Le 7 “donne del vino” siciliane che hanno rivoluzionato la viticoltura nell’isola

Nelle aziende vinicole siciliane, numerose figure “dalle chiome fluenti” si confrontano con il mondo maschile senza scoraggiarsi, facendo valere il proprio nome e, soprattutto, rendendo migliore la nicchia in cui si infilano. I loro sogni e le loro conquiste.

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‘A Fimmina, moglie e madre. Onesta, pudica, fine e gentile, silenziosa e discreta regina della casa. Ma solo di quella, perché oltre la donna in Sicilia non va. Non può e non deve andare. Così la pensava, un tempo, il masculu siculo. Era lui, perennemente a lavoro, a sporcarsi le mani, a confrontarsi con la concorrenza. Lui, per il quale la casa era solo una fermata.
Una punizione appariva dunque il nascere fimmina in Sicilia. Un castigo che, d’altra parte, ora, dopo decenni di sforzi, ha tutto il gusto di un’opportunità.

Giulia Monteleone

Perché in ogni settore, scientifico o agricolo che sia, quell’insolita incredulità nel vedere una donna all’opera, in prima linea, sta sempre più spegnendosi. Negli anni, al Sud, numerose figure “dalle chiome fluenti” si confrontano con il mondo maschile senza scoraggiarsi, facendo valere il proprio nome e, soprattutto, rendendo migliore la nicchia in cui si infilano. E alla fine, quando il valore che hai di fronte è immenso, anche il più conservatore e scettico degli uomini deve arrendersi e comprendere che non sono i centimetri di corpo, i muscoli, la resistenza fisica, a renderci dei validi professionisti ma il carattere, il temperamento e la voglia di fare.

Il Feudo

La Sicilia sta cambiando grazie e soprattutto alle donne. La Sicilia dell’arte, del cibo e anche del vino, sta crescendo grazie a quelle fimmine, un tempo disprezzate. Tra le vigne e i filari, dietro le scrivanie a gestire i social e la comunicazione delle aziende vitivinicole, ci sono sempre più donne, coraggiose, intraprendenti, perfetta rappresentazione di quella sensualità e grinta che solo l’Etna, che ricordiamo essere femmina, può regalare.

Lilly Fazio

Le Donne del Vino le possiamo definire, ognuna con una sua peculiarità nel dare lustro al territorio, ai vitigni autoctoni attraverso pratiche sempre più sostenibili.

Kika Fina – Cantine Fina

Mostrami il tuo profilo Instagram e ti dirò chi sei. Se rimaniamo in superficie, alle apparenze, a quello schermo che ferma le percezioni del cuore, potremmo definire Federica (Kika per tutti) Fina, una bellissima donna vulcanica e multitasking che affronta la vita ad occhi aperti. D’altra parte, le sue parole colte dal vivo, i suoi sguardi e gesti durante i tour in cantina toccano corde profonde e plurali, arrivando a tutti i winelovers e visitatori curiosi che colgono un’energia concreta, curiosa e resiliente che va oltre ogni scatto rubato e postato. Un’energia ambiziosa e creativa che fa crescere esponenzialmente il valore e la ricchezza di vita che questa giovane apporta all’azienda, un modello di business felice, nato da un sogno.

Il sogno di papà Bruno, enologo che negli anni 80 ha contribuito alla valorizzazione in Sicilia dei vitigni internazionali e autoctoni e che assieme alla moglie ha dato vita alle cantine Fina sulle più belle colline che sovrastano Marsala e le Egadi tutte. L’estate del 1990 regala a Kika la vita, terza di tre fratelli e unica femmina dopo Marco e Sergio, anche loro impegnati h24 nell’affare di famiglia. Studia a Roma comunicazione d’impresa e poi vola a Londra. A 24 anni torna a casa e si tuffa nella nicchia ancora spoglia e nuda della cantina che è l’enoturismo, organizzando i tour, le degustazioni e gestendo i profili social.

Anima sensibile con un’inclinazione spontanea all’accoglienza e alla cura dell’altro, fa salire in vetta il nome di famiglia, richiamando all’attenzione giovani neofiti del settore. Se pensi a Fina, adesso pensi a Kika, al suo sguardo siciliano, alla sua voce perentoria ma calda e al vino che porta il suo nome, o meglio vezzeggativo: KikèLe sue attività vanno oltre l’azienda: il talento di Federica è stato riconosciuto anche dalla delegazione siciliana delle Donne del Vino per cui cura le attività di comunicazione web e le pagine social.

José Rallo – Donnafugata

Una vita in cui forse potrebbero esistere tre, se non più persone, travolgente e piena, è quella di José Rallo, amministratore delegato, assieme al fratello Antonio, di Donnafugata, la storica azienda familiare del vino di qualità. Nasce nel 1964, dopo gli studi classici, si laurea con lode e menzione d’onore in Economia e Commercio presso la Scuola Superiore S. Anna di Pisa, matura esperienze professionali in società internazionali di consulenza manageriale e nei primi anni ’90 rientra in Sicilia occupandosi del marketing, della comunicazione e del controllo di gestione dell’azienda fondata dai genitori, Giacomo e Gabriella. Prima donna membro del CdA del Banco di Sicilia su nomina di Unicredit, Presidente del Comitato Territoriale Sicilia (2008-2010), membro dell’Associazione Donne del Vino, consigliere di Assovini Sicilia, e poi una carrellata di riconoscimenti tra i quali Mela d’Oro dalla Fondazione Bellisario nel 2002, Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana nel 2009, Premio Firenze Donna nel 2010, Accademico dei Georgofili nel 2017, e nel 2018 il Premio L’Italia che comunica con Arte assegnato dall’Unione Imprese di Comunicazione.

Dimentico qualcosa? Ad ottobre 2020 è stata nominata nel consiglio di amministrazione dell’ICEAgenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, mentre nel giugno del 2021 Consigliere di Amministrazione del FAI – Fondo Ambiente Italiano. Una bravura e abilità più che scontate che non vengono meno neppure nel rapporto col cliente al quale si relaziona con fare spigliato e creativo, raccontando aneddoti e cantando brani musicali. Celebri sono le sue “degustazioni in jazz”, esperienze multisensoriali in cui, da produttrice-cantante, abbina le sensazioni organolettiche di un vino alle emozioni di un brano musicale. Un’idea condivisa con il marito Vincenzo, noto percussionista. José racchiude il genio che emana energia vibrante e travolgente. Tutto quello che ha realizzato è venuto fuori in modo genuino dal suo impegno e dalla sua forte passione che trasmette ai figli Gabriella e Ferdinando, futuri volti dell’azienda.

Lilly Fazio – Casa Vinicola Fazio

Prima di tutto mamma di Giulia, Costanza e Alessandra, poi moglie e infine amministratore unico dell’azienda Casa Vinicola Fazio di proprietà del marito Girolamo, detto Mimmo. Questa è Lilly Fazio, donna del vino e prima promotrice della Doc Erice. Scoprire la storia di Lilly, fa riflettere e comprendere che solo con il tempo, facendo ciò che hai davanti, emerge quello che è più affine alla tua essenza. I sogni li alimenti così, con l’esperienza, trasformando la tua vita in un mosaico di straordinaria bellezza. Lilly ha trovato la sua dimensione passo dopo passo: si laurea in giurisprudenza, passa al mondo del diritto per poi riscoprirsi tra le vigne.

Galeotto fu il 1999, quando viene incastrata dal marito e dal cognato Giacomo Ansaldi al Vinitaly per la presentazione dell’azienda di famiglia. Tale fu l’amore per il vino da farle accantonare gli studi: “In quel momento ho capito che quel mio presente non poteva essere diverso dal mio futuro. Tornando a casa ho maturato i rapporti con i clienti, e ho deciso di dare una svolta alla mia vita”.

Si converte e converte l’azienda nella produzione di vini di qualità, da fare rigorosamente in vigna, in un luogo magico come è quello di Erice. Casa Vinicola Fazio produce infatti le sue uve nella Doc Erice, in un’area vitivinicola di grande tradizione, nel territorio di Fulgatore. Gli oltre 50 ettari di vigneti dell’azienda, distribuiti su più contrade, si estendono in un’area che dalla mezza costa risale le colline sino a raggiungere i 450 metri delle colline di Custonaci, altro territorio della denominazione. Per Lilly è un continuo mixare, colori, sapori, direzioni, che convergono sempre alla qualità e al rafforzamento dell’identità del vitigno autoctono. L’evoluzione, l’andare avanti è per lei l’humus costante per il successo presente e futuro.

Vinzia Novara di Gaetano – Firriato

Volto intenso e sguardo mediterraneo, amministratore delegato e ambasciatrice nel mondo di Firriato, Vinzia Novara di Gaetano è una donna del vino con un passato da sportiva. Negli anni 80 ha dato una svolta all’enologia siciliana assieme al marito Salvatore lavorando con coraggio, ostinazione e fantasia nel rendere celebri i terroir e i vitigni autoctoni, felice espressione della cultura del popolo siciliano. Con naturalezza incanta i winelovers di tutto il mondo parlando di Sicilia, di terra e di mare, di vigneti immersi nel sole.

È stata definita “la più elegante Signora del vino siciliano”, una donna capace di farsi ascoltare e rispettare senza prepotenza in un settore e in una terra dominata dalla figura maschile. Con competenza e professionalità Vinzia Novara di Gaetano sta scrivendo una delle più belle pagine della storia del Rinascimento enologico siciliano.

Giulia Monteleone – Monteleone vini dell’Etna

Pur non conoscendola di persona, qualcosa mi dice che Giulia Monteleone di Monteleone vini dell’Etna, il titolo di Donna del Vino Siciliano se lo merita eccome. Sarà perché “Forbes” la segnala tra le vigneron d’Europa da tenere d’occhio, sarà perché il Gambero Rosso ha conferito Tre Biccheri alla sua etichetta Qubba, Etna Rosso Doc ottenuto da uve di Nerello Mascalese coltivate ad alberello nei suoli lavici del vulcano, sarà perché è riuscita a raggiungere traguardi del genere in una manciata di anni dopo aver cambiato vita. Sarà quel che sarà, ma la verità è una: Giulia è un’artista che per tela ha un grappolo d’uva plasmato all’insegna della semplicità, delle origini e dell’eleganza.

Lascia la vita da giornalista enogastronomica e assieme al marito enologo Benedetto Alessandro e al padre Enrico si imbarca nell’avventura. “Il nostro progetto, di vino e di vita, prende forma nel luglio 2017 quando, dopo una lunga ricerca, individuiamo due ettari di vigna vecchia a pochi passi dal fiume Alcantara. Siamo ai piedi dell’Etna a poco meno di cinquecento metri sul livello del mare e a meno di cinquanta passi dall’antica Cuba di Santa Domenica, un gioiello bizantino di rara ed integra bellezza. Arrivati qui, in una torrida giornata d’estate, un vento caldo spazzò via, in pochi attimi, i dubbi, le perplessità: era questo il locus amenus che stavamo cercando, il posto giusto dove fare il nostro vino.

Negli anni successivi ci siamo dedicati ad ampliare l’azienda con nuove vigne il cui frutto sarà la matrice di nuovi vini. Una storia in divenire la nostra, dove il bello è che il più è ancora da fare.” – Racconta Giulia stessa, che parla della sua azienda non come un’impresa di famiglia ma più semplicemente come una famiglia dove la cura della vigna, la produzione del vino sono entrati così prepotentemente nelle loro esistenze da non riuscire più a tracciare una linea di demarcazione tra vita e lavoro.

Arianna Occhipinti – Occhipinti

Elegante, fresca, sanguigna. Guerriera adrenalinica e ottimista che non si è piegata ai pregiudizi dei Siciliani che relegano al settore agricolo l’uomo e lui soltanto. Così potrei definire Arianna Occhipinti, marsalese classe ’82, imprenditrice di successo nel campo della viticoltura.

La sua storia tra le vigne inizia nel 2004, quando, terminati gli studi a Milano in Viticoltura ed Enologia, decide di ritornare in Sicilia, a Vittoria, sui Monti Iblei, ereditando e riportando alla luce la passione che ha per la vigna lo zio Giusto. “Con lui ho mosso i primi passi in cantina. Mio padre non è viticoltore, ma mi ha trasmesso l’amore per la campagna e il vino è arrivato tardi. Così si racconta Arianna che diciassette anni fa a Fossa di Lupo, contrada storica sulla SP68, strada ora conosciutissima perché firma di due etichette della Occhipinti, acquista il primo ettaro di vigneto. Adesso i terreni sono decine e decine, e il cognome di Arianna ha raggiunto fama mondiale.

Lei che ha iniziato non per moda, ma perché affascinata dal lato più intimo e artigiano del fare vino, dal legame con il territorio, lei che si rilassa più alla guida del trattore che sulle strade dello shopping, ora è considerata tra le produttrici più avanguardiste, controcorrenti e carismatiche d’Italia con una filosofia produttiva fieramente tradizionalista e molto rispettosa del territorio e della natura. Arianna Occhipinti è una natural woman, dell’associazione Tiple A ed il suo è un vino naturale e umano, nato da un atto d’amore e di rispetto per la Sicilia.

Maria Paola Suraci – Feudo Disisa

Cos’è necessario per essere definita “donna del vino”? Raccogliere l’uva, pestarla, saper imbottigliare, studiare marketing? Non per forza, mi verrebbe da dire. Una donna del vino può essere anche la compagna di vita, il braccio destro e sinistro, fonte di energia e ispirazione di chi in quel succo ci immerge tutto se stesso. Ecco perché nella lista ritengo opportuno menzionare Maria Paola Suraci, madre e moglie, abilissima cuoca e intrattenitrice a tavola, che racconta miti e leggende circa Feudo Disisa, l’azienda vitivinicola guidata in prima persona dal marito, Renato Di Lorenzo, con il supporto sempre maggiore dei figli, Laura e Mario.

Ci troviamo nel territorio della DOC Monreale, in 400 ettari di quelle fertili valli della Sicilia nord – occidentale che si allungano dalle montagne del corleonese sino al Golfo di Castellammare, e che sono la cornice dell’azienda, situata in un baglio antichissimo risalente al 1100 d.C e acquistato dalla famiglia Di Lorenzo nel 1867. Essere accolti direttamente nel Feudo non è esperienza da tutti, ma i pochi fortunati noteranno nelle sale della struttura, dall’arredo tipicamente siciliano, un’aria rara, calda, costruita negli anni da Maria Paola, che ti ospita a tavola e ti fa scoprire piatti incredibili quali il brociolone alla palermitana – un rotolo di carne farcita di formaggio, prosciutto, verdura, uovo, pinoli e uva passa -, la caponata riposata ed il gelo di “mellone” profumato ai gelsomini raccolti la sera prima. Maria Paola è una donna grintosa che nel passarti l’olio al peperoncino, sempre di produzione del Feudo, da aggiungere a crudo sulla pasta con i tenerumi, ti racconta come sono stati proprio lei ed il marito ad impiantare per primi in Sicilia le barbatelle di Chardonnay. Ed è sempre lei che a fine pranzo, sul divano, ti racconta con voce entusiasta e coinvolgente Lu Bancu di Disisa, la leggenda popolare che narra di un “tesoro” nascosto nel Feudo e mai ritrovato, nome che diventa firma di una delle etichette principali dell’azienda, un Catarratto vinificato in purezza.

Foto per gentile concessione delle aziende citate