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Cantina Bolzano, un unicum altoatesino: i due vini rari Tal 1908 e 1930

di:
Emanuele Gobbi
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copertina cantina bolzano

La storia di Cantina Bolzano nasce dall’unione di viticoltori che, già nel Novecento, hanno trasformato il Lagrein e la cooperazione in una voce unica del territorio. TAL riprende questa eredità con due vini rari, 1908 e 1930, dedicati alle origini delle storiche cooperative: interpretazioni intime di tradizione, autenticità e longevità, capaci di raccontare un passato condiviso e un futuro in evoluzione.

Vino in copertina: @Michael Mair am Tinkhof - Mint mediahouse

Un secolo di vigne e coraggio: il cammino di Cantina Bolzano

All’inizio del Novecento, quando la viticoltura alpina viveva più di intuizioni che di certezze, trenta viticoltori di Gries decisero di fare qualcosa di sorprendente: unirsi. Era il 1908 e nacque così una cooperativa votata a un sogno chiaro e ambizioso: trasformare il Lagrein nelle sue sfumature – dal Kretzer più vibrante al Dunkel più profondo – in un simbolo identitario del territorio. Ventidue anni dopo, nel 1930, anche i vignaioli di Santa Maddalena compresero che solo il gioco di squadra avrebbe permesso di affrontare la tempesta. E tempesta, davvero, lo era: crisi economica internazionale, pressioni politiche e culturali, tempi bui nei quali coltivare la vite era un atto quasi eroico.

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Durante la guerra, le bombe colpirono la cantina di Gries, vicino alla stazione ferroviaria di Bolzano, costringendo i soci a una scelta drastica: abbandonare la loro vita tra i filari o sommergere le difficoltà sotto il peso della solidarietà. Fu allora che accadde il primo incontro: nel 1944 e 1945 le due cantine produssero insieme, sotto lo stesso tetto. Un’unione forzata dalle circostanze, ma destinata a diventare destino. Il matrimonio ufficiale arrivò solo nel 2001, quando Gries e Santa Maddalena decisero finalmente di fondersi. Con il 2015 si unificarono anche le sedi operative, e nel 2016 la prima pietra della nuova, moderna cantina a San Maurizio sancì un futuro condiviso.
Oggi, con 224 soci e 350 ettari coltivati, Cantina Bolzano è la prova vivente che “la passione unisce” non è un motto, ma un fatto.

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Tal: l’idea che la cantina covava da anni

«Il progetto è recente, ma la sua anima è antica», spiega il direttore generale Matthias Messner. L’intuizione, infatti, germogliava già nel 2014, quando furono scelti i vigneti più adatti a dare luce a due vini speciali. Il nome, TAL, raccoglie tre parole chiave – tradizione, autenticità, longevità – che sono allo stesso tempo dichiarazione d’intenti e visione. Due vini, due identità, due date che riportano alle origini delle storiche cooperative: 1908 e 1930. Le bottiglie sono poche, quasi preziose reliquie (3.722 per il Tal 1908, 2.458 per il Tal 1930), i blend cambiano di anno in anno, seguendo la mano sapiente dell’enologo Stephan Filippi, che li modella come fossero sculture di luce e materia. Nel Tal 1930 cresce sempre di più l’anima dello Chardonnay; nel Tal 1908, il Lagrein ritrova progressivamente il suo ruolo dominante.

Matthias Messner Direktor
 
Tal 1
 

Tal 1930: il bianco che racconta una valle

Il Tal 1930 è un viaggio in forma liquida: dalle ombre fresche delle pendici ai pendii luminosi dell’altopiano del Renon. Le vigne, adagiate tra i 400 e i 700 metri, respirano luce mutevole, escursioni termiche vivide, venti che arrivano dalla Valle Isarco e un respiro alpino che incontra un tepore quasi mediterraneo. Chardonnay, Pinot Grigio e Sauvignon compongono la cuvée, fatta di piante di oltre trent’anni cresciute nei terroir più vocati. L’eleganza e l’intensità – concetti che sembrano opposti ma qui danzano all’unisono – nascono dalla selezione maniacale delle uve e da una maturazione lenta: dodici mesi in piccole botti di rovere, poi quattordici mesi in acciaio, quindi il riposo finale in bottiglia.

Bottiglie TAL
 

Il profilo nel bicchiere: Tal 1930 dalla 2020 alla 2022

La 2020 è la più “solare”: il Sauvignon, presente fino al 21%, le regala note tropicali, miele, frutto pieno e un sorso morbido: una autentica ouverture. La 2021 è il contrappunto: più fresca, balsamica, con richiami di pera, burro, menta e un’acidità guizzante che la rende viva e tesa. La 2022, infine, è la sintesi più fine: biancospino, crema pasticcera, camomilla, un'armonia che avvolge il palato e un finale lunghissimo: è il segnale di una promettente longevità.

Tal 1908: identità rossa in tre voci

Qui è il Lagrein a scrivere il testo, e lo fa con il suo timbro inconfondibile: vellutato, misurato, pieno, ma sempre elegante. Il Cabernet Sauvignon, che a Santa Maddalena trova un clima perfetto, aggiunge verticalità e spessore. Il Merlot, salito dal 3 al 5% col passare delle annate, completa l’opera con morbidezza e frutto. Le vigne, vecchie di oltre cinquant’anni e ventilate dal respiro fresco della Val Sarentino, producono uve che dopo un anno di barrique passano altri quindici mesi in cemento, prima dell’affinamento in bottiglia.

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Tre annate, tre interpretazioni del rosso

La 2020 è calda, immediata, già armoniosa: frutti in confettura e una bocca ricca e morbida, che però trova meno slancio rispetto ai millesimi successivi. La 2021 è la più verticale: mirtilli e ribes, tannino vivace ma mai ruvido, un vino energico, dinamico, pieno di ritmo. La 2022 è la voce dell’equilibrio: frutti rossi piccoli, ciliegie mature, un sorso rotondo e carezzevole, una compostezza elegante e naturale.

Cantina Bolzano

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