Il Negroni di Stanley Tucci ha trasformato il cocktail in una sorta di firma personale, un gesto che unisce teatralità e precisione, in grado di attrarre tanto i puristi quanto chi si avvicina per la prima volta al mondo della mixology. Eppure, le proporzioni cambiano di molto: la sua ricetta contiene il doppio di gin e ammette pure curiose varianti alcoliche.
Bitter, erbaceo, dolce e deciso, il Negroni ha attraversato quasi un secolo senza perdere il suo fascino, e in Tucci trova un interprete che lo reinventa rendendolo contemporaneo e accessibile. Era aprile 2020, i giorni iniziali del lockdown mondiale, quando l'attore e conduttore di Searching for Italy condivise sui social un video in cui preparava cocktail nella sua cucina di casa. In quel periodo sospeso, in cui molti si limitavano a osservare le giornate scorrere, Tucci trasformava la routine in un piccolo rito, e il suo Negroni diventava una sfida gentile alla tradizione: un cocktail che, per i puristi, poteva sembrare sacrilego, ma che, secondo l’attore, aveva un equilibrio sorprendente.

“Mi piace il Negroni in quasi tutte le sue varianti, purché sia ben freddo,” racconta oggi Tucci a Food&Wine. “Ma questa mia versione è indubbiamente quella che berrei sempre — potrebbe persino convincere chi normalmente non ama il Negroni a provarlo.” Dal primo gesto, il Negroni di Tucci si discosta dalla norma. L’attore prende lo shaker e lo riempie con “una quantità generosa di ghiaccio,” un gesto considerato quasi blasfemo perché, tradizionalmente, il cocktail viene mescolato e non agitato. Mantiene i tre ingredienti classici — gin, vermouth rosso e Campari — ma propone una variante audace: se il gin non è di gradimento, suggerisce la vodka. E per il gin, la scelta è cruciale: un distillato di qualità, con note di ginepro bilanciate da altre botaniche, capace di reggere il protagonismo della bevanda senza schiacciare il palato.

Nella misurazione degli ingredienti, Tucci innova ulteriormente. Invece della formula canonica — un dosaggio equilibrato di gin, vermouth e Campari — opta per una proporzione che accentua la parte alcolica: due parti di gin contro una di vermouth e una di Campari. Il risultato è un Negroni più deciso, in cui ogni sorso rivela la stratificazione di botaniche e aromi senza perdere la piacevolezza del cocktail. Gli ingredienti vengono versati nello shaker e agitati per circa dieci secondi, fino a raggiungere la temperatura ideale. La scelta di Tucci è quella di servire il Negroni up, freddo ma senza ghiaccio, in una coupe elegante, anche se, osserva, si potrebbe usare un bicchiere da Martini. La presentazione è raffinata: una mezza fetta d’arancia, leggermente spruzzata sul cocktail per rilasciare un velo di succo e profumo agrumato, adagia poi delicatamente sul bordo del bicchiere. “È una chiusura elegante per una rivisitazione interessante di un classico, e oserei dire che potrebbe essere persino migliore dell’originale,” commenta il giornalista del noto magazine. L’arte di Tucci non si limita al gesto della preparazione: è un’interpretazione dell’esperienza sensoriale. Il suo Negroni invita a osservare i riflessi del liquido rosso-arancio nello shaker, a percepire il profumo erbaceo sprigionato dal gin e dal Campari, a cogliere la freschezza dell’agrume che accompagna ogni sorso.

Questa versione del Negroni ha anche il merito di slegarsi dall’idea che un cocktail debba sempre essere rigorosamente tradizionale per essere gustoso. È un invito a sperimentare senza paura, a modulare gli ingredienti secondo i propri gusti, a giocare con le proporzioni mantenendo un filo conduttore chiaro: equilibrio, armonia e precisione. L’uso del gin Plymouth, scelto da Tucci, conferisce note di ginepro presenti ma non invadenti, permettendo al Campari di esprimere la sua nota amaricante e al vermouth di portare dolcezza e profondità. Il Negroni di Tucci si inserisce così in un panorama più ampio di cocktail reinterpretati da volti noti del cinema e della televisione, ma mantiene la peculiarità di essere accessibile e raffinato allo stesso tempo, un piccolo atto di convivialità domestica elevata a gesto scenico.

Il cocktail, così concepito, diventa anche un esempio di come la mixology possa adattarsi alle esigenze del bere contemporaneo: chi preferisce evitare l’ice melt che diluisce lentamente i sapori può trovare nel Negroni di Tucci la soluzione ideale. La preparazione breve e intensa nello shaker, il servizio freddo e senza ghiaccio, e la guarnizione profumata creano un momento che è insieme visivo, olfattivo e gustativo, un’esperienza completa che va oltre il semplice cocktail. Una lezione di stile, un invito alla curiosità e alla sperimentazione, un esempio di come un gesto semplice possa diventare iconico. È il racconto di un attore che porta la stessa precisione e cura dei dettagli che applica alla recitazione nella sua cucina, trasformando un cocktail storico in un piccolo simbolo di piacere contemporaneo, capace di resistere al tempo, alle mode e perfino alle critiche dei puristi.