Sassicaia, il vino mito dell’enologia italiana più conosciuto al mondo

La svolta del vino che non c'era, una DOC che non c'era, un sogno che si è avverato.

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La Storia

Come avrebbe detto Eugenio Finardi, la prima volta che ho fatto l’amore con una bottiglia di Sassicaia non è stato affatto divertente. Colpa delle famose alte aspettative, della mia scarsa esperienza, ma soprattutto colpa di un maldestro sommelier che amava servire i vini rossi passati in caraffa, un decanter a sua volta passato prima in acqua calda per enfatizzare i profumi, secondo lui. Avevo solo 23 anni, non avevo mai bevuto un blasonato di Toscana ma mi sembrava strano quel modo di servire un vino che ormai (anni ’80), era sulla bocca di tutti, mentre il Sassicaia ormai ne compie più di 50. Andiamo a braccetto verso la maturità del gusto e oltre i preconcetti e le alte aspettative. Alte aspettative che oggi si focalizzano sulle innumerevoli citazioni e giudizi, nonché valutazioni numeriche di primo livello. Assorbite le informazioni imparai anche che non esistono vini rossi da bere ad una temperatura superiore ai 20/22 gradi effettivi, anzi, meglio meno.

La prima annata prodotta in maniera visionaria risale al 1968, la prima ad essere rilasciata dalla Tenuta San Guido sotto l’etichetta ideata dal Marchese Incisa della Rocchetta, di sangue nobile di origine piemontese. Un mezzo piemontese che incide così definitivamente nella viticultura toscana? Beh, può succedere anche questo nel mondo dei grandi vini, perché i vini sono trasversali, non hanno confini quando sono buoni

Sassicaia

La denominazione corretta (DOC) è Bolgheri Sassicaia, la cui produzione specifica si riferisce al comune di Castagneto Carducci e alla Tenuta San Guido, a base fondamentale di Cabernet Sauvignon. Erano gli anni ’40 del secolo scorso quando il Marchese, tra l’altro grande appassionato di cavalli – hobby che si incrocia con questa storia – decide di importare e ripiantare le barbatelle dei due vitigni (cabernet franc e cabernet sauvignon), e ottiene i primi vinelli ad uso personale, famigliare, a partire dal 1944, ma sarà la 1968 la prima ad essere messa a disposizione del pubblico pagante, bottiglia che oggi vale circa 2500 euro, caso raro per un vino italiano.

Un altro passo importante arrivò alla fine del 2013, con il distacco dalla DOC Bolgheri, di cui era sottozona fino al 1994, anno di nascita della DOC, e diventando DOC autonoma. Un percorso iniziato come “semplice” vino da tavola e completato con la DOC Bolgheri Sassicaia, qualche tempo prima di festeggiare felicemente il cinquantenario dalla prima edizione messa in commercio, la 2018, e anno in cui a Lucca si mise in scena una fastosa degustazione verticale commemorativa.

Come per tutti i vini che godono di prestigio internazionale, anche per via delle valutazioni numeriche altissime da parte dei guru della critica, le vecchie annate di Sassicaia raggiungono quotazioni vertiginose, ma anche un’annata recente come la 2014 potrebbe raggiungere tranquillamente i 1000 euro. Quindi esclusività e longevità, ma anche originalità, detenendo un altro primato, essendo il primo vino proveniente da un’unica cantina a cui è stata riservata una DOC “personalizzata”, come accade raramente anche in Francia, in caso di vini che detengono una storia e una continuità mai spenta.

Ci vuole un po’ di preparazione, non tanto per farsi condizionare, ma in questo caso conoscere il perché le cose sono andate in un certo modo può essere utile prima di affrontare con concezione un bicchiere di Sassicaia. Un po’ di storia aiuta ad apprezzare, aiuta a rispettare il lavoro di tanti e il sogno di un uomo, che tornando dalla Grande Guerra dove aveva prestato la sua persona al servizio della Cavalleria ( vedi che serve conoscere la storia per arrivare al mitico Ribot …), si iscrisse alla facoltà di Agraria di Pisa, dove apprese le nozioni che gli consentirono di gestire le terre di famiglia, seguendo un po’ la passione del nonno, che nel 1862 pubblicò un testo dedicato alla materia specifica, l’ampelografia, oltre a conservare più di un centinaio di varietà d’uva in vasetto. Che passione!

Invece nel caso del Sassicaia oltre alla dedizione e alla passione andava concepito un serio progetto che si evolvesse dal semplice vino da tavola, portandolo sulle tavole più prestigiose del mondo ad un prezzo di mercato simile ai cugini bordolesi.

Tra cavalli e vigneti, abbinamento vincente, mettendoci dentro pure un imbattibile Ribot, frutto di quell’allevamento di proprietà. I successi dei suoi cavalli si stavano sommando ai risultati delle degustazioni dei vini. L’affare s’ingrossa, così, grazie alle prime marze cedute dai duchi Salviati, impianta cabernet sauvignon e franc nei terreni che dalla rocca di Castiglioncello degradano in dolci colline verso il mare, in un panorama di macchia mediterranea incontaminata, ecco il primo vigneto di cabernet.

Non solo uvaggio ma anche metodologia francese: in vigna drastiche potature per una bassa resa e in cantina affinamento in barriques, allora in una cantina improvvisata nel deposito dei bulbi. Lontano ed estraneo dal modello locale di vino, laddove l’abitudine era di berlo già a fine inverno successivo. La lungimiranza e la tenacia del Marchese gli fece intuire che lo scorrere del tempo ne miglioravano invece le qualità. A dieci anni dai primi impianti, il Marchese decise di espandere il vigneto in una zona dove già il Conte Guido Alberto della Gherardesca aveva impiantato viti, su un terreno sassoso, una sassicaia da cui poi il vino prese il nome, simile al suolo di Graves di Bordeaux; vigneti che Mario conosceva bene grazie all’amicizia con il Barone Rothschild, a cui chiese anche consiglio e valutazione del suo vino maremmano con spirito bordolese. In seguito il Marchese Incisa accettò la proposta di farsi aiutare dal famoso enologo Giacomo Tachis, anche in virtù degli accordi commerciali che avevano stretto per la commercializzazione del Sassicaia. Fu così che nel 1972 vide la luce la prima etichetta di Sassicaia, vino della vendemmia del 1968, con l’iconica rosa dei venti dorata su campo blu.

La consacrazione internazionale arrivò a Londra, durante una degustazione di campioni anonimi organizzata da Hugh Johnson: il Sassicaia 1972, di un’annata piovosa, sbaraglia il campo tra i migliori Cabernet Sauvignon del mondo, campioni tra cui comparivano anche i migliori Château bordolesi. La costruzione del mito era iniziata.

In cantina e in vigna Tachis venne affiancato dal figlio di Mario, Nicolò, insieme al quale stabilì il protocollo di produzione, riducendo l’erbaceo cabernet franc al 15% e contenendo le rese, eliminando tutti i vigneti estranei e stabilendo i tempi di affinamento. Il Ribot dei vini italiani era finalmente pronto ad affrontare ogni competizione, vincendole.

Indirizzo

Tenuta San Guido

Loc. Le Capanne n. 27 – 57022 Bolgheri (li)

Tel. +39 – 0565 – 762003 / 762026

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