Il più bevuto al mondo: Negroni cocktail, storia, segreti e ricetta di un best seller della mixology mondiale

Se il Negroni domina tutt’ora la classifica dei cocktail più bevuti al mondo (secondo solo all’Old Fashioned), un motivo ci sarà. Ecco due ricette d’autore per prepararlo come i mixologist professionisti.

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La Storia

Sapevate che uno dei più famosi cocktail al mondo, il Negroni, è nato a Firenze? Non si tratta di leggende ma di storia reale vissuta, oltre che bevuta: venne inventato per mano e gusto dell’omonimo conte che, negli anni Venti, era solito far aggiungere una dose di gin al già esistente Americano, creando così quello che sarebbe poi diventato l’iconico drink rosso. Addirittura, una targa affissa sulle pareti dell’ex Caffè Casoni, in pieno centro cittadino, ne conserva il ricordo, come a volerlo sottolineare visto e considerato che molti bevitori, e sciaguratamente anche tanti fiorentini, trascurano il fatto.

Crediti Sebastian Coman (Unsplash)

Ma Firenze a parte, oggi a cento anni compiuti, si può dire che il Negroni non abbia più una capitale di riconoscimento; è infatti il secondo cocktail più bevuto al mondo (dopo l’Old Fashioned), ordinato e preparato ovunque, presenzia i banconi dei bar di ogni angolo del pianeta e viene realizzato quasi sempre allo stesso modo. A renderlo ancor più invogliante e attuale ci pensano i valorosi bartender che con le loro diverse varianti fatte di estro e tecnica, ne danno un’identità salda ma versatile e dal racconto continuo.

Il Cocktail

Correva l’anno 2019, data del Centenario del Negroni, e nel cocktail bar del Four Seasons Hotel Firenze, l’Atrium, si è deciso di celebrare la capitale della cultura toscana facendo incontrare il cocktail per eccellenza con l’emblema della tradizione gastronomica cittadina, sua maestà il lampredotto. Bagnato, salsa verde, piccante, sale e pepe. “Come tu lo voi i’ panino?”, chiede il mastro lampredottaio, “Completo!”, risponderà il cliente. Ed ecco il Negroni Completo con un affondo di Leonia Frescobaldi che rende armoniosi gli equilibri” enuncia narrante uno dei più apprezzati barman in circolazione, Edoardo Sandri.

Crediti: Four Seasons Hotel Florence
Crediti: Four Seasons Hotel Florence
Crediti: Four Seasons Hotel Florence

La tecnica scelta è shake and strain, procuratevi un bicchiere in marmo per l’on the rocks e delle gocce di prezzemolo e peperoncino, oltre ad un mini-panino con lampredotto, come garnish.

La ricetta del Negroni di Edoardo Sandri

Ingredienti

5 cl di Roku Dry Gin

2 cl di Etna Bitter

2 cl di Martini Riserva Speciale Ambrato Vermouth

1 cl di consomme’ di lampredotto chiarificato

1.5 cl di salsa di prezzemolo acidificata

1.5 cl di sciroppo di peperoncino

0.5 cl di soluzione salina

2 cl di Leonia Brut Pomino Doc 2015 Frescobaldi

Essenza di pepe nero

Ma come detto il Negroni è tra i drink più internazionali che ci siano, e tra le capitali della cultura del bere non si può non fare tappa a Londra. Ad accogliervi è Ivan Orsini, senior bartender al il City Social, ristorante e cocktail bar illuminato da una stella Michelin.

Il Negroni si conferma come uno dei best seller a livello mondiale, i suoi main focuses”, spiega, “restano la diminuzione del gap tra cucina e miscelazione ed un ritorno al bere volumi ridotti, cioè porzioni più contenute rispetto all’era moderna (fortunatamente il vento sta cambiando) e quindi bicchieri più piccoli, come era usanza nei primi del ‘900 e ancor prima”, dice.

Crediti: City Social

La sua versione è lo Spring, ispirato al dipinto di Sandro Botticelli e al legame tra Caterina de’ Medici ed il famoso elixir che prende forma nella ricetta.

La ricetta del Negroni di Ivan Orsini

Ingredienti

Bitter Campari

Cottura sottovuoto di Alkermes Santa Maria Novella e pesche percoche

Sugar-based country wine di fragole homemade

Seedlip Grove 42

Procedimento

Mescolare e filtrare il liquido raffreddato e diluito in un savage pony glass precedentemente tenuto in freezer. Una spruzzata di profumo alla menta ne conclude la realizzazione.

E poteva mancare la Milano da bere? La sua onorevole piazza e l’immagine nel Negroni sono rappresentate dall’head bartender di Camparino, Tommaso Cecca, nella Galleria Vittorio Emanuele II. A lui che si trova ad incontrare le migliaia di avventori che qui giungono ogni giorno chiediamo qual è l’essenza più pura del Negroni: tre parti uguali di vermouth rosso, gin e bitter Campari.

Crediti: Camparino

La composizione dev’essere di egual quantità (25 ml utilizzando un jigger), nella maggior parte delle volte il Negroni viene preparato direttamente nel bicchiere tumbler basso e si decora con una fettina d’arancia. Per quanto semplice sembri, ricordiamoci che gli ingredienti utilizzati sono molto ricchi nella loro composizione e quindi devono essere amalgamati alla perfezione per avere un risultato ottimale”, afferma Cecca.

Crediti: Camparino

E il valore aggiunto nel visitare questo luogo che ha fatto la storia, luogo per antonomasia dell’aperitivo italiano nato nel lontano 1915 come “fratello minore” del Caffè Campari, è la possibilità di immergersi nella sua galleria. Un museo che espone le opere di artisti come Leonetto Cappiello, Fortunato Depero, Guido Crepax, Bruno Munari, dove prendere parte ad Arte e Mixologia: le visite guidate a due voci condotte da uno storico dell’arte di Galleria Campari e un bartender con dimostrazione finale di preparazione del cocktail Negroni onorando il sacro aperitivo all’aperto.

Foto di copertina: Unsplash (crediti Edward Howell)