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Avignonesi, un tempio del Sangiovese sostenibile: la cantina biodinamica che esporta in 37 paesi

di:
Emanuele Gobbi
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Più che un’azienda vitivinicola, Avignonesi è un processo continuo fatto di responsabilità, ascolto e lentezza. Dalla riscoperta del Vino Nobile negli anni Settanta alla svolta biodinamica e culturale impressa da Virginie Saverys, fino al ruolo attivo delle nuove generazioni, il tempo diventa materia prima e misura di ogni scelta.

Avignonesi: il tempo come materia prima

Avignonesi non è il risultato di una singola intuizione, ma di una serie di passaggi, di mani che si sono succedute, di decisioni prese in momenti diversi con lo stesso obiettivo: far durare le cose. Il cognome affiora già nel Rinascimento, ma è nel Novecento che il nome si lega in modo stabile alla viticoltura di Montepulciano. Negli anni Settanta, mentre il Vino Nobile cerca una nuova direzione, la famiglia Falvo sceglie di investire su territorio e identità, contribuendo a ridare credibilità a una denominazione che aveva bisogno di tempo e rigore.

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Nel 2009 l’arrivo di Virginie Saverys introduce un cambio di sguardo netto: Avignonesi non viene ripensata come un’azienda da guidare dall’alto, ma come un organismo da accompagnare. Il concetto di “proprietà” lascia spazio a quello di responsabilità: un approccio né di rottura, né tantomeno di spettacolarizzazione. Prima, infatti, osserva e poi interviene. La sua innovazione più radicale non riguarda la struttura, ma la prospettiva: “Integralmente prodotto e imbottigliato all’origine” non è più una formula di marketing, ma una dichiarazione di responsabilità, in quanto ogni scelta è valutata in funzione della sua capacità di reggere nel tempo e ogni intervento viene misurato sulla coerenza e sul rispetto dei cicli naturali.

Custodire senza fossilizzarsi

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Questa visione si consolida con l’ingresso dei figli, Eline e Basile Aloy. Non eredi simbolici, ma custodi attivi. Il loro ruolo non è innovare per distinguersi, né conservare per nostalgia, ma mantenere l’equilibrio tra continuità e adattamento. Custodire significa capire cosa va preservato e cosa può evolvere, senza tradire l’identità dell’azienda. In questo senso Avignonesi si inserisce nella visione più ampia di Victrix, holding familiare che considera l’impresa un mezzo di rigenerazione culturale, agricola e sociale, più che un veicolo di guadagno. Qui il futuro non è una promessa, ma una responsabilità costante, misurabile giorno per giorno.

Un ecosistema agricolo complesso

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La tenuta si estende su 310 ettari tra Montepulciano e Cortona, di cui 177 vitati, con il Sangiovese a fare da filo conduttore nel Vino Nobile. La produzione annua è di circa 500.000 bottiglie, distribuite in 37 paesi, grazie al lavoro di 119 persone di 20 nazionalità diverse. Nel 2024 il fatturato ha superato i 12 milioni di euro. Ma questi numeri restano sullo sfondo: ciò che definisce Avignonesi è la scelta di rimanere profondamente agricola, accettando i limiti e la lentezza che una viticoltura di qualità impone.

Una geografia viva

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Avignonesi non è un unico luogo, ma una costellazione di siti e funzioni. Le Capezzine sono il cuore storico: villa-fattoria e luogo educativo, oggi ospitano la Vinsantaia, l’orto rigenerativo, il ristorante e gli spazi di accoglienza. La Lodola è il centro di vinificazione, mentre La Selva a Cortona custodisce i vigneti di Merlot. La Vigna Tonda è un progetto sperimentale con l’Università di Milano; La Stella è concepita come vigneto-laboratorio, dove alberi, arbusti, animali e viti convivono. Il Greppo e Le Pievi completano il lavoro sul Sangiovese. Accanto a questi spazi, Classica coordina l’espansione internazionale, diventando dal 2025 anche importatore diretto negli Stati Uniti.

Biodinamica come metodo, non come etichetta

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Dal 2010 Avignonesi coltiva in biodinamica, concependo ogni vigneto come un sistema vivente. Compost autoprodotto, preparati biodinamici, colture di copertura e piante spontanee sostituiscono prodotti chimici e trattamenti standardizzati. Nessun lievito selezionato, nessun additivo: la cantina è lo specchio fedele della vigna. Le certificazioni biologiche e biodinamiche, lo status di Società Benefit e la certificazione B Corp del 2021 sono strumenti di verifica, non medaglie da esibire. Dal 2025 il concetto di The Ephemeral Fair sintetizza la filosofia aziendale: il vino come misura del tempo, non come strumento da consumare rapidamente.

Vinificazione e precisione narrativa

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Ogni parcella fermenta separatamente per rispettare microclimi, suoli ed esposizione. L’assemblaggio avviene solo dopo l’affinamento. Il Sangiovese matura in grandi botti, mentre anfore e uova di cemento permettono espressioni più libere. Il Vin Santo segue un percorso radicale: affinamenti oltre dieci anni nei caratelli, senza concessioni alle mode o alle pressioni di mercato. Qui l’attesa diventa metodo, e il tempo, misura ultima della qualità.

Cinque famiglie come mappa del territorio

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La gamma di Avignonesi si articola in cinque famiglie che raccontano il territorio con registri diversi. I vini di Sangiovese interpretano Montepulciano attraverso micro-parcelle, con Poggetto di Sopra come riferimento. I vini di visione nascono a Cortona, dove il Merlot trova in Desiderio la sua espressione storica. 50&50 nasce dalla collaborazione con Capannelle, dialogo tra Sangiovese e Merlot di due territori. Da-Di rappresenta la sperimentazione in anfora con Sangiovese e Trebbiano, mentre il Vin Santo custodisce la dimensione più antica e radicale dell’azienda, fedele alla tradizione e alle lunghe attese. Avignonesi racconta in sostanza una Toscana che vuole coniugare la dimensione agricola a quella culturale e internazionale, dove ogni bottiglia cerca la testimonianza di scelte misurate, pazienti e radicate.

Il sito web

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