Velenosi Vini, una delle cantine più produttive e premiate d’Italia punta sulle nuove generazioni con Marianna e Matteo Velenosi

Metti un pranzo al Pagliaccio in cui Anthony Genovese e la sua brigata sono i primi testimoni del cambio di passo di una delle cantine più produttive e premiate d’Italia: Velenosi Vini.

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La Notizia

Metti un pranzo al Pagliaccio in cui Anthony Genovese e la sua brigata sono i primi testimoni del cambio di passo di una delle cantine più produttive e premiate d’Italia: Velenosi Vini. 

Angela Velonosi, instancabile motore dell’azienda marchigiana sceglie la città eterna per raccontare un tempo nuovo per la sua cantina. Quello delle redini lasciate sempre più ai figli. Se Marianna già da tempo aiutava la madre nella conduzione dell’azienda – nel marketing e nel controllo di gestione – ora anche il figlio Matteo fa il suo ingresso in azienda come nuovo enologo e responsabile ricerca&sviluppo della cantina, contribuendo in modo tutt’altro che formale al nuovo corso della cantina. Matteo non viene scaraventato nel fitto schieramento dei filari e nella mischia degli acini raccolti, ci arriva a testa alta, pronto a dimostrare la sua passione e proseguire il grande lavoro di chi lo ha preceduto. Classe 1987, è laureato in Enologia, Viticoltura e Mercati Vitivinicoli all’Università di Udine e vanta un dottorato in Agricoltura, Biodiversità e Ambiente all’Università degli Studi di Bari. Teoricamente più che formato, ha alle spalle anche un “praticantato” da Falesco con Riccardo Cotarella.  

Credo nei giovani e nelle loro capacità” dice Angela Velenosiperché sono loro il nostro futuro, sia professionale che umano. In questo senso sono quindi felice di poter affidare loro ruoli sempre più di importanza all’interno dell’azienda, perché grazie alle loro competenze, alla loro visione, alla loro passione e al loro entusiasmo possiamo davvero dare nuova linfa alla nostra cantina. Ancora più felice di sapere che tra queste nuove leve ci sono i miei figli, che rappresentano per me uno stimolo continuo ad aggiornarmi e migliorarmi”.

Dal punto di vista del vino, Velenosi continua a mietere la qualità degli ultimi anni e anche i premi che hanno caratterizzato la sua produzione, come segnale di una profonda qualità associata alla quantità. Il pranzo al Pagliaccio ha suggellato questo binomio, con abbinamenti volti a esaltare le peculiarità dei cavalli di razza Velenosi.

Il momento clou della degustazione è stata la verticale di Roggio del Filare Rosso Piceno DOC Superiore (annata 2017, 2013 e 2011), l’etichetta più rappresentativa di quel concetto di Piceno che è Angela Velenosi persegue fin dalla nascita della cantina nel 1984, premiato per la sedicesima volta con i tre bicchieri dal Gambero Rosso. Un vino deciso, di grande carattere, vellutato nella polpa e possente nella trama, giustamente tannico, fruttato e speziato. Per questo vino, Genovese ha messo in fila ben tre piatti, uno per annata,  Profumo di ricordi, Le sfoglie ed il piennolo e Manzo con pickle e mirtillo.

Aspettiamo di assaggiare la nuova annata della new entry Matteo Velenosi. Ci sono tutti i presupposti perché sia ottima.