Romanée Conti del 1924 a 30.000 dollari: ma l’etichetta è scritta a mano con penna verde

Si possono pagare quasi 30.000 dollari per una bottiglia con il sospetto che questa non sia autentica?

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La Notizia

Quando si parla di bottiglie di vino preziose, quali elementi possono far pensare ad una possibile contraffazione? Un’etichetta scritta a mano, con penna verde, può sicuramente essere un buon indizio. Soprattutto se parliamo di Romanée Conti, di una annata rara, e di un prezzo d’asta che può superare i 28.000 dollari. È quanto accaduto pochi giorni fa presso la sede asiatica di Acker Merrall & Condit con sede ad Hong Kong e con una bottiglia di vino rosso sulla cui etichetta era riportata la seguente dicitura, scritta con una penna verde su di una etichetta bianca autoadesiva: “Romanée Conti 1924”.

Per chi non conoscesse la prestigiosa realtà vinicola della Borgogna, può essere interessante sapere che nel 2018, una Romanée-Conti del 1945 stabilì il record mondiale per la bottiglia di vino più costosa, dopo esser stata battuta all’asta per 558.000 dollari. I dubbi relativi alla bottiglia del 1924 sono sorti sul forum del vino WineBerserkers.com, grazie a Don Cornwell (un avvocato di Los Angeles) che ha messo in evidenza alcune anomalie: l’etichetta non convenzionale in primis, ma anche la capsula di cera non originale, il collo della bottiglia estremamente rugoso e di forma irregolare, elementi che fanno pensare che quella non sia una bottiglia realmente utilizzata all’epoca in cantina.

In seguito a queste osservazioni Acker Merrall & Condit ha deciso di rimuovere la bottiglia dall’asta, tuttavia il presidente John Kapon ha voluto sottolineare con una dichiarazione la ferma convinzione che il vino sia effettivamente un Romanée-Conti 1924: “La bottiglia è stata acquistata da un nostro collaboratore ad un’asta di Zachys nel settembre del 2012, e proveniva dalla cantina di Aziz Khan, un collezionista estremamente importante e famoso. È stato inoltre verificato che tale bottiglia sia stata originariamente importata negli Stati Uniti molti anni addietro da Collectors’ Cellar (società di Bipin Desai, figura leggendaria nel mondo del vino pregiato). Abbiamo però scelto, per prudenza, di ritirare tale bottiglia dall’asta in programma”.

Geoffrey Troy, presidente del New York Wine Warehouse, ha dichiarato che bottiglie di questo tipo possono essere messe all’asta, ma che in casi come questo la casa d’aste dovrebbe comunicare con estrema trasparenza la situazione relativa alla particolare etichetta. Interessante l’intervento della redazione di Wine-Searcher, che ha ricordato come in passato Acker Merrall & Condit fosse stata associata alla figura di Rudy Kurniawan, famigerato truffatore del mondo del vino, e che quindi dovrebbe mettere in campo una serie di protocolli per proteggere gli acquirenti dal possibile acquisto di bottiglie contraffatte.