Venissa: dopo l’acqua alta di novembre con il rischio estinzione del vigneto, la vendemmia è miracolosa

Dopo la grande acqua alta di novembre, Venissa celebra un raccolto destinato a rimanere impresso nella storia, dieci anni dopo la prima vendemmia .

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La Notizia

La resilienza di questa vigna mi lascia senza parole, è stata una vendemmia che di certo non dimenticherò”, dichiara Matteo Bisol, che lo scorso Novembre si è trovato a fronteggiare una delle più grandi difficoltà da quando, sette anni fa, ha preso le redini di Venissa: le acque della laguna si sono infatti alzate al loro livello più alto dal 1966, minacciando di distruggere quel lavoro arduo e accurato che la sua famiglia svolge dal 2002 recuperando la quasi estinta Dorona, vitigno autoctono della Venezia Nativa.

Dal punto di vista qualitativo, aggiunge, sono sorpreso di quanto la natura possa dare il meglio di sé in queste situazioni. La resilienza della Dorona dimostra quanto la vigna sia sempre più in simbiosi con la laguna.”

Non è senza paura che Matteo e la sua squadra hanno lavorato duramente per salvare la vigna da questa eccezionale acqua alta di novembre: una situazione molto simile a quella del 1966 che aveva portato alla perdita delle vigne veneziane. Solo a marzo Matteo ha potuto emettere un sospiro di sollievo quando la vigna è tornata a germogliare. Nonostante questo, i mesi da maggio a giugno, durante i quali si succedono la fioritura e la formazione del frutto, sono stati freddi e piovosi, portando a porsi nuovamente domande sul potenziale dell’annata. Le prospettive sono fortemente cambiate dopo l’invaiatura. Condizioni climatiche eccellenti duranti i mesi di maturazione insieme alla decisione di vendemmiare più tardi rispetto agli anni precedenti hanno portato a una maggior concentrazione e una buccia più matura. Matteo dichiara: “L’uva è stupenda e non vedo l’ora di assaggiare il vino per vedere come la Dorona potrà esprimere questa annata, che potrebbe essere una delle migliori di sempre.”

Pensando al futuro, Matteo punta al fatto che la Dorona possa continuare a esprimersi con una sempre maggiore purezza per fare del Venissa la quintessenza della Venezia Nativa. Con questo obiettivo, lavora a stretto contatto con l’agronomo Stefano Zaninotti che ha un approccio olistico alla viticultura. Zaninotti crede che l’ambiente della laguna sia veramente estremo e che l’intervento umano in questo contesto debba essere ridotto al minimo per lasciare alla natura il suo corso e concedere al vino di esprimere una chiara correlazione tra l’uva e l’ecosistema unico che lo circonda. “Negli ultimi dieci anni” spiega Zaninotti, “abbiamo aiutato la Dorona a trovare la sua strada”, prosegue, “oggi abbiamo capito che la Dorona ha finalmente raggiunto il suo equilibrio e il nostro lavoro, d’ora in poi, sarà solo di custodirla.” Matteo Bisol concorda con Zaninotti e pensa che la sua resilienza all’acqua alta dello scorso novembre confermi come la Dorona abbia trovato la sua strada. Dice: “il mio obiettivo è di permettere alla nostra vigna di integrarsi naturalmente in una relazione perfettamente simbiotica con l’equilibrio complesso ed eccezionale dell’ecosistema della laguna”

Venissa produce quattro etichette in quantità estremamente limitate: i vini Venissa e Rosso Venissa insieme a Venusa e Rosso Venusa. Nella pace della vigna murata di Mazzorbo si trovano il Ristorante Venissa (1 stella Michelin dal 2012) e l’Osteria Contemporanea, entrambi affidati al talento di Chiara Pavan e Francesco Brutto, oltre al Wine Resort con cinque camere intime e un albergo diffuso sull’isola di Burano. La tenuta e la vigna di un ettaro circondata da mura medievali, sono collocate sulla tranquillissima isola di Mazzorbo, non lontano dalla città di Venezia.