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SOStain e DOC Sicilia: nuovo record per i vini dell’isola, sono fra i più etici d’Italia

di:
Emanuele Gobbi
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Quando la sostenibilità diventa metodo, identità e valore del vino.

In Sicilia la sostenibilità non è più una promessa, ma una pratica concreta che guida il lavoro quotidiano in vigna e in cantina. Attraverso il progetto SOStain e il ruolo strategico della DOC Sicilia, il vino diventa espressione di un metodo fondato su misurazione, responsabilità e miglioramento continuo. Un percorso condiviso tra imprese, scienza e territorio che rafforza l’identità vitivinicola dell’isola, ne aumenta la credibilità sui mercati e prepara il sistema produttivo alle sfide climatiche, economiche e culturali del futuro.

La sostenibilità come metodo, non come slogan

La sostenibilità, in Sicilia, ha smesso da tempo di essere un concetto astratto o una leva di marketing. È diventata un metodo di lavoro che incide direttamente sulla qualità del vino, sulla sua identità e sulla sua capacità di competere nel tempo. Lo ha dimostrato con chiarezza il simposio “Interazioni Sostenibili”, ospitato a Palermo recentemente, che ha restituito l’immagine di un sistema vitivinicolo consapevole, maturo e orientato al futuro. Al centro di questo percorso si colloca la Fondazione SOStain Sicilia, nata dal lavoro congiunto del Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia e di Assovini Sicilia, come struttura stabile e indipendente dedicata alla sostenibilità della filiera vitivinicola.

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SOStain: numeri, visione e disciplina condivisa

SOStain è oggi un laboratorio aperto che coinvolge 43 aziende, 33 delle quali già certificate, per oltre 6.300 ettari di vigneto e più di 23 milioni di bottiglie prodotte secondo criteri ambientali e sociali verificati da un ente terzo. Numeri che raccontano un progetto concreto, ma soprattutto una visione: migliorare il modo di produrre vino per renderlo più coerente con il territorio, più resiliente ai cambiamenti climatici e più credibile agli occhi dei mercati. Alla base c’è un disciplinare composto da dieci requisiti minimi che toccano la gestione del suolo, dell’acqua, dell’energia, della biodiversità, del lavoro e del packaging. Insomma, non un traguardo, ma un lodevole punto di partenza.

Misurare per migliorare: il ciclo virtuoso della sostenibilità

Lo ha ribadito il presidente della Fondazione, Alberto Tasca: la sostenibilità non è una scelta estetica, ma un processo fondato sulla misurazione continua. Creare, misurare, acquisire consapevolezza e migliorare: è questo il ciclo virtuoso che guida il programma. Nulla è statico, perché i requisiti evolvono insieme alle conoscenze scientifiche e alle esigenze del vigneto. In questo senso, la sostenibilità diventa uno strumento al servizio del vino: consente di preservare la fertilità dei suoli, di gestire meglio lo stress idrico, di mantenere equilibrio e freschezza nei grappoli anche in annate climaticamente difficili.

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Governance e collaborazione: un modello che rafforza la denominazione

Il valore distintivo di SOStain risiede anche nella governance: trasparente, priva di conflitti d’interesse, basata sul dialogo tra imprese, tecnici e ricerca. Un sistema in cui aziende potenzialmente concorrenti scelgono di collaborare, condividendo dati e soluzioni. È un approccio che rafforza l’intera denominazione, perché eleva lo standard medio e rende il vino siciliano più solido e riconoscibile.

Comunicare la sostenibilità: dati, coerenza e credibilità

Il simposio ha intrecciato linguaggi diversi, mettendo in relazione scienza, impresa e società. La comunicazione, come ha sottolineato Chiara Patitucci, è parte integrante della sostenibilità del vino: non può essere decorativa né frammentaria. Deve poggiare su dati reali, essere coerente con le pratiche di vigna e di cantina e aiutare il consumatore a comprendere perché un vino sostenibile non è solo “più etico”, ma anche più affidabile, più leggibile, più contemporaneo.

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La scienza come fondamento delle scelte produttive

La scienza fornisce il fondamento. Lucrezia Lamastra, coordinatrice del Comitato Scientifico SOStain, ha ricordato come il programma sia nato già nel 2010 con un approccio pionieristico basato sulla misurazione. L’uso del Life Cycle Assessment permette di valutare l’impatto del vino lungo tutto il suo ciclo di vita, dalla vigna al consumo. I risultati sono concreti: grazie a scelte come l’alleggerimento delle bottiglie e l’impiego di vetro riciclato locale, si risparmiano oltre 2.300 tonnellate di CO₂ all’anno. La bottiglia da 410 grammi, realizzata per il 90% con vetro riciclato siciliano, è diventata il simbolo di un cambiamento che riguarda anche l’immagine del vino.

Clima e futuro: l’urgenza dell’azione

Lo sguardo globale è arrivato con l’intervento del climatologo Luca Mercalli, che ha riportato il dibattito alla sua urgenza: il Mediterraneo è uno degli hotspot del riscaldamento globale e la viticoltura, pur resiliente, non è invincibile. Senza una riduzione reale delle emissioni, l’adattamento non basta. Ancora una volta, la misurazione emerge come prerequisito di ogni strategia efficace. Per il vino siciliano, questo significa agire oggi per poter continuare a produrre domani vini equilibrati, territoriali, riconoscibili.

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DOC Sicilia: tutela, identità e visione internazionale

In questo scenario si inserisce il ruolo del Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia, custode di un patrimonio vitivinicolo che affonda le radici in una storia millenaria e guarda ai mercati globali con una visione chiara. Dal riconoscimento della DOC nel 2011, il Consorzio opera come presidio unitario di un sistema che oggi conta oltre 20.000 ettari rivendicati, più di 7.000 viticoltori, 500 imbottigliatori e una denominazione che valorizza 14 vitigni, molti dei quali autoctoni. La sostenibilità è parte integrante della strategia di posizionamento: qualità, freschezza, versatilità e identità territoriale diventano le chiavi per rendere il vino siciliano competitivo e credibile sui mercati internazionali.

Un progetto comune per il vino siciliano di domani

SOStain e DOC Sicilia rappresentano così due livelli complementari dello stesso progetto: la Fondazione costruisce metodo, dati e miglioramento continuo; il Consorzio tutela e promuove un’identità collettiva che si esprime nel bicchiere. Tra vigneti e cantine, la sostenibilità non resta una dichiarazione di intenti, ma si traduce in vini più equilibrati, filiere più solide e territori più resilienti. Un impegno condiviso che unisce responsabilità ambientale, valore economico e futuro del vino siciliano.

Presidente DOC Sicilia Antonio Rallo
 
Direttore DOC Sicilia Camillo Pugliesi
 

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