Weekend Wine

Conte Vistarino: dal 1850 il Pinot Nero che ha fatto scuola in Oltrepò

di:
Marco Colognese
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Dalle radici longobarde dell’Oltrepò Pavese alla visione contemporanea di Ottavia Giorgi di Vistarino, tra territorio, sostenibilità e una nuova centralità del Pinot Nero.

L'azienda

Mille anni: è da tempo immemorabile che la tenuta appartiene alla famiglia dei Giorgi di Vistarino. La tradizione storica e documentaria ne fa risalire le origini all’epoca longobarda, intorno al X secolo. La famiglia si sarebbe quindi insediata stabilmente nell’area dell’attuale Oltrepò Pavese fin dall’Alto Medioevo, mentre la fondazione vitivinicola moderna, nel XIX secolo, è soltanto l’ultimo capitolo di una presenza dinastica ininterrotta sullo stesso territorio. Ottavia Giorgi di Vistarino racconta: “La mia famiglia è stata assolutamente pioniera in Italia nella coltivazione di questo vitigno ed è un fatto che, dal 1850, tutto il territorio ci abbia seguiti. Così, da un know-how trasferito ai contadini, è nata una vocazione, e, da un’amicizia, quella dei miei antenati con Carlo Gancia, la prima bollicina blanc de noirs d’Italia, 160 anni fa”.

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La tenuta è estesa su 826 ettari a corpo unico, di cui 144 vitati: di questi, 65 sono destinati al Pinot Nero che rappresenta il 2,3% di tutta la Denominazione. Circa 220.000 sono le bottiglie prodotte. A partire dal 2024, l’azienda ha iniziato a focalizzare la produzione sui soli Pinot Nero e Riesling. Cari all’azienda sono anche i temi della sostenibilità ambientale e territoriale: con oltre 300 ettari di boschi naturali, si promuove la biodiversità e si investe in agricoltura rigenerativa. Non solo, perché Conte di Vistarino è attiva nella promozione culturale e nell’enoturismo, oltre che nelle sponsorizzazioni sportive e di lifestyle, leve centrali per la competitività del marchio.

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Negli anni, con Ottavia subentrata al padre, per Conte di Vistarino si è compiuta una vera rivoluzione, passando da una strategia legata alla produzione in quantità a un ridimensionamento qualitativo: “Quando abbiamo realizzato il progetto della nuova cantina è stato dirompente per il territorio. La famiglia produceva principalmente vino sfuso. Passare da una realtà come quella di allora a oggi è stato complicatissimo, perché per la prima volta una cantina considerata grande sul territorio aveva deciso di prendere una strada completamente diversa. All’epoca era come se fosse una cantina sociale privata: abbiamo deciso non solo di voltare pagina, ma di cambiare completamente libro. Tutto quello che continuiamo a fare e faremo pensiamo che, in qualche modo, sia una goccia di energia per il territorio. E non lo facciamo solo noi, abbiamo tanti colleghi bravissimi che fanno delle cose molto valide. Andremo avanti a puntare in alto e spero che tutto questo continui ad avere in qualche modo una risonanza sul territorio, a creare sana competizione e ambizione che fanno crescere. Il consumo sta diminuendo, i giovani non bevono quasi più. Dobbiamo avvicinarli a questo mondo con la passione, facendogli percepire un qualcosa di diverso: la grande industria dà un vino buono, ma anonimo. Se non gli dai una personalizzazione, i consumatori li perdi”.

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Da un anno e mezzo in azienda è entrato un grande professionista come Lino Scaravonati, secondo il quale l’accessibilità al vino di qualità è un valore da tutelare, sulla base di una strategia orientata a fidelizzare il consumatore e al rafforzamento del brand e alla crescita sostenibile nel medio-lungo termine. Da luglio scorso è stata completata la cantina e la Casa del Pinot Nero ha introdotto nuove tecnologie, come i vasi vinari di piccole dimensioni per lavorare sulle micro-vinificazioni e la selezione ottica degli acini. Il grande protagonista è anche il vitigno principe dell’azienda. Come racconta Ottavia: “Dopo la rivoluzione qualitativa negli anni Duemila, oggi siamo in una fase di crescita. Il Pinot Nero è il nostro asset strategico. Crediamo che, nei nostri terreni, questo vitigno possa competere alla pari con le migliori etichette internazionali”.

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I vini

Nel corso di una giornata a Villa Fornace, a Rocca de’ Giorgi, abbiamo partecipato alla presentazione de La Réserve des Amis, una serie di vini in edizione limitata ispirati all’idea di condivisione di Ottavia Vistarino: una library con tre cassette di altrettanti cru di Pinot Nero, con due verticali e un’orizzontale. Si tratta di Bertone con le vendemmie 2013, 2017 e 2019; del Tavernetto con le annate 2013, 2015 e 2019; e dell’annata 2017 dei cru Pernice, Bertone e Tavernetto.

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Annata 2017 La Reserve des Amis di Ottavia Vistarino cassetta 3 cru di Pinot Nero di az Conte Vistarino
 

In particolare, abbiamo potuto apprezzare le tre diverse espressioni del Tavernetto, un vino davvero ricco di sfumature e profondamente diverso in ciascuna annata, salvo un filo conduttore di estrema eleganza, nel corso di un ottimo pranzo curato da Luca Grasselli dell’Agriturismo Cascina LagoScuro. Ricorda Ottavia: “L’idea di questa cassetta è un’idea che mi dà entusiasmo, perché ognuna di queste annate si porta dietro non solo il clima, il terroir, ma anche la mia personale situazione in quel momento. Il Tavernetto, in particolare, è un vino da me sempre un po’ considerato così, un po’ ribelle, un bohémien”.

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Un nome che ha destato qualche perplessità, che Ottavia ha risolto in modo brillante: “Vi potete immaginare, mi sono trovata a questo tavolo importante con dei grandi produttori di vino toscani, i nomi più altisonanti. Li zittisci con una bottiglia di Pinot Nero e lo chiami Tavernetto, ma tra il Tavernello e il Tignanello bisognava riempire uno spazio. Quindi nel vino potete usare qualunque nome, che ce lo digeriamo tutti. La mia passione per il vino è una cosa personale che ho portato avanti in gioventù, grazie anche alla mia frequentazione con qualche produttore che mi ha entusiasmato, agli studi che ho fatto. Il bicchiere, bevuto con attenzione, mi dà quel senso di evasione che qualcuno trova nei vizi peggiori e io trovo nel vino. Assaggiare con una certa attenzione mi porta a un senso di pace, ma anche di condivisione”.

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Da questo spirito nasce il Wine Club Les Amis: “Ho creato un Wine Club fatto di amici di cui ho stima e fiducia, dove resta chi conta, dove vince il meglio, pochi ma buoni, dove c’è chi condivide uno stile, un gusto, un’idea di bellezza e valore comune. Iscriversi è un regalo che resta oltre il tempo, che ci si fa perché è irrinunciabile esserci, che coinvolge ed emoziona”. E ancora: “Non è un club commerciale, è per vivere insieme a me la mia passione per il vino, quindi partecipare a delle proposte che farò a chi sarà iscritto. Non è una lista esclusiva, ma è dedicata a chi è veramente appassionato di questo mondo così complesso e affascinante, in cui io ti farò venire con me da qualche parte a vivere però un’esperienza diversa dalla classica visita per scoprire un produttore al di là del vino”. Tra le visite organizzate, quella alle cantine di Anselmo Guerrieri Gonzaga di Tenuta San Leonardo e di Priscilla Incisa della Rocchetta di Sassicaia.

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Conte Vistarino

Villa Fornace 11, Rocca de' Giorgi PV

Telefono: 0385 241171

Sito web

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