«Il vino è come un ricordo filtrato dalla memoria», è uno dei pensieri che attraversano “199 vini straordinari Un Viaggio alla Ricerca Della Bellezza”, il libro di Marco Pozzali edito da Gribaudo che sceglie consapevolmente di sottrarsi alle logiche della guida tecnica per restituire al vino la sua dimensione più profonda, quella culturale, sensoriale e umana.
Non un catalogo di etichette, ma un racconto che intreccia luoghi, persone e tempo, invitando il lettore a percepire il vino come esperienza e non come semplice oggetto di consumo. Sul vino le pubblicazioni sono sempre più numerose, spesso concentrate su aspetti tecnici, classificazioni, punteggi o tendenze del momento. Raccontarlo in modo diverso, sottraendosi al linguaggio standardizzato della degustazione, è oggi una scelta precisa. “199 vini straordinari. Un viaggio alla ricerca della bellezza” nasce proprio da questa esigenza: restituire al vino una profondità narrativa e culturale, capace di parlare non solo al palato ma anche alla memoria e al pensiero. Sommelier e autore pluripremiato, Pozzali ha selezionato 199 vini che hanno segnato il suo percorso umano e professionale di cui 139 del Vecchio Mondo, 45 del Nuovo e 15 dell’Altro Mondo. Una scelta che non risponde a classifiche o punteggi, ma a un’idea precisa di vino come linguaggio universale. Ogni bottiglia diventa così un frammento narrativo, un’occasione per raccontare territori, visioni produttive e incontri.

Prima ancora delle geografie, il testo è un libro di uomini, ed è qui che trova spazio il pensiero di Salvo Foti, quando parla di vini “umani”, vini che non cercano l’effetto o la perfezione formale, ma l’autenticità, la coerenza con il luogo e con chi li produce. Un’idea che attraversa tutto il libro e che restituisce dignità al lavoro in vigna e in cantina, alla fatica quotidiana, alla responsabilità di trasformare un territorio in racconto liquido. Il libro assume così una dimensione corale, arricchita da intermezzi e contributi di amici produttori, vignaioli e compagni di viaggio. Le loro voci si alternano a quella dell’autore, componendo un mosaico fatto di esperienze condivise, scelte spesso controcorrente e riflessioni sul senso stesso del fare vino oggi. Non c’è celebrazione fine a sé stessa, ma ascolto, dialogo, rispetto. Dai grandi territori storici del Vecchio Mondo, dove la viticoltura è memoria stratificata e cultura sedimentata nei secoli, ai paesaggi del Nuovo Mondo, capaci di esprimere energia, libertà interpretativa e identità in continua evoluzione, il viaggio si spinge poi oltre. L’Altro Mondo, nella visione di Pozzali, non è una geografia definita, ma una dimensione poetica e spirituale, dove luogo e varietà diventano una cosa sola.

Qui il linguaggio cambia, si fa sinestetico. Pozzali scrive di un approdo in cui le parole abituali non bastano più, perché consumate dall’uso quotidiano. Per raccontare questa bellezza serve poesia. I vini dell’Altro Mondo appartengono così profondamente a un luogo da smentirlo, e allo stesso tempo sono talmente legati alla loro varietà da superarne i confini, in una visione superiore, dove la proiezione sensoriale ritrova l’essenza della nuda terra. Non a caso, il riferimento al mito e alla letteratura attraversa queste pagine; dal dionisiaco e dall’apollineo fino a Omero, Euripide e alla poesia di Manuel Alegre, ricordandoci che il vino, prima ancora di essere degustazione, è rito, cultura e slancio spirituale. Al centro del libro resta la riflessione sulla bellezza percettiva, quella che non si vede ma si sente e si ricorda. Pozzali lo afferma con chiarezza quando si chiede: «Della bellezza, del colore, del profumo di un vino, quando lo hai bevuto, cosa rimane, se non il suo ricordo?». Il vino diventa così una forma di memoria stratificata, un’esperienza che continua a vivere nel tempo, arricchendosi di sensazioni che si depositano ben oltre l’istante della degustazione.

“199 vini straordinari. Un viaggio alla ricerca della bellezza” si legge come un diario, in cui ogni vino racconta una giornata, un ricordo, un’emozione. Dal tannino deciso di un grande rosso piemontese alla freschezza vibrante di un bianco dell’altro emisfero, fino a vini provenienti da territori meno raccontati, ogni pagina invita a rallentare, ad ascoltare, a riconoscere nel vino non solo un gusto, ma una storia. È un libro che restituisce al vino la sua dimensione più autentica: quella di espressione culturale e umana. Un racconto che parla di bellezza, silenzio e memoria, e che invita il lettore a vivere il vino come esperienza da ricordare, prima ancora che da descrivere.
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