SALON, lo champagne straordinario prodotto solo 30 volte in un secolo

Un vitigno, un cru, un'annata. La sintesi di un vino straordinario prodotto poco più più di 30 volte in un secolo

0
6714
champagne salon
La Storia

La S di Salon, lo Champagne degli anni folli. Un solo vitigno, un grande vitigno, lo Chardonnay. Un solo cru, un grand cru: Mesnil sur Oger. Un solo millesimo, solo se è un grande millesimo. E tutto ciò per circa 3 annate ogni dieci a partire dagli anni folli che hanno contraddistinto un momento storico dove le esagerazioni, l’edonismo, il gusto capriccioso dei ricchi dell’epoca non ha saputo fare a meno di cercare la sublimazione del vino che più di ogni altro sottolinea i momenti di festa, di gioia, di trasgressione, di ricerca di felicità: lo Champagne.

Lo spirito della piccola maison de Champagne Salon resta inalterato dall’epoca della sua creazione, avvenuta nel 1911 grazie all’immaginazione visionaria di un ricco pellicciaio, Eugéne Aimé Salon. All’epoca, questa micro-produzione era destinata esclusivamente al consumo interno alla famiglia proprietaria ed a un ristretto giro di loro amici, ben felici di poter finalmente bere un grande Champagne, tenuto conto che la qualità media dell’epoca era considerata poco interessante. Da qui la scelta delle migliori parcelle disponibili sui terreni di Mesnil sur Oger, il regno dei Blanc de Blancs, e l’inizio di una produzione di un grande Blanc de Blancs, uno dei primi in assoluto.

Dal 1920 si passò alla commercializzazione destinata al pubblico, e quindi fu creato anche il marchio, tra i più elitari di quell’epoca, ma tutto sommato anche oggi il prestigio, la classe, l’esclusività di Salon è rimasta intatta. Forse perché non è proprio di tutti i giorni concedersi il lusso di bersi un vino che dalla sua nascita ha avuto solo una trentina di millesimi messi in vendita. Vini venduti ovviamente a caro prezzo, anche se in questo caso sarebbe meglio definirli costosi e non cari, ma comunque sia, diventando uno di quei vini di cui se ne parla tanto ma se ne beve poco.

Anche per quel che mi riguarda, l’ultimo provato è stato un fenomenale 1990, prima del durissimo 2002, che non ha nulla di meno del suo grande rivale nato molto più in là con gli anni in casa Krug. Forse, volendo tentare di far la punta alla matita si può tentare di definire meglio i tratti relativi alla finezza e alla verticalità infinita di Clos de Mesnil, mentre Salon forse potrebbe apparire più ricco ed intenso, ma qui stiamo veramente andando a cercare il classico pelo nell’uovo, perché stiamo parlando del livello più alto possibile di un purissimo Blanc de Blancs sui terreni vocatissimi (grand cru ovviamente) di Le Mesnil sur Oger, il grand cru più prestigioso della Cote de Blancs. Tenuto conto della rarità e della selezione scrupolosa delle annate da millesimare resta curioso il filotto di annate favorevoli ultime, 95-96-97, che dopo il lungo periodo di affinamento di cantina (una decina di anni) sono reperibili sul mercato a prezzi che oscilleranno tra i 500 e gli 800 euro.

Dal 1988 la Maison, che produce la piccola quantità di 60.000 bottiglie, è controllata -insieme a Delamotte – nel rispetto della tradizione e della qualità dal gruppo Laurent Perrier. Ultima informazione relativa alle uscite dei prossimi millesimi che si possono cominciare a bere: 1999, 2002, 2004, 2006, 2007 mentre quelli antecedenti sono stati questi: 1997, 1996, 1995, 1990, 1988, 1985, 1983 e 1982. Voilà, non resta altro che rintracciare un paio di bottiglie e verificare ancora una volta se il blasone, la fama, la storia, lo stile e la classe siano rimasti inalterati negli anni.

Non ho motivi di dubitarne, questo resta uno dei cento vini di questa vita, e se ne avanza, anche della prossima. Il centenario è arrivato da un bel po’, mi piacerebbe assaggiare un 1911, volendo, potendo e pagando, per bermi un sorso di storia. 1911, mentre l’Italia dichiarava guerra alla Turchia e contemporaneamente invadeva la Libia, mentre i tedeschi si presentavano ad Agadir con una nave da guerra compromettendo i rapporti con la Francia, mentre un imbianchino italiano rubava la Gioconda al Louvre, mentre tra i mille palazzi ed alberghi di lusso – appena nati ovunque- si inaugurava a Roma anche il Vittoriano nel cinquantesimo dell’Unità d’Italia, mentre si festeggiava il buon esito del primo bombardamento della storia dell’aviazione, mentre in una tiepida primavera si inaugurava il Titanic. Affondiamo in un Salon, cos’altro fare se non bersi la storia.