Quali sono i 10 vini migliori del mondo per il 2020: la classifica di Wine Spectator

Il 2020 non è stato un anno come un altro. Tuttavia resta ancora qualche certezza, per esempio la Top 100 di Wine Spectator, che per il momento svela i 10 migliori vini del mondo per quest'anno, in attesa di conoscere il resto della classifica.

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La Classifica

È il frutto delle degustazioni compiute alla cieca dai collaboratori dell’influente rivista americana: gli assaggi sono stati 11mila, con punteggi per il 50% superiori ai novanta centesimi. Fra questi ne sono stati scelti 100, tenendo in considerazione punteggio, prezzo, disponibilità sul mercato statunitense, last but not least il cosiddetto “x factor”, legato alla storia del vino. Forniscono un’istantanea dell’annata, con i vitigni e le zone più rinomati in evidenza, accanto a nuove scoperte, etichette comfort e affidabili. Questo, in particolare, sembra essere il momento del sauvignon blanc, mai così premiato e premiante. In attesa di conoscerli tutti e cento, Wine Spectator svela i migliori 10 vini del mondo per il 2020.

10 – BOLLINGER BRUT CHAMPAGNE LA GRANDE ANNÉE 2012

È il capolavoro dello chef de cave Gilles Descôtes, dal 2013 promosso winemaker di una delle ultime grandes marques a gestione familiare. Sposa la spina acida all’ampiezza aromatica, con note di ribes schiacciato, caffè macinato, pompelmo candito e mandorla tostata, grazie al blend di 2/3 di pinot nero e 1/3 di chardonnay; la bollicina è setosa, il finale speziato. La fermentazione avviene come sempre in legno neutro di diversa capacità; dopo 6 anni sui lieviti, è stato degorgiato nel luglio 2019. Da bere fino al 2037.

 

9 – PINOT NOIR RIBBON RIDGE THE BEAUX FRÈRES VINEYARD 2018

L’azienda è il punto di riferimento per il pinot nero in Oregon. La fermentazione da lieviti indigeni si svolge in legno francese, nuovo per il 40%. “Un vino di presenza e di espressione, impeccabilmente strutturato ma elegantemente stratificato, con note di lampone, petali di rosa e spezie scure che spingono ricchezza e tensione verso i tannini fini. Da bere fino al 2029”.

 

8- CHACAYES LOS CHACAYES 2015 BODEGA PIEDRA NEGRA

La bottiglia di punta della cantina fondata da François Lurton, nella regione argentina di Mendoza. Si tratta di un 100% malbec da coltivazione biologica, fermentato in legno e cemento, poi affinato in barrique nuove, smorzate da qualche anfora. Elegante e ricco, con note di ciliegia e prugna scura, tannini medi e una fresca acidità, vira nel finale cremoso e felpato verso la mousse di cioccolato e le spezie. Da bere fino al 2027.

 

7 – MASSOLINO BAROLO 2016

Una cantina giunta alla quarta generazione dei Massolino, incarnata da Franco e Roberto, basata a Serralunga d’Alba. Si tratta di un Barolo dallo stile classico, affinato per 29 mesi in botti grandi. “Un fiume di pura e succosa ciliegia è al cuore di questo rosso, insieme a note di minerale, tabacco ed erbe spontanee. Solido e teso, con una matrice di tannini fini e fitti a supporto. Tutti gli elementi sono nelle giuste proporzioni, c’è solo bisogno di tempo. Al top dal 2023 al 2045”.

 

6 – KISTLER CHARDONNAY RUSSIAN RIVER VALLEY VINE HILL VINEYARD 2017

Uno chardonnay da clone californiano, fermentato in barrique con lieviti indigeni e lasciato sulle fecce fini per un anno, imbottigliato senza filtrazione. “Complesso, con un’acidità croccante ed aromi intensi di cedro e mela McIntosh. La forte mineralità a metà palato è seguita da un finale puro e potente, che indugia su accenti di erbe secche e tostatura. Al meglio dal 2022 al 2027”.

 

5 – DOMAINE DE LA VIEILLE JULIENNE CHÂTEAUNEUF-DU-PAPE LES TROIS SOURCES 2016

Un’azienda in biodinamica, che dal 2015 ritaglia i suoi vini su specifici terroir piuttosto che sull’età delle vigne. Les Trois Sources arriva da parcelle sabbiose, che regalano un’eleganza setosa al profilo potente della grenache (in uvaggio con syrah e altri vitigni), risultando in uno dei vini più longevi della denominazione. Lo stile è maturo ed esuberante, con note di bacche di acai, prugna e ribes che conferiscono un tocco esotico, mentre sensazioni di foglia di alloro, cuoio e catrame garantiscono l’ancoraggio alla vecchia scuola. Al suo meglio fra 2022 e 2040.

 

4 – MAYACAMAS CABERNET SAUVIGNON MOUNT VEEDER 2016

A dispetto dei passaggi di proprietà e di personale, lo stile della casa resta tradizionale, con l’uso di legno neutro di diverse dimensioni. Il risultato è “un cabernet sauvignon energetico, costruito sull’acidità e la mineralità oltre a tannini e frutto, da premiare con due decadi di cantina”, punto di riferimento in Napa Valley. Al suo meglio fra 2022 e 2040.

 

3 – SAN FILIPPO BRUNELLO DI MONTALCINO LE LUCERE 2015

Il vino di Roberto Giannelli, già broker nell’immobiliare, fermenta in acciaio, subisce la malolattica nel cemento, poi invecchia in botti di diversa grandezza e passa un ulteriore anno in bottiglia. “Caldi aromi di ribes, mora, violetta e ferro contraddistinguono questo rosso impressionante. Agile e armonioso, con una spina dorsale solida di tannini che sono fini e integrati, fa mostra di complessità e persistenza stupende. Al suo meglio fra 2023 e 2043”.

 

 

2 – AUBERT PINOT NOIR SONOMA COAST UV VINEYARD 2018

Mark Aubert miscela abilmente stile francese e californiano nel suo vino, prodotto con lieviti indigeni e lunga macerazione sulle bucce, privilegiando il frutto sui tannini. “Potente e strutturato, spazia dalla ricchezza minerale al frutto rosso e alle spezie. Il finale brillante mostra purezza impressionante e nitidezza di pietra calda, silice e sottobosco. Al suo meglio fra 2021 e 2026”.

1 – BODEGAS MARQUÉS DE MURRIETA RIOJA CASTILLO YGAY GRAN RESERVA ESPECIAL 2010

La leadership spesso è questione di storia: è il caso di Bodegas Marqués de Murrieta, cantina fondata a metà Ottocento, fra le più antiche di Rioja e fra le prime a impiegare tecniche francesi per la valorizzazione dell’autoctono tempranillo. Dopo un accidentato passaggio di proprietà, ha ritrovato il proprio smalto grazie a Vicente Cébrian, che ha investito nel rilancio 30 milioni di dollari e un quarto di secolo. “Volevo cambiare tutto affinché nulla cambiasse”, ha dichiarato gattopardescamente. Castillo Ygay è la bottiglia di punta, prodotta da una vigna piantata nel 1950 solo in annate top. Si tratta di un blend di tempranillo invecchiato in barrique di legno americano e mazuelo da legno francese. Prima della commercializzazione trascorre un decennio in azienda. La 2010 è la bottiglia del secolo, al momento, con un grande avvenire davanti. “Per la sua storia, la sua qualità, il richiamo all’impegno e la visione, è il vino dell’anno 2020 di Wine Spectator”. “Maturando bene, questo rosso rotondo è un esempio delizioso dello stile tradizionale. Note di scorza di arancia, ciliegia essiccata, sottobosco, vaniglia e tè nero si miscelano armoniosamente sui tannini rotondi e sull’acidità citrina. Generoso e gentile, bilanciato e armonioso. Da bere fino al 2030”.