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Tenuta di Bibbiano, fra i migliori interpreti del Chianti Classico: la verticale dal 1997 al 2019

di:
Alessandro Franceschini
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copertina tenuta bibbiano

Due Chianti Classico Gran Selezione, Vigna del Capannino e Vigne del Montornello, sono l’emblema di una filosofia aziendale che mira alla distintività delle singole vigne e all’eleganza del sorso. Senza mai tradire l’imprinting di Giulio Gambelli. Conosciamoli meglio grazie ad una verticale dal 1997 al 2019.

Una storia più che centenaria alle spalle, l’adesione al profilo più territoriale e alla classicità del Sangiovese, la ricerca di una sobrietà del sorso, che non deve essere mai urlato, ma sempre elegante, quasi sussurrato, e fedele alle singole vigne nelle quali viene allevato. Confrontarsi con Tommaso Marrocchesi Marzi e con i vini di Tenuta di Bibbiano è un’esperienza ricca di spunti, non solo per approfondire la conoscenza di uno dei più interessanti interpreti del Chianti Classico di Castellina in Chianti, ma anche per capire il grande lavoro che ha lasciato in eredità uno dei più grandi conoscitori del Sangiovese mai esistiti in Italia, “enologo” di fatto, nel quotidiano, senza in realtà esserlo scolasticamente, ma soprattutto dotato di un talento degustativo da autentico fuoriclasse: Giulio Gambelli.

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Vigna del Capannino 2
 

L’eredità di Giulio Gambelli

“Gambelli vinificava sempre separatamente le vigne e dopo la fermentazione malolattica creava due masse: una adatta al Chianti più beverino, una ideale per le Riserve. Poi, nel 1988, la decisione di iniziare a imbottigliare separatamente la vigna del Capannino. Da lì è iniziata un’altra storia”. Inizia così il racconto della nascita di uno dei due vini più importanti prodotti in questo borgo che si affaccia sulla Val d’Elsa, in direzione del castello di Monteriggioni. Tenuta di Bibbiano è di proprietà della famiglia Marocchesi Marzi dal 1865, ma il nome di Bibbiano è già contemplato dal 1498 all’interno del catasto della Decima Repubblicana. Tra le tante tappe che ne hanno contraddistinto la storia sino ad ora, una certamente è tra le più decisive, ovvero l’arrivo di Giulio Gambelli nel 1940, la cui collaborazione durò ininterrottamente fino al 2005.

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La presenza di due cloni di Sangiovese specifici

Nei 220 ettari di proprietà, la vite ne occupa 40, tutta certificata biologica. Non è tutto Sangiovese, sebbene sia ovviamente preponderante – vengono allevati anche Canaiolo, Malvasia Nera, Ciliegiolo e Colorino, tra le varietà a bacca nera, e Trebbiano, Grechetto e Malvasia del Chianti, tra quelle a bacca bianca  –, e non è neanche un Sangiovese qualsiasi, potremmo dire. Giulio Gambelli, infatti, negli anni Cinquanta portò qui un biotipo di Sangiovese Grosso da Montalcino, un altro territorio che insieme a quello del Chianti Classico e di San Gimignano conosceva perfettamente. Si tratta di una sorta di vero e proprio “clone-monople” che proprio quest’anno, con Decreto del 7 febbraio 2025, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, nell’ambito dell’aggiornamento del registro nazionale delle varietà e dei cloni di vite, ha ufficialmente omologato. Ci sono, quindi, due cloni specifici di Sangiovese a Bibbiano: il VdC2 nel caso del Sangiovese Grosso proveniente dalla Vigna del Capannino, e VdM1 per il Sangiovese individuato nella migliore esposizione delle Vigne di Montornello.

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Vigna del Capannino
 

L’attenzione ai dettagli e alle singole vigne

Delle circa 140 mila bottiglie, una piccola quota è riservata per creare due specifici Chianti Classico Gran Selezione che nascono all’interno di precise vigne. Quello denominato Vigna del Capannino si ottiene dall’omonima vigna di 7 ettari posizionata sul versante esposto a sud-ovest ed ha un terreno caratterizzato da argilla pliocenica celeste e da profondo alberese scistoso: guarda a Monteriggioni e solitamente dona un vino ricco, con un’articolazione della trama tannica più decisa, quasi aggressiva, sebbene sempre molto vellutata. Esattamente sul versante opposto, a nord-est, si trova invece un piccolo gruppo di vigne, quelle che poi danno al vino il nome di Vigne di Montornello: in questo caso il terreno è composto da sedimenti calcarei argillosi com la presenza di alberese in forma di pillola fluviale, sciolti con lame di sabbia e gesso. In questo caso, la selezione delle parcelle più vocate porta nel bicchiere vini più verticali, sottili, dai profili olfattivi più floreali e con un tannino dalla grana meno potente, ma di ottima finezza.

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Dal 1997 al 2019: alla ricerca delle differenze e della vocazionalità di Castellina in Chianti

“Le annate calde fanno male al Sangiovese, perché è un vitigno pigro, permaloso e scorbutico”. Una definizione certamente originale e ricca di spunti quella che ci ha regalato Tommaso Marocchesi Marzi durante una recente verticale che ha preso in rassegna alcune annate dei due cru aziendali e che è iniziata con proprio un millesimo “caldo”, considerato “del secolo” quando uscì, e che invece a distanza di anni ha in molti casi ridimensionato un po’ le sue ambizioni di longevità. In questo caso il Chianti Classico Gran Selezione Vigna del Capannino 1997 si è dimostrato, più del suo “fratello” delle Vigne del Montornello, un mezzo maratoneta – confidiamo abbia ancora chilometri da percorrere prima della fine – in ottima forma: le note di ciliegia matura sono ben fuse con quelle di erbe officinali, senza segni di cedimento o deviazioni verso derive marmellatose. Il sorso è snello, succoso, con un tannino ancora integro e dalla trama di bella setosità.

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Tralasciando un campione del 2005, sempre di Vigna del Capannino, questo sì stanco e poco vibrante – singola bottiglia sfortunata o millesimo in fase discendente? Difficile dirlo -, un terzetto di annate di grande valore, questa volta curate dall’attuale enologo Maurizio Castelli, ci hanno fatto entrare pienamente in sintonia con questi due vini di Tenuta di Bibbiano. Il millesimo 2015 è carnoso, speziato, con un frutto deciso e potente, mentre il 2016 è più elegante, complesso, meno maturo e più balsamico. Due annate che restituiscono nel bicchiere fedelmente l’andamento di stagioni differenti, come d’altronde vuole la filosofia aziendale: “il filo conduttore nei nostri vini è il rispetto del territorio, devono emergere le differenze” ci spiega ancora Tommaso Marocchesi Marzi.. Un assioma che il Chianti Classico Gran Selezione Vigne del Montornello 2019 interpreta perfettamente: floreale, mentolato, delicato, più magro e verticale, restituisce fedelmente l’anima di un sangiovese che nasce a nord-est, circondato da boschi.  

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Contatti

Località Bibbiano, 76, 53011 Castellina in Chianti SI

Telefono: 0577 743065

Tenuta di Bibbiano

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