Champagne Experience. La carica delle 115 Maison di champagne di Club Excellence

Metti una fiera dedicata allo Champagne, dove il rischio di bere male era praticamente zero. Altissimo invece l’entusiasmo di degustare il vino più ambito e cuorificato del mondo.

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La Notizia

Con l’intento di scoprire solo nuove realtà a me ancora sconosciute, mi sono impegnato a lasciar perdere tutte le grandi maison. Obiettivo quasi raggiunto integralmente se non fosse stato per “colpa” di Andrea Gori e Chiara Giovoni, due monster per quanto riguarda la bolla d’oltralpe. Le cose sono andate così: scatta il saluto con Andrea che subito mi chiede se volessi assaggiare qualcosa di Madame Cliquot. Pausa di un secondo e il calice si allunga da solo. Andrea mi versa l’Extra Brut Extra Old, prodotto esclusivamente con vini di riserva (Cramant 1988, Aube 1996, Verzy 2006, Villers-Marmery 2008, Aÿ 2009 and Ville-Dommange 2010).

 

Avvicino sospettoso il naso, che si arriccia per la sorpresa. Nessuna onda troppo tostata e lievitata. Riavvicino e percepisco qualcosa di molto più fresco e vivo. A questo punto assaggio. La sorpresa sale di ordine di grandezza. È come resettare tutto, tanta era la profondità di beva, la quasi nudezza di uno stilema di vino che solitamente si vestiva con strati di merletti. Poi scopro che il dosaggio è solo 3 gr/l. Mentre Andrea mi versa il secondo assaggio della Madama, il Vintage Rosé Millesimo 2008, arriva Chiara. Le confido la mia sorpresa e lei mi parla che anche l’etichetta gialla che si trova al supermercato è tutta un’altra storia da che chef de cave è diventato Dominique Demarville. Ora l’impostazione generale va alla ricerca di purezza, vivacità e lunghezza. Per una vecchia signora è come tornare giovane.

 

La seconda grande sorpresa sono i botteghini delle 115 Maison presenti. Immaginate i banchetti come gli ingressi di cinema. A parte le megaproduzioni di Bollinger, Paillard, Deutz, Pol Roger, Charles Heidsieck ecc. I film francesi che hanno sbancato veramente sono stati André Beaufort e Marguet, da Ambonnay e Polisy, con furore.

La fila per strappare un assaggio di queste due cantine era così fitta che a un certo punto mi sono girato per vedere se non ci fossero dei bagarini che vendevano assaggi. Sono champagne nudi e crudi, vertiginosi e intensi. Così profondi da avvicinarsi allo stordimento. Avete presente il silenzio in Dunkirk? Sulle navi e sul caccia di Tom Hardy? Ipnosi sonora lì, ipnosi gustativa qui.

champagne evento

Quando finalmente gli zombie, le groupie, i nerd e gli appassionati hanno avuto la loro dose è stato il mio turno.Il bel Réol Beaufort, figlio di Jacques, serviva con il sorriso e con la giusta lentezza. Lo Ambonnay Grand Cru Brut Rosé 2011 ha regalato un intrigante effluvio di cola per poi iniziare a correre in discesa. Il Polisy Blanc de blancs Brut Millesimé 2014 aveva profondità e lunghezza. La sveltezza dell’agrume e la rotondità della mela cotogna.

champagne evento

Altra ressa da tessera del tifoso da Marguet, realtà di 8 ettari ad Ambonnay nella zona di Reims – 1,5 dei quali vengono affittati a Krug – gestita dal giovane Benoit Marguet. I suoi champagne sono affilati e senza fronzoli, diretti come una proposta di dating. Vuoi uscire con me? Sì/No. Tutte le parcelle vengono vinificate separatamente in barrique.

 

Avize 2012 era come la mascella di Giselle Bunchen, severa ma gentile. Buccia di mandarino e spuma di sale.

Les Crayeres 2012, come asciugare gli scogli con la lingua, lunghissimo e pungente.

Nella regione della Cote de blancs la memoria – e gli appunti – vanno a due assaggi speciali. La Dame De La Renaissance Millesime 2008 Grand Cru, un 100% chardonnay fresco e teso nonostante i suoi 108 mesi sui lieviti. Una mandorla dentro il confetto.

Longitude Blanc de Blancs sans année di Larmandier-Bernier a Vertus è equilibrio perfetto tra mineralità e acidità. L’agrume spinge ma senza pogare, il finale è elegante e rarefatto.

Nell’Aube è tempo di gossip. Una vicina di assaggio azzarda definendo Erick Schreiber un selossiano. Il responsabile del banchetto ribatte dicendo che al massimo è Selosse ad essere Scherberiano e poi aggiunge che sembra sia stato scelto proprio Erick Schreiber per realizzare una cuvée da agricoltura biodinamica per Krug.Di questo vigneron la Cuvéè Prestige Extra Brut da 120 mesi era impressionante, un panetto di burro che invadeva naso e bocca chiamando a gran voce filetti di alici del Cantabrico.

Finiamo con una tripletta dalla Valle della Marna.

Il Brut Dis “Vin Secret” di Francois Bedel, a prevalenza Meunier, è un vino pieno, goloso. Richiama la cialda del cannolo siciliano e finisce con sentori di limone candito.

La Cuvèe 3C di Bourgeois-Diaz, 40% Chardonnay, 35% Meunier, 25% Pinot Noir è il perfetto sostituto della colazione. C’è proprio tutto nelle caratteristiche che ha: il cornetto, la crema e anche l’arancia sanguinella.

Il sans annee di Elaine Delalot Impressions è un 100% Meunier da vecchie vigne parcellari, 18 mesi sui lieviti. Una struttura fine, matura, molto matura, che lascia una piacevole scia salina in mezzo alla lingua. Il figlio di Elaine, Jérôme Léfevre, lavora l’unico ettaro di terra che possiede la sua famiglia, senza utilizzo di trattore. Se questo non è amore per lo champagne.