È tempo di rosato: nasce Costa di Rose, sangiovese rosè di Umberto Cesari

Continua a puntare sui vitigni autoctoni la famiglia Cesari, così il figlio di Umberto, Gianmaria, tira fuori dal secchiello un’altra sorpresa: un rosé da sangiovese per un’interpretazione giovane e contemporanea di vitigno meraviglioso.

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La Notizia

Continua a puntare sui vitigni autoctoni la famiglia Cesari: il fondatore Umberto, che con la moglie Giuliana acquistò il primo podere nel 1964, fu tra i primi a credere nelle potenzialità di uve “minori” come albana, pignoletto e trebbiano. Gli appezzamenti su cui fruttificano oggi sono otto, per un totale di 355 ettari, protetti dalla corona dei calanchi azzurri e coltivati secondo pratiche agronomiche rispettose dell’ambiente, come testimonia la certificazione “Sistema integrato di qualità della produzione nazionale”, prima in regione; mentre la cantina tecnologica si situa sul crinale fra Emilia e Romagna, sulle colline che dominano l’antica Via Emilia.

Oggi il figlio di Umberto, Gianmaria, tira fuor dal secchiello un’altra sorpresa: un rosé da sangiovese, il feticcio della casa, che è un’estrazione di Romagna. “È nostro desiderio essere ambasciatori del sangiovese nel mondo e con il nostro ‘Costa di rose’ abbiamo voluto rendere omaggio a questo vitigno meraviglioso con un’interpretazione giovane e contemporanea”, ha commentato. “Amo questa tipologia di vino per la sua versatilità e per il suo essere al contempo informale e ricercata. È un vino che potrà regalarci grandi sorprese”.

Il colore tenue, quasi di pesca, parla di una macerazione misurata, effettuata dopo la pressatura soffice a temperatura controllata. Segue l’affinamento per 6 mesi in acciaio. Il risultato è una macedonia fresca e croccante di melagrana e piccoli frutti rossi, fragoline, ma anche ribes, lampone e ciliegia, con finale di papavero e una spolverata salmastra in bocca. Il prezzo per chi acquista dal sito umbertocesari.com è di 15 euro.

L’etichetta può richiamare le strisce pastello di una brandina in uno stabilimento balneare ed è a un consumo prettamente estivo che il vino si predispone: quale aperitivo, magari in riva al mare; ma anche in accompagnamento ad antipasti di pesce o di verdure, formaggi freschi e mortadella.

Lo chef Riccardo Agostini del Piastrino di Pennabilli, già secondo di Gianfranco Vissani, nella cena presso il ristorante di Identità Golose Milano tenuta il 24 giugno ha unito ai suoi piatti la gamma dei vini dell’azienda alla presenza di Umberto Cesari, trasportando gli ospiti in un viaggio per vigne e colline romagnole. Ha aperto la cena l’animella con porcini e ciliegie in abbinamento a Resultum 2012, Sangiovese in purezza che ha aspettato sei anni prima di uscire sul mercato. A seguire il cappelletto di primosale, brodo di prosciutto e storione cui è stato abbinato Liano Bianco 2018, blend di chardonnay e sauvignon blanc.

Il coniglio, cicoria e pistacchio è stato accompagnato dall’elegante Liano Rosso 2017. Chiusura in dolcezza con il Raviolaggio ai fiori di sambuco e piselli, degustato con il Passito Colle del Re, 100% Albana di Romagna, dolce e avvolgente grazie alla vendemmia tardiva e all’appassimento in fruttaio. Poi un’altra chicca: il Tauleto 2013, da sangiovese con l’aggiunta del 10% di longanesi, antico vitigno autoctono recuperato e reintrodotto dalla cantina. Un vino longevo, di grande struttura, prodotto solo nelle annate migliori.