Le frodi del vino più scandalose del mondo dall’antica Roma ad oggi.

Dall’antica Roma ai giorni nostri, passando per il Medioevo e i primi anni del novecento: breve resoconto degli scandali dell’ambito vinicolo.

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La Notizia

Quanto può durare l’effetto di una menzogna? Dipende dal tipo di bugia, dal contesto, dal protagonista dell’inganno, ma è chiaro che la storia dell’uomo sia piena di storie più o meno romanzate, al punto che l’attitudine a ricorrere al falso ha addirittura dato, in passato, origine ad un genere letterario definito “picaresco”. Ma perché ricorrere alla menzogna? La natura economica delle società che ci governano spesso induce a mentire con l’obiettivo di frodare qualcuno o qualcosa per ricavarne un guadagnano, e anche il mondo del vino è stato sovente caratterizzato da comportamenti poco edificanti che hanno dato vita a varie frodi, alcune antiche come la storia dell’uomo a leggere la testimonianza di Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), autore del trattato Naturalis Historia, nel quale tra le altre cose si lamentava di alcuni inganni legati al vino.

Plinio Il Vecchio

Facendo un passo in avanti sino al Medioevo, ci imbattiamo in una legge in vigore a quel tempo in Inghilterra che vietava ai proprietari delle taverne di conservare nello stesso luogo i vini francesi, spagnoli e tedeschi per non far nascere la tentazione di miscelarli “involontariamente” commettendo una frode al momento della vendita degli stessi. La necessità di tutelare alcuni vini è successivamente nata con l’introduzione delle muffe e della filossera dalle Americhe, con effetti devastanti sui vigneti europei. Con l’ulteriore aggravante della crisi determinata dalle due guerre mondiali e l’aumento delle frodi, a cavallo tra i conflitti, ed esattamente nel 1930, furono create in Francia alcune denominazioni certificate per proteggere l’utilizzo del nome di alcuni tra le più prestigiose regioni quali la Borgogna. Poco dopo, nel 1932, in Spagna fu creato lo Statuto del vino, che divenne poi legge nel 1933, e permise di preservare quanto avveniva nelle regioni Rioja, Jerez, Málaga, Tarragona, Priorat, Alella, Alicante, Valencia, Cariñena, Rueda, Manzanilla e Valdepeñas.

Proprio quest’ultima regione è assurta ultimamente agli onori della cronaca poiché sembra che i vini venduti con la dicitura Crianza, Reserva e Gran Reserva, non avrebbero in realtà trascorso il necessario periodo di tempo richiesta dal disciplinare nelle botti. Un caso che ha fatto scalpore e che è divenuto di competenza del Tribunale Nazionale: la validità delle procedure seguite per la produzione di un determinato vino è sancita da un Ente di certificazione, che verifica la conformità alle disposizioni delle specifiche da parte degli operatori che commercializzano vini con DOP Valdepeñas (le cantine) e, nel caso, rilasciano il corrispondente certificato che conferisce loro il diritto di utilizzare la menzione tradizionale Denominazione di Origine Valdepeñas.

Facendo un passo all’indietro nel tempo, si può menzionare quanto accadde nel 1985: i viticoltori austriaci vendettero in Germania i loro vini “migliorati” aggiungendo additivi non consentiti, che rendevano i prodotti più dolci ma al tempo stesso, essendo tossici, causavano un’insufficienza renale irreversibile. Una volta scoperta la frode, ai viticoltori furono necessari ben 15 anni per poter riacquisire la loro credibilità.

Il caso più emblematico in Italia, considerato anche il più grande scandalo del mondo del vino italiano è quello del metanolo avvenuto nel marzo 1986. Provocò 23 vittime con decine di persone con lesioni gravissime (perdita della vista) a causa delle intossicazioni causate dalla pratica di aumentare la gradazione alcolica del vino con il metanolo o alcool metilico, un alcool naturale che è notevolmente tossico. Il più recente è quello accaduto nell’Oltrepò Pavese che ha portato all’arresto di 5 persone a causa di falso vino Doc e Igt. L’accusa è di aver spacciato vini di qualità inferiore come prodotti Doc e Igt. Questi vini erano stati realizzati usando uve non certificate come biologiche o anche addizionate con anidride carbonica e aromi. Il caso ha interessato più regioni.

Gli scandali non risparmiano neanche la Francia: Georges Dubouef e il suo Beaujolais che nel 2004 a causa di una vendemmia deludente utilizzò anche altre uve meno nobili per produrre il suo vino. Oppure molte delle uve utilizzate per gli uvaggi classici dei vini Bordeaux erano state importate dalle ex-colonie nordafricane. Non è stata risparmiata neanche la Borgogna che tra il 2005 ed il 2009, secondo gli inquirenti, ha messo in commercio ben 500.000 bottiglie allungate con vini di altre denominazioni meno pregiate, ed un altro 1.100.000 avevano l’etichetta sbagliata.

Se i produttori si sono comportati male, i commercianti non sono stati da meno: interessante il caso di Hardy Rodenstock che, dagli anni ’70, avrebbe inondato i mercati e i circoli di vino più esclusivi con prodotti contraffatti. Rodenstock si vantava delle sue collezioni di vini del 18° e 19° secolo e nessuno, in un primo momento, ebbe dubbi al riguardo poiché era un milionario e produttore musicale.

Successivamente si è scoperto che con l’utilizzo di bottiglie usate, vecchie stampanti e carta di un certo tipo, riusciva a ricreare etichette “credibili”, utilizzando vini di grande qualità e di ottime annate che riuscivano a confondere anche i palati più esperti. Rodenstock è morto nel 2018 senza subire alcuna condanna, a differenza del suo “successore” Rudy Kurniawan che per anni ha messo all’asta bottiglie contraffatte e che è stato successivamente condannato a 10 anni di prigione e a risarcire un importo complessivo di 20 milioni di dollari. Attualmente, per combattere questa tipologia di frode le cantine più prestigiose impiantano piccoli chip che consentono di seguire la tracciabilità della bottiglia.