2002 l’annata migliore del nuovo millennio in Champagne vista attraverso le migliori etichette

Krug, Salon, Dom Perignon, Billecart Salmon, Pol Roger, Bollinger, Piper. La degustazione comparata

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Il Vino

Alla cieca, ma per gioco.

Scavando nella mente alla ricerca di un riferimento. Dopo tanti anni -è vero- non esistono più grandi vini ma solo grandi bottiglie. Ma relativizzando troppo si rischia di cadere nell’approssimazione, invece di certezze ne esistono. Annata 2002 in Champagne, le maison al top, l’annata considerata dagli esperti la migliore dopo il 1996, quella là, la bella incompiuta, scrutando nel bicchiere alla riscoperta di un qualche cosa che è comunque al di sopra di quasi tutto il resto. L’occhio, il naso, il palato. Esercizio di stile? Anche. Snobismo? Pure. Eleganza? Tanta. È l’annata al top, le etichette anche. Ora si tratta di scindere i pensieri e poi di riordinarli intorno a sette bicchieri, i magnifici sette. Mi dicono che la prossima che possa competere con questa sarà proprio la 2018. Non ho fretta, non ho preso impegni per i prossimi 15 anni.

hotel borducan

hotel borducan

Come i sette nani, rischiando sempre di dimenticarne uno, ma qui di dimenticabile non c’è nulla. Emozione, vibrazione, sensazione, non necessariamente cercando il migliore ma semplicemente esercitando il cervello a capire cosa oggi è perfetto e cosa lo sarà in futuro, o cosa lo è stato. L’unica situazione comune è l’annata, mentre il resto è soggettivo, rappresentando il savoir faire della maison, del “che cosa ha cercato” lo chef de cave, del che cosa ha ottenuto nel “qui è ora” dello stappo plurimo, contemporaneo in momento Liberty, all’interno di un momento Romantic Hotel, a Varese, Al Borducan, dove la sacralità del luogo si fonde con il momento stesso.

Billecart Salmon cuvée Nicolas François 2002

Billecart Salmon cuvée Nicolas François 2002. Leggera e briosa, sembra non importargli del resto e di chi gli sta intorno. È Liberty, è Belle Epoque. Uno svolazzo di penne e piume in abito corto. Paglierino molto chiaro, perlage più che esuberante, coinvolgente. Tre i miei descrittivi, mai di più, per non prendere in giro nessuno. Fiori di acacia, pietra focaia, bergamotto. In bocca parte ostico, ricco di un’acidità e di una sapidità che fa piangere la lingua, poi si dilegua, in un fruscio di seta.

Dom Perignon Moet & Chandon 2002

Dom Perignon Moet & Chandon 2002. Milioni di bottiglie. Encomiabile il gesto di renderle sempre simili, riconoscibili nello stile della maison. Lo Champagne icona che non mente mai a se stesso ne’ agli altri, ai milioni di clienti che adorano prendere per il collo -il più esile- una bottiglia che fa da sola la storia della Champagne. È fine, è buona, è dosata come sempre ma con qualche cosa in più che l’ex chef de cave ha saputo rispettare. Non rinneghiamo mai un Dom Perignon, appartiene alla parte della storia della nostra vita di bevitori.

Salon 2002

Salon 2002. Unico. La S di Salon, lo Champagne degli anni folli. Un solo vitigno, un grande vitigno, lo Chardonnay. Un solo cru, un grand cru: Mesnil sur Oger. Un solo millesimo, solo se è un grande millesimo. E tutto ciò per circa 3 annate ogni dieci a partire dagli anni folli che hanno contraddistinto un momento storico dove le esagerazioni, l’edonismo, il gusto capriccioso dei ricchi dell’epoca non ha saputo fare a meno di cercare la sublimazione del vino che più di ogni altro sottolinea i momenti di festa, di gioia, di trasgressione, di ricerca di felicità: lo Champagne. L’esclusività, la percezione della perfezione mai raggiunta. Sempre duro, perfino ostico, mai pronto da bere ma di gran carattere. Quando sarà il suo momento la nostra epoca sarà già finita.

Bollinger R.D.

Bollinger R.D. 2002. Brutta bestia l’alta aspettativa. Non mi aveva mai deluso. In realtà neppure stavolta. Si, ma. Ma perché non ho riferimenti sulla storia della singola bottiglia. È per questo motivo che credo non esistano grandi vini ma solo grandi bottiglie, e quindi questa è qui a dimostrare una teoria. Di colore e di perlage non mente, c’è in pieno, ma al naso vira su un vegetale che va in contraddizione con il fatto di essere stato recentemente sboccato. Sboccato lo è, virando sul vegetale di sottobosco. Sa di champignon, Champagne e champignon. Chiude su una buccia di limone che è un bacino, un arrivederci a presto, per essere diverso.

Piper Rare

Piper Rare 2002. Bottiglia dal look eccessivo. Da russi. Un po’ tamarro l’involucro, straordinariamente buono in contenuto. Lo vedi che se arrivi al momento giusto non è troppo tardi? Il paglierino è bello carico, il perlage finissimo, il naso è imponente. I descrittivi sono tre. Arancia amara (segno di nobiltà), miele di castagno e lilium. Perfino eccessivo, come il look che rasenta un passaggio in escort di alto bordo. Chiude in verde, elegantemente, mentre se ne va e tu pensi: resta ancora un po’.

Pol Roger

Pol Roger Sir Winston Churchill 2002. Yess Sir, lei avrebbe anche vinto la giornata, perché realmente elegantissimo, in grado di comunicare lo stesso vino -lo Champagne- in un modo distinto. Distinzione ed eleganza, che si riflettono nella profondità di questo paglierino carico ma soprattutto in un tono balsamico spiazzante. Cosa ci fa la menta e l’eucalipto qua dentro? tanto buono e originale da lasciarti basito. Tanta freschezza ed uno splendido retrogusto di aghi di pino.

Pol Roger Sir Winston Churchill 2002

Krug vintage 2002. La bestia prende forma. Il mostro si sta auto riproducendo. Non ti dà riferimenti, non ti dà modo di essere descritto. Si impone ancor prima di compiersi. Questo si prende alla cieca, riconoscibile tra mille. È Krug, è carattere, è uno stile di vita, è una maniera di vivere all’attico della vita. Non importa se oggi non si è fatto né capire né intuire. È Krug e basta. Date retta al guardiano, ogni volta che vi capita sottomano un Krug, stappatelo e smettete di pensare.