Solo italiano: da Nord a Sud, 6 bollicine made in Italy da bere a Natale e Capodanno in alternativa allo Champagne

In un anno in cui ci si divide tra chi vuole festeggiare per dimenticare e chi vuole dimenticarsi di festeggiare, scelgo il campanilismo, sotto forma di frizzanti consigli da Nord a Sud.

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La Selezione

Siamo sotto Natale e il fiammifero più corto di quali bollicine consigliare per le feste ti rimane in mano di sicuro. Cerchiamo almeno di accenderlo questo fiammifero o no?

Per quest’anno ho pensato di lasciar perdere i comunicati stampa degli uffici stampa, le bottiglie cadeaux inviate come assist no look e le edizioni limitate create apposta per avere una leva di marketing in più.

In un anno in cui ci si divide tra chi vuole festeggiare per dimenticare e chi vuole dimenticarsi di festeggiare, scelgo il campanilismo, sotto forma di frizzanti consigli da Nord a Sud.

Champagne Zero. Non zero dosaggio, zero e basta; nel senso di nessuno.

Non sono un radicalista dello champagne, epperò lo adoro, specialmente in quelle versioni marguetiste, beaufortiste o tarlantiste che ti schiaffeggiano invece che accarezzarti. Nel 2020 faccio un fioretto e non ne parlo, tanto sui fioretti quest’anno, siamo cintura nera un po’ tutti.

Partiamo.

 

Salìsa Zero Trento doc

C’è questa realtà eroica famigliare, i Pellegrini, con una cantina scavata nella roccia porfirica della Valle di Cembra, unica nel suo genere. Il loro dosaggio zero è di un paglierino etereo, con una spuma che nebulizza il palato come una sterzata improvvisa sugli sci. SaLìSa è l’unione delle tre iniziali delle figlie, Sara-Linda-Sabina. Lo Chardonnay si presenta con la tipica carta d’identità montanara: mela gialla e fiori bianchi. La grande attenzione nella fase di rifermentazione riesce a non soffocare con troppa “crosta di pane” il risultato, preservando lo slancio e la mineralità.

 

Ca’ dei Zago

Prosecco Rifermentato in Bottiglia 2019

“E’ come sorseggiare un grand cru di Borgogna traslato nel mondo del Prosecco. Ci troviamo di fronte ad un vino pieno, ricco di sostanza e incisivo. Un Col Fondo che piace sempre” Questo il parere di Slow Food. Io aggiungo, giusto per ravvivare un po’ il fuoco, che dentro questa bottiglia c’è molta più champagne che in tanta Franciacorta emulante. Leggera opacizzazione, eppure una beva sì chiara e vibrante, con un pizzico di anice e di arancia giovane a fare da contraltare alla cabarbietà dei lieviti autoctoni. Uno dei pochi punti di riferimento della Valdobbiadene, di quelli che resistono ancora al paese dei balocchi delle autoclavi a forma di container di spedizione.

 

Roccapietra Zero Pas Dosé

Cantina Scuropasso

Pinot nero in purezza con permanenza di quarantotto mesi sui lieviti. Finalmente qualcuno che è riuscito ad andare oltre all’Oltrepo’, caratterizzato da metodi classici tutti uguali, di buona qualità si badi bene. Senza il guizzo del campione.

Qui abbiamo la giocata da ricordare, il naso si inebria con lime e erbe aromatiche. In bocca è una lama affilata che infligge godimento. Un vino che vibra, che sprigiona freschezza e dissetanza. Un sorso sapido e appagante.

 

Lambrusco di Sorbara Radice 2019

Cantina Paltrinieri

Uno dei primi a rendere il Lambrusco un grande vino, tra le aziende storiche si intende. I garagisti per ora lasciamoli stare che loro nascono senza regole, anacronistici e sfrontati.

Paltrinieri, che da poco ha iniziato la conversione in biologico di alcuni suoi terreni, è un’azienda che ha estirpato il concetto di lam-solo-brusco e lo ha rivestito del senso che ha: una denominazione piena di sfaccettature, in cui il Sorbara è di certo quello che continua a fa strabuzzare gli occhi di mezza italia, a partire dal colore. Sì è lambrusco e si fa spumantizzare che è un piacere. Il Radice è l’espressione che preferisco. Affilato di frutta rossa di bosco – fragoline e ribes – e di una freschezza e acidità che lo fanno star bene su qualsiasi convivialità messa in tavola, non solo emiliana. Io lo adoro con la pizza.

 

Dosaggio Zero 2014 Poderi Mattioli

Le vigne di questa cantina giovane di 10 anni, coltivate in biologico, sono impiantate su suoli ricchi di sabbie e argilla, radicate a 300-350 metri di altitudine e accarezzate per tutto l’anno dalla brezza marina che si alza dal mare. Qui il Verdicchio dà origine a ottimi bianchi che fanno sal-ivare e a questo balsamico metodo classico che sosta 50 mesi sui lieviti. Il naso è grasso, setoso di cioccolato bianco e nocciola, in bocca assieme alla pienezza del miele troviamo speziatura e freschezza. Vitale, brioso e di grande persistenza.

 

RISERVA NOBILE 2016

Cantina D’araprì

Proseguendo lungo la dorsale adriatica, ci fermiamo a San Severo, vicino a Foggia. Qui il bombino bianco è l’autoctono, portato nel lontano 1200 dalla Terrasanta, che ha in dote un corredo acido non indifferente. La sua versione spumantizzata al 100%, la Riserva Nobile, appunto, è un racconto caldo e avvolgente, avvanigliato e con digressioni di ananas. Una bolla che sosta da settembre fino a gennaio sui lieviti, ugualmente opulenta quanto fresca e sferzante. Un nobile ben saldo sul trono, per niente decaduto.

Il viaggio è terminato, ora non vi resta che far piangere qualche bottiglia.