La storia di Louis Roederer inizia nel 1776, a Reims, quando la famiglia Dubois fonda una piccola maison de Champagne. Dopo il passaggio a Nicolas Schreider, la svolta arriva nel 1833, quando il giovane Louis Roederer decide di acquistare i vigneti per gestire direttamente ogni fase della produzione. È l’inizio di un approccio nuovo, in cui rigore e sensibilità si completano, anche perché in pochi decenni, la Maison diventa una delle più autorevoli della regione, custode di cento ettari nei migliori terroir dello Champagne.
Nel 1876, su richiesta dello zar Alessandro II, nasce la Cuvée Cristal, il primo “cuvée de prestige” della storia. Nonostante guerre e crisi, la Maison continua a evolversi. Dopo Léon, è Camille Olry-Roederer — donna pragmaticamente brillante — a guidare la casa tra gli anni Trenta e Settanta, preservandone l’indipendenza e ridandole vigore nel dopoguerra. Nel 1975 subentra Jean-Claude Rouzaud, enologo innovatore che apre la strada alla modernità, fonda Roederer Estate in California e immagina il Cristal Rosé.



Dal 2006, la direzione passa a Frédéric Rouzaud, sesta generazione della famiglia, che avvia una trasformazione profonda, agricola e culturale. Oggi oltre 135 ettari sono coltivati in biologico e biodinamico: una viticoltura consapevole e attenta ai segnali del territorio.


Jean-Baptiste Lécaillon: La voce del terroir
In questo nuovo corso emerge una figura centrale: Jean-Baptiste Lécaillon, arrivato in Maison nel 1989 come giovane enologo. Con esperienze maturate in Francia, Australia, Giappone e Stati Uniti, porta in Champagne una visione integrata del vigneto, ispirata alla permacultura. È il primo a ricoprire insieme la direzione del vigneto e della vinificazione, convinto che “un grande Champagne nasca soprattutto da una grande vigna.”

Il suo Champagne è un territorio complesso, dove gesso e argilla si alternano come strati di storia. Ogni parcella è un elemento da leggere, ogni vigna una sfumatura da comprendere. Ama ripetere che “un grand vin nasce da 50% di suolo e 50% di sole”, riassumendo così la sua filosofia: bilanciamento tra la forza del terreno e la sua esposizione, nonché osservazione e conseguente interpretazione del paesaggio in maniera scientifica. In oltre trent’anni, ha imparato a riconoscere ogni variazione del vigneto: i pendii della Montagne de Reims, i suoli chiari della Côte des Blancs, la densità della Côte des Bar. Apprezza il Pinot Noir dei versanti di craie, potente e profondo, e lo Chardonnay meridionale, teso e minerale.

Dalla combinazione di queste componenti nascono nettari che riflettono lo stile Roederer: struttura e finezza, verticalità e morbidezza. “Quando la natura bilancia i suoi opposti, accade qualcosa di raro”, afferma infatti spesso e volentieri. Per lui, la maturazione dei vini è la variabile decisiva: nessuna accelerazione, nessuna scorciatoia. Il vigneto Roederer è suddiviso in 420 parcelle, ognuna con una propria identità. Da queste, Lécaillon seleziona quelle destinate a ogni cuvée — 45 per il Cristal, 4 per il Blanc de Blancs, 37 per il Rosé — una struttura che varia solo quando il clima lo richiede. Anche la pressatura segue una regola semplice: “less is more”. Negli anni ’90 crea la pépinière Roederer, un vivaio che conserva e moltiplica le viti più espressive, capaci di radicare in profondità fino a raggiungere il carattere genuino del luogo. Oggi la collezione di Pinot Noir della Maison è tra le più ricche della regione: un mosaico genetico che assicura effettivamente complessità e resilienza.


La sua viticoltura prevede compost organici, preparati biodinamici, coperture vegetali e lavorazioni leggere al fine di mantenere attiva la vitalità del suolo. Nel Clos Cristal, i cavalli hanno sostituito i trattori, preservando la struttura del terreno, quasi come fosse un ritorno consapevole alla gradualità. Anche in cantina prevale la misura, in quanto con l’introduzione del metodo d’infusione, Lécaillon riesce a trattare il Pinot Noir con delicatezza per integrarlo poi allo Chardonnay in una notevole coerenza. Così nascono Cristal e Cristal Rosé, vini che combinano, senza ombra di dubbio, intensità e nitidezza.

Collection: L’equilibrio del tempo
Tra le sue creazioni più rappresentative c’è la Collection, nata per sostituire il Brut Premier e interpretare il presente. È composta da tre elementi — Vendange, Réserve e Réserve Perpétuelle — che dialogano tra annata e continuità. Vendange racconta l’anno di raccolta; Réserve custodisce lo stile; Réserve Perpétuelle, iniziata nel 2012, rappresenta il cuore dinamico della cuvée.

Conservata in grandi cuves d’acciaio inox, metà Pinot Noir e metà Chardonnay, è una solera champenoise: ogni anno una parte viene utilizzata e reintegrata, creando una durata costante. L’acciaio mantiene la freschezza, mentre gli anni aggiungono verticalità, unendo le note in una combinazione equilibrata di mineralità e calore. In cantina, tutto è organizzato come un sistema orchestrato: parcelle, foudres, vini di riserva e cuvée si combinano con ordine e precisione. Nessuna formula fissa: la proporzione della Réserve Perpétuelle — tra il 30 e il 35% — viene adattata al carattere di ogni vendemmia.

Jean-Baptiste Lécaillon non si definisce quindi solo un enologo, ma un interprete del terroir, un lettore dell’evoluzione del vigneto. Attraverso il vino, vuole cogliere quel punto in cui gli opposti si incontrano e trovano una possibile stabilità.
