Christoph Ruck: il produttore che affina i vini con musica jazz e pop

Per Christoph Ruck è possibile cogliere le differenze tra un vino esposto alla musica jazz e un vino esposto alla musica pop. Verità o effetto placebo? Ecco cosa dice la scienza.

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La notizia

Le necessità tecniche per produrre un vino “musicale, come ama dire in gergo Christoph Ruck, responsabile della cantina del ristorante Römmerts Weinwelt di Volkach, in Baviera, sono di una semplicità disarmante. Basta prendere una cassa di vino, mettervi accanto uno o più altoparlanti, scegliere la musica adeguata e premere play. Il tempo (anche musicale) farà il suo corso e quindi non resta che attendere il risultato. Non è comunque una notizia da prima pagina.

Niklas Balbach

Già in passato maestri vignaioli avevano affermato che la musica giova e migliora l’invecchiamento dei vini. Ho sentito questa affermazione per la prima volta circa una decina di anni fa, pronunciata da Josko Gravner, i cui vini in anfora sarebbero oggetto di attenzioni musicali, soprattutto classiche. Poi è arrivato Sting a rilanciare l’ipotesi, naturalmente sottolineando che le note di accompagnamento erano quelle dei suoi dischi più famosi. Altre attestazioni della validità di un metodo di affinamento dei vini, che per il momento non ha solide basi scientifiche, sono arrivate di tanto tanto da qualche vignaiolo biodinamico. Voci più flebili e meno note dei due sopracitati, ma che rilanciano un’idea che comincia a fare breccia. Non è raro infatti trovare qualche produttore biologico installare impianti di musica in cantina, per lasciare che le bottiglie e le botti siano circonfuse da melodie classiche il giorno e la notte.

La notizia, però, che ha fatto il giro del mondo e che ha suscitato scalpore, è che sarebbe addirittura possibile tracciare delle differenze gustative tra un vino esposto in ambiente jazz e un vino trattato con musica pop. L’esperimento è stato condotto appunto da Christoph Ruck su un campione di circa 900 bottiglie di Müller-Thurgau, lasciate riposare in “uova” di cemento e immerse in sonorità jazz e pop, in grado di offrire sentori e aromi totalmente differenti. Il vino jazz per diversi mesi, 24 ore su 24, ha assorbito i ritmi dei pezzi musicali di Louis Armstrong. Le altre bottiglie sono state invece avvolte dalle note pop di Claudia Jung, cantante, attrice e politica tedesca, che tra l’altro ha visitato più volte la cantina del Römmert. Entrambi i vini sono di identica origine e fattura e sono stati conservati in recipienti identici. L’unica differenza che li connota è quella della scelta musicale. E all’assaggio mostrerebbero spiccate differenze. «Chiunque abbia la possibilità di gustare i vini scoprirà che si possono distinguere anche in una degustazione alla cieca. Il vino jazz è speziato e minerale, con un delicato profumo di frutta. Per noi è un vino più intellettuale. La variante pop invece è più gradevole e ha più beva e in questo caso i sentori di frutta predominano al naso e al palato», afferma Christoph Ruck.

Ma in proposito cosa dice la scienza? Quando un vino matura, il lievito fine fermenta e scompone le proteine ancora presenti nel liquido. Contemporaneamente si depositano i sali dell’acido tartarico. L’esposizione alle onde sonore potrebbe, come molti cercano di spiegare, mantenere il vino in costante movimento e quindi influenzare la velocità di sedimentazione della materia sospesa. Le differenti onde sonore darebbero quindi vita a sedimentazioni e stratificazioni ugualmente differenti, per un risultato finale sorprendente.

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Altri invece più semplicemente dicono che la differenza che si assapora tra vini esposti a musiche diverse è data solo dalle aspettative che si hanno sul prodotto: insomma sarebbe il frutto di un effetto placebo. Per il momento non è dato dirimere la questione per mancanza di prove fattuali; resta comunque il dato incontrovertibile che il vino sia un liquido in continua evoluzione e, come suggeriscono molti, vivo a livello micro-organico. Probabilmente, su quel mondo invisibile ad occhio nudo, ma non per questo meno presente, le onde sonore ad intervalli certi delle note musicali producono stimoli in grado di modificarne le strutture complesse in profondità, con risultati sorprendenti.

Fonte: rollingpin.at

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Crediti Christoph Ruck Winery