Una delle cantine più antiche d’Italia che ha scritto la storia della viticoltura toscana: Fattoria dei Barbi e il Rosso di Montalcino 2019

Stefano Cinelli Colombini è oggi al timone di un’azienda che ha rivoluzionato il panorama vinicolo di Montalcino portando al successo il Brunello di qualità. Ma il Rosso da Sangiovese in purezza non è da meno, anzi: dopo qualche anno di invecchiamento sorprende il palato con note balsamiche di straordinaria freschezza.

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Fattoria dei Barbi

Se mai vi venisse in mente di scovare un personaggio emblematico per il concetto di eclettismo nella sua accezione più felice, non avrete altro da fare che puntare sulla Fattoria dei Barbi per andare a conoscere Stefano Cinelli Colombini.

Classe 1956, Amministratore delegato dell’azienda, una laurea in legge e una passione smodata per la storia e la musica, nel 1981 lascia quella che avrebbe potuto diventare un’interessante carriera accademica per dedicarsi alle tenute di una famiglia senese, le cui origini risalgono al XIII secolo e le cui proprietà a Montalcino al 1350. 325 ettari di cui più di 86 vitati e poi oliveti, campi a seminativo e boschi. Ha davvero tanto da raccontare, questo imprenditore, inclusa l’antica storia delle origini del Brunello.

Da Montalcino, infatti, passa quella che era stata la via Francigena (poi divenuta Cassia) che “portava dal nord fino a Roma. È stata di gran lunga la strada più transitata d’Italia, con milioni di passaggi. Così l’economia di Montalcino nei secoli aveva assunto una dimensione importante; da qui, infatti, passavano clienti un po’ particolari, dato che la via portava alla capitale della cristianità”.

“Ci passava chi si doveva far eleggere papa, gli imperatori che dal papa si dovevano far incoronare e ancora ambasciatori, banchieri, una quantità enorme di artisti. Praticamente chi contava nell’Europa medievale e rinascimentale per andare a Roma transitava da Montalcino: e ogni volta che accadeva questa gente consumava”.

“Si inizia a parlare di Brunello verso la metà del ‘500, quando viene citato come il vino per i ricchi, perché un conto era quello per le persone normali, un altro invece quello da offrire a regnanti, principi e cardinali: non si poteva dar loro un vinaccio, serviva qualcosa di particolare. E così in quest’area nasce la coltura della vite che addirittura fino alla fillossera è stata più estesa della dimensione attuale di 4600 ettari, raggiungendo una punta di 5800 a inizio ‘800.

Si deve al nonno di Stefano, Giovanni, la rivoluzione nel mondo del vino di qualità rappresentata dal Brunello di Montalcino. Fu lui a inventarsi nel 1934 la prima enoteca d’Italia con prodotti esclusivamente territoriali e nel 1949 ad aprire per primo al pubblico la Fattoria dei Barbi, creando le basi per l’enoturismo ante litteram.

Già prima della guerra lui aveva pensato che la vendita diretta del vino fosse fondamentale. Da podestà di Montalcino restaurò gran parte dei monumenti cittadini e tra questi la fortezza che era in stato di totale abbandono. Così, una volta risistemata, essa divenne la sede espositiva di tutti i prodotti agroalimentari trasformati ed etichettati qui.”

La cantina, racconta ancora Stefano, nasce da un’esigenza di spazio, “non quindi da un progetto ma da due secoli – perché qui era casa nostra del 1790 – di utilizzo finalizzato a produrre vino di qualità in quantità.” Di fatto è ancora il nonno compiere una piccola rivoluzione, perché la produzione di Brunello aumenta: “Fare vino era però un problema relativo, perché la questione cruciale era venderlo, così al nonno venne un’altra idea”.

“All’inizio degli anni ’60 i rappresentanti avevano una commissione sulle vendite tra il 2 e il 3%. Giovanni si disse: ho il vino più caro d’Italia, alzo il prezzo e do loro il 15%. Così successe il finimondo, per anni Ambrogio Folonari non gli parlò, i Cecchi pure e tutti gli industriali del vino erano delle belve. Però in questo modo il nonno riuscì a reclutare i migliori agenti d’Italia, in poco tempo creò il mercato e si trascinò dietro tutti i produttori della zona, perché qui a Montalcino si è sempre collaborato e il Brunello fu il primo grande vino presente su tutti i mercati.”

Così come Giovanni fu un pioniere, il cugino Tancredi Biondi Santi è stato il primo grande enologo: “avevano due funzioni diverse, Tancredi faceva 5/10 mila bottiglie, mio nonno pensava all’espansione commerciale, ma entrambe sono state strade che hanno portato avanti questo nostro grande vino”. Se il nonno Giovanni è stato un pioniere lo stesso si può dire del bisnonno Pio, medico del Re d’Italia che ebbe il merito di portare il Brunello alla sua tavola e che nel 1870 realizzò l’etichetta del Vin Santo che viene utilizzata ancora oggi.

A proposito di etichette, i primi documenti di vendita di vino della famiglia di Stefano Cinelli Colombini risalgono alla fine del 1500, mentre la prima esportazione in Francia al 1817. La prima etichetta di Brunello di Fattoria dei Barbi è del 1892 “ma la più antica è quella di Padelletti, sempre della mia famiglia dalla parte della bisnonna, nel 1820/40”.

Non bisogna poi dimenticare, in una storia così ricca, il contributo della mamma di Stefano, Francesca, nota come “La Signora del Brunello” che prende le redini dell’azienda nel 1976 alla morte del padre e nel 1981 istituisce il premio letterario e giornalistico Barbi Colombini, per valorizzare il patrimonio culturale del territorio di Montalcino.

Rosso di Montalcino

Si è parlato e si parla tanto di Brunello, ma vale la pena qui citare un assaggio notevole come quello del Rosso di Montalcino, un Sangiovese in purezza che arriva dalle vigne più giovani e del Brunello non è il fratello minore ma un vino con una personalità a sé.

È il Sangiovese della collina che esprime il suo lato più fresco, di balsamica succulenza, con un frutto rosso più scattante e con una struttura anch’essa ben presente. Rimane dai quattro ai sei mesi in botti grandi di rovere di Slavonia e poi viene travasato in vasche di acciaio inox a temperatura controllata prima dell’imbottigliamento.

Va in commercio un anno dopo la vendemmia e ha un’ottima capacità di invecchiamento, sebbene la sua sia un’evoluzione che mantiene intatte le caratteristiche come l’aspetto balsamico con note quasi mentolate e i tocchi di eucalipto e rosa selvatica. Non è un Brunello, ma ne vale altrettanto la pena.

Foto: Crediti Fattoria dei Barbi

Indirizzo

Fattoria dei Barbi

Località Podernovi, 170 | Strada Consorziale dei Barbi -53024 Montalcino (SI)

Tel. +39 0577 841111

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