Da "casa per artisti" nel dopo-teatro a hotel con 1 Chiave Michelin: il Locarno dimostra come l'alta ospitalità possa preservare una calda allure famigliare, offrendo anche agli esterni uno dei migliori Brunch di Roma. Il menu? Uno slalom culturale che fa zig-zag fra Italia, Inghilterra e Oriente.
In copertina dekstop: colazione al Locarno e un ritratto di Caterina Valente, owner dell'insegna. In copertina mobile: il brunch del Locarno.
Fotografie di Adriana Forconi
Una parola, due pasti e migliaia di combinazioni per amalgamarli: il brunch è un rito tanto pop da aver richiesto persino l'ingresso di un nuovo "termine macedonia" nel dizionario inglese. Ma l'incontro a metà strada fra il buongiorno e il pranzo anticipato non è solo un trend nel filone rustico della cucina da bistrot. Brunch, oggi, significa anche svegliarsi tardi in una suite d'albergo 5 stelle e sforare il limite orario della colazione alle 11, oppure darsi appuntamento in uno dei salotti "agorà" più intriganti dell'Urbe per una degustazione in compagnia.

Al Locarno ciò accade ogni weekend, col beneficio di trovarsi davanti una carta interamente dedicata al drink trasversale per antonomasia: il Bloody Mary. Così nasce il "Bloody Brunch", spalleggiato da una proposta di cucina d'autore che dice elegantemente "no" alle consuetudini. Se, infatti, il solito repertorio dolce-salato insiste su avocado toast e pancakes in salsa britannica (scommettiamo? "ai frutti rossi" nel 99% dei casi), qui l'executive chef Domenico Smargiassi sfodera piatti di Benedict Eggs al tartufo, Burger con ananas grigliato e Spiedini di kebab d'agnello che innescano curiose affinità elettive con il cocktail sassone. Sullo sfondo, un giardino esterno bon-ton chic e un raggio umano che arriva a illuminare il tavolo: quello di Veronica Filippone, forza trainante del team di sala. È lei a raccontarci l'evoluzione dell'insegna, fra aneddoti e sorrisi che mettono a nudo una rara passione per il mestiere.


Locarno, l'hotel secolare a conduzione famigliare: 1 Chiave Michelin fra memoria e identità
"Dietro a queste mura c'è il lavoro di donne forti, che hanno costruito un pezzo alla volta una nozione di ospitalità contemporanea in pieno centro storico", spiega Veronica. "L'hotel fu inaugurato da imprenditori svizzeri (ecco perché"Locarno", ndr) ed acquisito negli anni '60 da Maria Teresa Celli, grande collezionista col pallino per l'arte. In origine aveva un unico piano a disposizione, quindi il suo progetto iniziò letteralmente dalle basi; nel frattempo, però, seppe creare qualcosa di particolare: una 'casa per artisti', poiché accoglieva tutti a qualsiasi orario, inclusi gli attori nel dopo-teatro". Un "benvenuto all day long" che con l'avvento delle 5 stelle e della recente Chiave Michelin nel 2024 (giusto al debutto della Guida incentrata sull'hotellerie) non ha mai smesso di marcare il palinsesto maison: "Ancora oggi, si mangia ovunque e senza vincoli di tempo, né esiste uno specifico ambiente deputato alla ristorazione. Se serve, apparecchiamo pure al bancone del cocktail bar!".



Un ritrovo per stelle, autori e pensatori: dentro la storia
La domanda sorge spontanea: da allora, cos'è cambiato? "Il perimetro. La lungimiranza della signora Celli e, a seguire, della figlia ed attuale proprietaria Caterina Valente, consentì alla famiglia di inglobare un secondo edificio nella struttura principale". Senonché, il balzo in avanti ha coinciso con un giuramento di fedeltà al passato: "All'interno, ciascuna stanza è diversa ed ha le sue specificità -cosa a dir poco inusuale per l'hospitality dell'epoca. Le conserviamo gelosamente intatte nelle decorazioni originali, a testimonianza di quanto il Locarno sia cresciuto passo passo rispettando gli esordi".


Federico Fellini, Marcello Mastroianni, Willem Dafoe: sono solo alcune delle star che hanno varcato la soglia "valigia alla mano" durante i periodi di riprese, lasciando spesso dediche in omaggio al personale ("Il Locarno è la mia casa lontana da casa", scriveva ad esempio Isabella Rossellini). Fa effetto, poi, pensare che tra un sorso tonificante nella lobby e un risveglio fronte tetti capitolini, Wes Anderson abbia intessuto in questi spazi la fitta trama del Grand Budapest Hotel. Il flashback, neanche a dirlo, parte dalla bottigliera del Bar di stampo Art Déco e culmina negli antichi oggetti di design esposti alle vetrate: piccoli corner per andare in avanscoperta appena arrivati, prima di rifarsi definitivamente gli occhi su una delle due terrazze panoramiche on the roof. Ma torniamo al brunch, una jam session culinaria ad alta intensità che ormai accomuna esterni, romani e villeggianti in modalità ozio.

Il Bloody Brunch: quando dolce e salato fanno amicizia
Parola d'ordine, informalità: una volta seduti si è liberi di utilizzare o meno le posate, pescando da una sfilza di voci che danno corda al finger food. A imporsi all'attenzione, dopo gli sfiziosi carciofi fritti con maionese al tabasco, sono le coordinate gastronomiche con cui lo chef ha scelto di segnare il suo percorso; non tanto per la varietà su carta, quanto per il mix&match di culture che sembrano trovare naturalmente accordo nel menu. La Caesar salad c'è, però ortodossa nella sua italianità, con mozzarella di bufala a rifinire il tipico pollo grigliato; di tutta risposta, il French toast compare puntuale fra i dessert, ma anch'esso in abiti "nostrani" per l'equilibrio pane-uovo (tradotto, vi lascerà in bocca un'impressione di cereale più che di burro: well done!).

Lato hamburger, a sorpresa risalta la variante composta da ananas arrostito. Nessuna eresia, anzi: "Il frutto sosta un po' sotto il sale grosso in modo da attenuarne la parte zuccherina", svela lo chef. "Riesce così ad apportare rotondità, freschezza e insieme un discreto fumé conferito dalla griglia". Il morso succoso conferma la validità dell'inserto tropicale, capace di star dietro alla persistenza del cheddar. Le Uova alla Benedettina sono invece in salsa capitolina, visto il topping di cacio e pepe (con Parmigiano Reggiano 24 mesi) che funge da pista d'atterraggio per una slamellata di tartufo nero: a tratti veraci, a tratti nobili, il giusto compromesso per lustrare un classico di repertorio.



Scalando le marce dell'appetito, ci si diverte a scorrere la sezione delle paste, dalla quale consigliamo di ordinare alcuni signature in condivisione (il contesto ideale? Una tavolata di gruppo). Piacevole il Pacchero con cinghiale al Sangiovese e formaggio di Fossa, in cui la componente selvatica è addomesticata dai ritorni strong di stagionatura. "Non manca il biryani, pietanza asiatica che allude alle origini di uno storico membro di brigata", confessa Smargiassi. E allora, largo al Kebab di agnello marinato 24 ore e passato sulla griglia, "che realizziamo con solo petto dell'animale per ottenere uno spiedo privo di grasso residuo". Sotto i denti si scopre tenero e amabile, il perfetto snack proteico da bissare dopo una maratona di musei nei dintorni. Non abbiamo dimenticato i Bloody Mary, fra i quali vince a mani basse El Chapo (Tequila, Mezcal, House Bloody Mix, Five Spice Rims): di una piccantezza composta che spinge il sorso fra un boccone orientale e un assaggio Italian style.


Rifugiarsi in suite: un raduno di epoche in tempo reale, aspettando il drink serale
La macchina del tempo s'attiva appena ritirata la chiave della stanza: al posto della consueta card elettronica, l'ospite riceve un mazzo amarcord come invito a calarsi subito nel contesto. Degna di nota la Prestige Deluxe "Degli Artisti", ex dimora veneziana della famiglia Canossa che ancora esibisce affreschi e stucchi originari.



L'affaccio diretto su Piazza del Popolo pare in qualche modo connettere la vitalità del centro al relax da "vacanze romane"; un film reale destinato a proseguire al calar del sole, quando le luci si abbassano e il salotto al pianterreno diventa un ritrovo chic per l'aperitivo. Qui la mente vola ai "Roaring Twenties" e le papille tornano a gioire con la Grande Dame, un Drink-firma del bar manager Nicholas Pinna che celebra il centenario del Locarno rinfrescando il French 75 con alloro e una fragranza al glicine sulla canonica base di gin e Champagne. A lato, un segnalibro con l'acquerello della Dama realizzato da una ragazza del team: il souvenir che ti fa capire di essere nel posto giusto al momento giusto, perché il vero lusso è il fattore umano.

Hotel Locarno
Via della Penna, 22, 00186 Roma RM
Telefono: 06 361 0841