Vini senza alcol, la proposta dell’UE: fake news o grande opportunità?

“È importante chiarire la faccenda e correggere le cose che vengono raccontate. Il potenziale sviluppo di vini dealcolati è un'importante opportunità di mercato per il settore vinicolo dell'Ue", così da Bruxel arrivano le prime smentite alla notizia secondo cui si vorrebbe eliminare l'alcol dal vino e allungarlo con acqua.

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Il Vino

In questi giorni il mondo enologico – ma diciamolo, anche tutti noi − ha ricevuto uno scherzo di cattivo gusto e, sul piede di guerra, si è unito in un corale “Giù le mani dall’alcol!”. In realtà, però, si è trattato solo di un misunderstunding, ma andiamo per ordine.

La notizia che ha creato tanto fermento è stata lanciata da Coldiretti, secondo cui l’Unione Europea sarebbe al lavoro su una proposta per autorizzare l’eliminazione totale o parziale dell’alcol. Ad aggravare la situazione la possibilità di aggiungere acqua nei vini prodotti dagli Stati membri. Non è difficile immaginare lo sdegno e il clamore della categoria Wine di fronte a un titolo di questo tipo. La stessa Coldiretti, davanti alla prospettiva di trovare sulle nostre tavole un vino annacquato, con una quantità di alcol azzerata o molto bassa, ha gridato all’“inganno legalizzato per i consumatori che si ritrovano a pagare l’acqua come il vino”. Insomma, una totale bestemmia per i puristi del settore.

Questo polverone però si è placato nel momento in cui, da Bruxelles, sono arrivate le prime smentite: “È importante chiarire la faccenda e correggere le cose che vengono raccontate. Il potenziale sviluppo di vini dealcolati è un’importante opportunità di mercato per il settore vinicolo dell’Ue. La domanda dei consumatori di vini con minore tenore alcolico è aumentata in modo significativo negli ultimi anni. Così, la Commissione ha proposto di adattare il quadro giuridico Ue sui vini per includere questo prodotto nuovo e promettente”, ha asserito in conferenza stampa il portavoce della Commissione Balazs Ujvari. Tuttavia, va notato che la proposta della Commissione non fa alcun riferimento all’aggiunta di acqua. Nella proposta – conclude − “non si parla di vini senza alcool, bensì di vini a minore tenore alcolico, che è una distinzione importante da fare”.

Fatte le dovute premesse, ora sappiamo che ciò di cui si sta discutendo a Bruxelles riguarda la nuova PAC (Politica agricola comune) che definisce le strategie continentali del settore agroalimentare dal 2023 al 2027 a fronte di uno stanziamento economico di 350 miliardi di euro con conseguenze importantissime sul futuro di agricoltori, allevatori e pescatori. La proposta riguarda principalmente due punti: la possibilità di aprire un nuovo settore, quello dei “vini dealcolizzati” e l’eventualità di estendere la dealcolizzazione non solo ai vini da tavola, ma anche delle eccellenze DOP/IGP. Questo perché, al momento, in Europa non è permesso realizzare vini dealcolati a denominazione protetta.

L’istanza, è stata presentata dai paesi del Nord Europa ad aprile. Ma perché avanzare una richiesta simile? Il vino dealcolato avvantaggerebbe alcuni produttori che, qualora vedessero approvata la proposta, potrebbero conquistare una nuova fascia di consumatori sia in Europa che negli altri continenti. Rappresenterebbe quindi un’enorme opportunità commerciale e consentirebbe l’apertura di nuovi mercati in Paesi in cui il consumo dell’alcol è proibito, offrendo un’alternativa anche ai consumatori che non possono bere vino per motivi di salute. Pensate, per esempio, al crescente numero di potenziali clienti la cui religione vieta il consumo di alcolici

Anche l’eurodeputato Paolo De Castro (Pd) sostiene che, anche se passasse la norma, non si toglierebbe nulla a quanto esiste già “ma, anzi, si creerebbe un’enorme possibilità in quei mercati che non consumano bevande alcoliche, come nei Paesi Arabi. Si pensi alla birra analcolica”. Tutto vero ma, d’altra part,e bisogna considerare che solo i grandi produttori potrebbero produrre una quantità significativa di vino dealcolato senza ridurre quella di vino classico. I più piccoli, invece, rischierebbero di vedere ridotto il loro ingresso nei mercati.

I pareri si dividono tra le associazioni di produttori, ma il dibattito è aperto anche a politici ed esperti di vino. Un nuovo incontro a Bruxelles è previsto per il 25 e il 26 maggio. L’Italia, va ricordato, è il primo produttore europeo di vino seguito dalla Francia, dunque avrà certamente voce in capitolo.