Addio a una leggenda, è morto Steven Spurrier: ha cambiato per sempre la geopolitica del vino con una degustazione alla cieca nel 1976

Se ne va a 79 anni Steven Spurrier, critico britannico passato alla storia per la visionaria degustazione alla cieca tenuta nel 1976, il Judgement of Paris, che ha cambiato le sorti del settore.

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La Notizia

Poche personalità, nel mondo del vino, vantavano l’autorevolezza di Steven Spurrier, critico britannico che Decanter ha definito “the great man of wine” e uomo dell’anno nel 2017, vincitore di un fitto palmarès, comprendente fra gli altri Le Prix du Champagne Lanson e il titolo di Personalité de l’Année per i servizi resi al mondo del vino francese. Se ne è andato lo scorso 9 marzo, appena passata la mezzanotte, nella sua casa di Dorset, Inghilterra, lasciando la moglie Annabella e due figli, Christian e Kate.

La sua fama planetaria è in gran parte dovuta alla degustazione alla cieca tenuta il 24 maggio 1976 e conosciuta come “judgement of Paris”, durante la quale i massimi blasoni bordolesi furono messi a confronto con i migliori cabernet sauvignon californiani. Per un esito che lasciò interdetto l’intero ambiente del vino, sancendo il riscatto del nuovo mondo, liberato da ogni complesso di inferiorità. L’intenzione iniziale di Spurrier era quella di presentare i migliori prodotti della Napa Valley, ancora sconosciuti in Francia, ai critici più eminenti del paese; nell’imminenza tuttavia non aveva resistito alla tentazione di inserire rinomate bottiglie bordolesi e borgognone. A vincere furono le prime, da Château Montelena a Stag’s Leap Wine Cellars. Il borsino del vino era sconvolto per sempre. Seguirono sommovimenti geopolitici, con robusti investimenti da parte di figure come Philippe de Rothschild e Joseph Drouhin oltreoceano. Nel 2008 se ne trasse perfino una pellicola, intitolata Bottle Shock, dove a vestire i panni del dandy Spurrier era Alan Rickman. 

La vocazione era stata precocissima, risalente addirittura all’assaggio di un Porto Cockburn a soli 13 anni. Poi l’ascesa nel settore, iniziata da Christopher and Company, la più antica enoteca londinese, nelle vesti di apprendista per la paga di 10 sterline a settimana. Era il 1964, anno dell’incontro con la moglie Annabella. Quindi nel 1971 la fondazione del suo negozio, Le Caves de la Madeleine a Parigi, presto diventato un punto di riferimento per la comunità britannica e per i cultori delle denominazioni minori; e sempre in Francia l’inaugurazione della prima scuola di vino aperta al pubblico, L’Académie du Vin, dove fu a lungo docente, apprezzato tanto per la solida preparazione quanto per lo humour tipicamente inglese. Nel 1988 era così diventato consulente e direttore di The Christie’s Wine Course. Non senza togliersi lo sfizio di produrre il proprio vino con la moglie nella Bride Valley, a Dorset, presso la fattoria di famiglia, quale primo millesimo il 2014. Ma va anche ricordato per avere fondato insieme a Simon McMurtrie la Académie du Vin Library, dove ha pubblicato articoli e libri di argomento storico e contemporaneo.

Una carriera trionfale, nella quale la degustazione epocale del 1976 non rappresentò certo un caso: al centro degli interessi di Spurrier furono sempre le regioni emergenti o semplicemente promettenti. Nessun pregiudizio poteva reggere al suo amore sincero per il grande vino, ovunque esso fosse prodotto.