La Notizia
“Mai dire mai nel vino! È sbagliato dar per scontato che un’uva sia o meno vocata per esprimersi e dare buoni risultati in un determinato territorio!”. È Riccardo Cotarella a dirlo, l’enologo più famoso d’Italia, a ragion del vero visti i risultati ottenuti con il suo Montiano, in una porzione d’Italia in cui non solo è sempre mancato lo sguardo vinicolo verso la qualità, ma che era a tutti gli effetti una zona “da vini bianchi”. Lazio, esattamente tra Montefiascone e Monterubiaglio, dove Cotarella è nato e dove ha fatto nascere la sua omonima azienda nel 1979.

Dalla vendemmia 2016 parte quindi la nuova interpretazione, più che altro un’evoluzione, con cui la storia dell’azienda non solo si allunga ma cresce e si modella.


“Se il Montiano 2016 rappresenta l’identità, questo 2017 lo vogliamo associare ad un altro valore, la coerenza: coerente in tutto, nel vitigno, nell’annata, nel territorio, nell’interpretazione di noi rappresentanti della seconda generazione”, racconta durante la presentazione online (a cui ormai ci siamo abituati) Dominga Cotarella, figlia di Riccardo, e moglie di un altro enologo, Pier Paolo Chiasso che ha praticamente lavorato in prima persone alle ultime due annate. “L’evoluzione che abbiamo voluto e su cui stiamo ancora lavorando per perfezionarci si esprime innanzitutto nell’avere un vino meno caldo e più agile, poi nel lavoro adottato in vigna con la gestione del verde e i livelli di maturazione, e ancora all’interno della cantina, soprattutto per la qualità delle uve utilizzate: queste ultime due annate sono frutto di macerazioni più brevi e tempi delle lavorazioni, come i rimontaggi, accorciati”, spiega Chiasso, “anche le temperature di fermentazione sono più basse, c’è una diversa attenzione nella gestione del legno, acquistiamo solo botti in funzione del vino che otteniamo, di tostatura media, e che abbiano almeno 36 mesi di stagionatura, inoltre anche la provenienza delle barrique è diversa, con lotti più piccoli, così da avere un apporto di caratteristiche diverse ma sempre identitarie”, continua. Infine la selezione dei lotti prodotti, non tutto il vino che ha finito di maturare finisce in bottiglia. Insomma elementi di qualità che caratterizzano i nuovi vini e che ne fanno un prodotto decisamente diverso e alto.


Se la 2016 esprime il cambio rispetto alle annate precedenti quanto a dinamicità, con una marcata spezia e i frutti rossi freschi ben evidenti, con una presenza di legno più delicato ed equilibrato e con una larghezza di sorso (volutamente) minore, la 2017 conferma il notevole cambio e si conferma, insieme alla 2011, la migliore annata del Montiano. Ma con un’anima e corpo ben diversi, moderni e progressivi: più ricco e intenso rispetto alla precedente, ma con un equilibro decisamente più netto in confronto al passato. Il cambio di stile è evidente, eleganza in struttura, ricchezza, con una grana tannica sorprendente, frutto anche di un’annata calda con grande maturazione che ben si nota nel bicchiere (resta ben due anni in bottiglia prima di affacciarsi sul mercato). Un Montiano 2017 invitante, goloso e possente, un vino a cui dedicare del tempo, che racconta di abilità e di valore umano, i più fortunati potranno farlo tra vent’anni quando sarà adulto e davvero pronto.
