ulteriore: si allarga l’esperienza percettiva introducendo un’altra arte (la musica), un altro artista (un compositore) e un altro senso (l’udito). I bicchieri vengono consegnati, infatti, con due piccoli lettori mp3, quelli si usavano non molti anni fa, eppure già sanno di vintage. Attraverso il sorso di Apocalypse Now e la traccia musicale di accompagnamento composta su misura da Luca Fiorato, ci si immerge in una umida giungla fitta di pericoli, mentre si percorre l’alveo sinuoso del Mekong prima di raggiungere l’oasi mistica del colonnello Kurtz.

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Nella tazza metallica verde militare, il vegetale domina nel sapore e nel colore, con mezcal, avocado, moringa, lime, liquore di potatura. Grazie al contributo della cachaça: “qui il descrittore è l’oliva fresca” , sento giustamente sentenziare al tavolo. La redenzione arriva con uno shot caldo e speziato come un pan di zenzero, da bere “quando ti sembra il momento giusto”. Il mio preferito. Cambio traccia per il Twin Peaks e mi trovo nella poco ridente località dello stato di Washington. In cuffia, anziché l’iconica melodia di Badalamenti, un brano composto su misura da Tamborder, un dj producer romano mi trasporta nell’immaginario claustrofobico della serie non solo con la melodia, ma anche alcuni suoni campionati, su tutti gli uccelli locali. Guardo l’artwork di Cristiano Baricelli con un Bob che spunta piccolo nell’ombra: l’obiettivo di inquietarmi è raggiunto. Stempero immergendo le labbra nella comoda schiuma del bicchiere, che si offre come una tazza da caffè, avvolgente e misteriosa come la nebbia che avanza tra le strade.

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Il resto del drink è una combinazione di whisky Jameson Black Barrel, bitter Campari, vermouth dry Noilly Prat, Drambuie, Lamponi e salsa di soia e nocciola. A fine serata, le suggestioni e gli stimoli concettuali e sensoriali si confondono dolcemente nella testa e nel corpo. Mi ci vorrà una camminata. Il Malkovich Secret Bar è un suggestivo locale nel centro storico di Genova ispirato ai leggendari speakeasy del proibizionismo americano. Aperto dal 2015, è un luogo in cui cinema e cocktail si danno appuntamento di nascosto e bisbigliano le loro storie.

sinestesia con musica
 

Tutte le foto sono di Ilaria Murtas©.

Contatti

Malkovich secret bar

Via ai Quattro Canti di S. Francesco, 34r, 16124 Genova GE

Tel 393 011 0393

www.malkovichcocktailbar.com

Orari di apertura: mercoledì, giovedì, domenica e lunedì 21:00-01:00

venerdì, sabato 21:00-03:00

martedì chiuso

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