Abbiamo visitato le migliori aziende di Pantelleria, apprezzandone sia i diversi vini prodotti, sia l’unicità di sedi di particolare bellezza. Alla scoperta dell’isola fra calici e territorio.
Di Pantelleria colpisce subito il colore del cielo, il modo in cui si lega al blu del mare e quella pulizia assoluta che lo rende di una limpidezza senza pari. Oltre a spiegare l’origine del nome dell’isola: in arabo Bent-El-Rhia, figlia del vento. Un’aria senza fine che costringe viti, agrumeti e ulivi a forme inusuali, appiattite verso il basso per difendersi da una furia potente e allo stesso tempo profondamente affascinante.
Stupenda, selvaggia parte emersa di un affioramento vulcanico di ottantatré chilometri quadrati che percorre al centro del Canale di Sicilia, Pantelleria è più vicina al continente africano che all’Italia, dato che sono solo trentacinque le miglia marine a separarla dalla Tunisia. Sottoposta nel tempo alle stesse dominazioni della Sicilia, tra Sesi, Fenici, Romani, Bizantini e Arabi, con un incredibile incrocio di culture e tradizioni, questa non è un’isola di pescatori ma di contadini.
Unico Parco Naturale di tutta la regione dal 2016, è un luogo che racchiude in sé tanta meraviglia, in cui si pratica un’agricoltura estrema, a volte anche eroica, in cui se il vento abbonda l’acqua scarseggia. Ecco perché i celebri dammusi, tipiche abitazioni isolane, hanno quella forma particolare di tetto a cupola che convoglia l’acqua piovana nelle cisterne. E poi pietra e ancora pietra, nei terrazzamenti, per i muretti a secco e negli stupendi giardini.
I vini di Pantelleria
Riconosciuto Erga Omnes, il Consorzio Volontario di Tutela e Valorizzazione dei vini a Doc dell’Isola di Pantelleria che ha come effige nel suo simbolo la dea Iside, presieduto ora da Benedetto Renda (presidente anche di Cantine Pellegrino), nasce nel 1997 dalle aziende più rappresentative dell’isola. Nel 2014 la pratica agricola della sua vite ad alberello è stata iscritta nel registro dei beni immateriali dell’umanità dell’Unesco.
Si tratta di un alberello basso, con circa duemilacinquecento piante per ettaro, in cui come vitigno primeggia lo Zibibbo o Moscato d’Alessandria nelle diverse versioni: passito naturale e liquoroso, moscato naturale e liquoroso, Pantelleria bianco, frizzante e spumante. Dei 410 viticoltori panteschi, l’ottanta per cento, con una superficie rivendicata di 341 ettari che corrisponde all’ottantaquattro per cento dei 407 totali, è iscritta al Consorzio.
In totale i produttori associati hanno prodotto nel 2021 14.819 quintali d’uva Doc, ovvero l’ottantasei per cento del totale. Sono solo ventidue i produttori di vini Pantelleria Doc con cantina sull’isola. C’è bisogno di ricambio generazionale e il Consorzio si è attivato per destinare quattro borse di studio a giovani residenti a Pantelleria che frequentino una scuola superiore o un corso universitario dedicati a materie agrarie o enologiche.
I migliori produttori di Pantelleria
Abbiamo avuto modo di visitare alcune aziende, apprezzandone sia i diversi vini prodotti sia l’unicità di sedi di particolare bellezza. A partire da quella di un incredibile affabulatore come Salvatore Murana, di una famiglia di vignaioli panteschi arrivata alla sesta generazione. È lui il primo negli anni settanta a creare un marchio proprio che ha fatto la storia con etichette come il sublime Creato, il Martingana o il Mueggen; vini dalla personalità straordinaria che Salvatore ci ha fatto conoscere nel suo dammuso del XVIII secolo tra i vigneti circondati da un paesaggio fiabesco.
E ancora, nel versante sud-ovest in Contrada Bukkuram (dall’arabo ‘padre della vigna’) i grandi vini del compianto Marco De Bartoli, ora rappresentato dalla figlia Giuseppina e dai suoi fratelli Renato e Sebastiano. Qui, in un Dammuso settecentesco, si trova la cantina attorniata da cinque ettari di viti, dove il vignaiolo inizia a realizzare nel 1984 quello che sarebbe diventato un vino simbolo come il Bukkuram, da uve appassite al sole. O ancora il notevole bianco secco Pietranera, da uve Zibibbo in purezza di Contrada Cufurà a 350 metri sul livello del mare con esposizione nord-est.
Dalla nuovissima sede pantesca di Cantine Pellegrino, azienda ad azionariato tutto femminile, con centoquarantanni di storia a Marsala e molto attenta alla sostenibilità con il più grande impianto fotovoltaico privato sull’isola, si può godere sia di uno stupefacente tramonto sul mare e di un’elegante enoteca sia di vini davvero interessanti, come ad esempio lo Zibibbo bianco secco Isesi, da uve selezionate che arrivano dai 288 conferitori locali.
Bellissimo e suggestivo anche il breve cammino (si percorre in un emozionante quarto d’ora) che Donnafugata ha realizzato in contrada Khamma tra macchia mediterranea, ulivi secolari e piante di cappero, fino ad arrivare al meraviglioso Giardino Pantesco, donato dall’azienda al FAI, dove si trova un arancio secolare.
Il contesto, che vale la pena conoscere è quello di un vero e proprio anfiteatro naturale con le vigne ad alberello su piccoli terrazzamenti delimitati da muretti a secco in pietra lavica. Luogo d’elezione per assaggiare un eccellente vino-celebrità come il Passito di Pantelleria Doc Ben Ryé.