Exploit italiano: Roma è la città dove si beve meglio, 2 locali entrano nei 50 Best Bars 2019

La Capitale è la migliore città del bere miscelato, secondo The World’s 50 Best Bars che premia ben tre locali romani, mentre sono due le nomination per i cocktail bar di Milano.

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Foto Alberto Blasetti
L'Evento

Roma batte Milano 3 a 2 nella sfida mixology. Nel corso della presentazione della nuova World’s 50 Best Bars, avvenuta ieri mattina a Londra, di fronte ad un parterre di grandi nomi della cocktellerie mondiale, di famosi giornalisti e di addetti ai lavori, è emerso che la Capitale è in forte crescita sul fronte del bere miscelato. Le due città italiane più glamour in fatto di cocktail bar avevano già battagliato nel 2018 con i cugini meneghini in netto vantaggio, grazie al piazzamento di due best bar nella lista dei 100 migliori al mondo contro uno solo romano. Tutto è stato rovesciato in questo pazzo 2019. La Capitale non solo ha recuperato il gap, ma addirittura ha ribaltato il risultato, piazzando tre locali con due new entry di tutto rispetto nella lista dei 100, aggiudicandosi per l’anno in corso la palma di migliore città italiana del bere miscelato.

Il mio è naturalmente un gioco, messo in forma di sfida e lievemente drammatizzato, solo per dire che in Italia il livello dei cocktail bar è cresciuto molto. Se si considera infatti la lista più ristretta dei 50 migliori bar, Roma e Milano sono in perfetta parità. Questo perché al momento sono le due maggiori realtà del mondo del cocktail. Il movimento però si sta diffondendo e non si possono dimenticare realtà come Firenze, Venezia e le altre città della Penisola. Soprattutto nelle aree a forte vocazione turistica, con catene alberghiere internazionali, o in piccoli paesini dove la moda dello speakeasy, ossia del cocktail bar nascosto, a cui si può accedere solo tramite una parola d’ordine o perché introdotto da una persona fidata, ha fatto breccia, insieme al piacere di un drink curato nei particolari. I locali italiani inseriti nella nuova lista sono: 1930, Jerry Thomas Speakeasy, Baccano, Drink Kong e Nottingham Forest (in rigoroso ordine di arrivo). É merito di tutti loro se anche l’Italia fa parte delle rotte internazionali del bere miscelato e se per il 2020 queste sono addirittura aumentate.

1930 (passa dalla 80° alla 44° posizione)

Lo speakeasy del Mag Cafè di via di Porta Ticinese 43, fa parte di un gruppo di locali che annovera anche Backdoor 43, Iter Milano e Barba, gestito da un gruppo di sette soci, cui fa capo anche la liabel Farmily Spirits e un catering. I due fondatori sono Flavio Angiolillo e Marco Russo, a cui nel tempo si sono aggiunti nuovi soci: Francesco Bonazzi, Loris Melis, Carlo Felice Dall’Asta, Nicola Scarnera e Benjamin Fabio Cavagna, che si occupa di 1930 con Marco Russo. Sono tutti giovani bartender che hanno segnato la mixology milanese, promuovendo una sperimentazione controllata dei nuovi drink. Il loro impegno è quello di tenere aggiornato su alti livelli qualitativi il bere miscelato. Cosa che richiede attenzione, studio e tempo, per dare corpo all’ispirazione e cercare le materie prime e per le miscelazioni giuste. Avendo un laboratorio di sperimentazione, il gruppo ha fissato dei parametri abbastanza rigidi sulla composizione e presentazione di cocktail per cui lo studio delle nuove drink list diventa un lavoro arduo ma suggestivo. 1930 però non accantona il lavoro sui cocktail classici e l’attenzione nei confronti del cliente, anche per far comprendere quanto valore ci sia dietro ogni miscelato.

«Essere stati selezionati in questa lista dei 50 migliori cocktail bar del mondo è molto importante per noi, perché è il segno che la nostra idea di mixology è apprezzata non solo dagli ospiti che ogni giorno serviamo al bancone, ma anche da un panorama internazionale di turisti e da gente del settore – dice Benjamin Fabio Cavagna -. Come tutti i bartender ho iniziato per divertimento e per togliermi qualche sfizio. Mentre studiavo filosofia all’università mi sono avvicinato ai distillati per passione, soprattutto al mondo dello scotch whisky. Ho iniziato il mio percorso nel bresciano circa 9 anni fa. Poi nel 2013 insieme a Flavio e Marco è nata la voglia di rimettermi in gioco e di entrare in questo progetto con 1930».

Foto Alberto Blasetti

Jerry Thomas Speakeasy (passa dalla 52° alla 50° posizione)

Il Jerry Thomas Speakeasy, punta di diamante della mixology capitolina, ha avviato la cocktail revolution romana ed è stato il primo “Secret Bar” Italiano. Situato in Vicolo Cellini 30, è oggi un punto di riferimento non solo per Roma ma per tutta l’Italia, frequentato anche dal jet set internazionale. È tornato dopo un solo anno di purgatorio nella lista dei 50 migliori bar del mondo, un traguardo importante che corona un percorso iniziato nel 2010 da un gruppo di quattro bartender: Leonardo Leuci, Roberto Artusio, Antonio Parlapiano e Alessandro Procoli. Il Jerry Thomas Speakeasy è nato dall’idea di riportare alla luce uno stile di miscelazione dimenticato, ottenendo grandi traguardi grazie all’impegno, ai viaggi, alla ricerca, allo studio, agli scambi culturali, ai seminari e a tanta determinazione. Nel 2013, dopo una lunga e minuziosa ricerca storica e tecnica, ha visto la luce il “Vermouth del Professore”, primo di una serie di prodotti ideati in collaborazione con le “Distillerie Quaglia”.

«Ci risiamo! Dopo una pausa di un anno, siamo rientrati nella classifica dei 50 Best Bar per la sesta volta. Il 52° posto era comunque una posizione rispettabilissima – afferma Alessandro Procoli -. La consapevolezza di essere ancora dopo tanti anni tra le eccellenze nel mondo è per noi il motore per fare sempre meglio e rispettare la fiducia che l’industry e i clienti continuano a darci. Siamo felicissimi e pronti ad affrontare il nuovo anno, consapevoli del fatto che altri due locali italiani sono appena entrati nella classifica dei top 100 bar al mondo. Questo vuol dire che finalmente l’Italia inizia ad avere un peso specifico importante nel mondo del bere miscelato e questo, posizioni e classifiche a parte, è sempre stato il nostro obbiettivo primario».

Foto Alberto Blasetti

Baccano (new entry in 70° Posizione)

L’ingresso del cocktail bar diretto da Mario Farulla nella lista dei 100 migliori bar del mondo stupisce, e Reporter Gourmet lo ha già detto in un pezzo di qualche giorno fa, perché non è solo un cocktail bar – come tutti gli altri locali della lista -, ma anche e soprattutto un ristorante, situato a 20 metri da Fontana di Trevi, in via delle Muratte 23, uno dei luoghi più visitati e suggestivi al mondo. Essere frequentati tutti i giorni da centinaia di turisti che non solo vogliono mangiare, ma spesso fare anche colazione al banco, a colpi di caffè, cappuccino e cornetto, poteva giocare a sfavore. Così non è stato! Grazie ad una cura estrema e quasi maniacale nell’accoglienza, ad una politica dei prezzi in linea con quelli della Capitale, alla capacità di fare rete internazionale con eventi che hanno coinvolto i migliori bartender mondiali, Baccano si è riservato un’attenzione speciale tra gli operatori del settore. La 70° posizione arriva dopo due anni e mezzo di lavoro per creare la giusta atmosfera e un’esperienza indimenticabile che possa richiamare il pubblico romano e internazionale del bere miscelato.

«Quello che ho voluto aggiungere ad un locale già bello di suo e con un ottimo livello di miscelazione è stato un senso di leggerezza. Il drink non è il centro di tutto. Il vero centro è l’atmosfera che fai vivere alle persone che si riuniscono intorno al bancone dall’una e dall’altra parte – dice Mario Farulla, bar manager di Baccano -. Per me ottenere questa nomination è come per uno chef ottenere le tre stelle Michelin. Il massimo che si possa avere. Sì, certo è tutto molto bello e importante. Quanti bar ci sono al mondo? Essere tra i primi cento è un risultato incredibile, però quello che dico a tutti i ragazzi che vengono a lavorare qui da me è che la cosa più importante e più difficile da imparare è saper gestire bene le relazioni con il cliente. Il drink viene sempre dopo».

Foto Alberto Blasetti

Drink Kong (new entry in 82° Posizione)

In un solo anno di apertura il locale di Patrick Pistolesi, in Piazza San Martino ai Monti a Roma, è riuscito a piazzarsi all’82° posto nella lista. Non solo, nella notte dei “bafta” della mixology, ha anche ottenuto il Campari One to watch con la seguente motivazione: «Questo bar ha smosso le montagne sin dall’apertura, con una certa attitudine al guerrilla marketing che lo ha catapultato al centro della cocktail scene cittadina». Gli addetti ai lavori dicono che con questo ulteriore riconoscimento il Drink Kong si è assicurato per il prossimo anno l’ingresso nella più ristretta lista dei 50 migliori al mondo. Ci è riuscito grazie alla profonda attenzione alla qualità dei suoi drink e all’esperienza che avvolge gli avventori, che si trovano immersi in un’atmosfera alla Blade Runner (il primo, non il sequel), uno dei film più amati da Pistolesi. Luci soffuse, neon brillanti, un grande bancone che accoglie frontalmente il cliente e non lascia dubbi su cosa lo aspetti, una bottigliera con circa 600 referenze. Il Drink Kong è davvero uno spazio internazionale e unico. A questo si aggiunge la possibilità di abbinare del food pairing, per scivolare dall’aperitivo ad una cena leggera e veloce. Oppure per continuare in modo originale un dopo teatro. Una lista sensoriale chiede di affidarsi alle proprie emozioni nella scelta di drink. Anche qui però vale su tutto il principio che tutto ruota intorno al cliente.

«Cosa significa per me in particolare questo riconoscimento? È il massimo, anche se è vero che è pur sempre una lista che mette qualcuno prima e qualcuno dopo. Comunque premia il lavoro portato avanti con serietà da tutta la crew di ragazzi che anima il locale – dichiara Patrick Pistolesi -. Questi premi si ottengono con un lavoro compatto che ha un progetto davanti a sé e tiene la barra dritta. Non significa essere omologati o rinunciare alla creatività. Significa piuttosto capire bene l’industria dell’ospitalità e farla funzionare a dovere, correggendo i difetti e le mancanze. Per questo c’è bisogno di un gruppo unito di persone. Per me personalmente è il coronamento di 20 anni di carriera. Sognavo da tempo un mio bar che si aprisse all’accoglienza nel modo in cui credo sia giusto fare. Il Drink Kong riflette molto del mio carattere. In soli 9 mesi mi è stato riconosciuto; e di questo sono molto contento».

Nottingham Forest (passa dalla 99° alla 86° posizione)

Situato in via Piave a Milano 6, fa parte di quei locali in stile “fusion”, che fondono nell’arredamento stili orientali, caraibici e africani generando un melting pop unico. È possibile ritrovare tra gli oggetti appesi o che arredano le sue pareti pezzi originali, ricordi di viaggi in paesi lontani, e altro ancora. Il responsabile del Nottingham Forest, Dario Comini, è nel mondo della mixology da sempre, perché è figlio d’arte. Il nonno era barman in America. Il padre ha aperto una cinquantina di bar a Milano. Lui ha seguito le loro orme e ha imparato a fare il caffè con una cassetta della birra sotto i piedi e da quel momento non è mai più sceso dal bancone. È pertanto un pioniere della cosiddetta barchef mixology e armato di filtri ed essenze molecolari quarant’anni fa ha aperto la strada a quella che è oggi una tendenza mondiale. Forte della sua esperienza sul campo spesso ha introdotto nuovi drink nei ricettari internazionali.

«Essere in questa lista per me vuol dire avere sulle spalle un grande impegno, anche una spada di Damocle sulla testa, se vogliamo, che ogni giorno ti ricorda che non puoi più fare errori. Io ci sono ormai da 13 anni, da ancora prima che si chiamasse The World’s 50 Best Bars ed era organizzata da altri. Ciò non toglie che ogni volta è un’emozione grande esserci. Ti comporta l’impegno di migliorarti sempre di più, perché i barman di tutto il mondo da questo momento passeranno dal tuo bancone per vedere che cosa fai e quali sono le ricette e i cocktail che ti hanno fatto entrare in lista. Per alcuni anni ci sono stato in solitudine, ora sono contento che altri italiani siano con me. Questo vuol dire che anche l’Italia è tra i grandi, non soltanto quando lavora all’estero ma anche quando gioca in casa. Per questo faccio i complimenti ai nuovi entrati».

Ecco tutta la classifica The World’s 50 Best Bars 2019

 

1. DANTE – New York, USA

2. CONNAUGHT BAR – London, UK

3. FLORERIA ATLANTICO – Buenos Aires, Argentina

4. THE NOMAD – New York, USA

5. AMERICAN BAR – London, UK

6. THE CLUMSIES – Athens, Greece

7. ATTABOY – New York, USA

8. ATLAS – Singapore

9. THE OLD MAN – Hong Kong, China

10. LICORERIA LIMANTOUR – Mexico City, Mexico

11. MANHATTAN – Singapore

12. NATIVE – Singapore

13. CARNAVAL (NEW ENTRY) – Lima, Peru

14. KATANA KITTEN (NEW ENTRY) – New York, USA

15. GUILHOTINA (NEW ENTRY) – São Paulo, Brazil

16. THREE SHEETS – London, UK

17. HIMKOK – Oslo, Norway

18. HIGH FIVE – Tokyo, Japan

19. SALMON GURU – Madrid, Spain

20. PARADISO – Barcelona, Spain

21. INDULGE EXPERIMENTAL BISTRO – Taipei, Taiwan

22. THE DEAD RABBIT – New York, USA

23. COUPETTE – London, UK

24. THE SG CLUB (NEW ENTRY) – Tokyo, Japan

25. DR. STRAVINSKY (NEW ENTRY) – Barcelona, Spain

26. EMPLOYEES ONLY – New York, USA

27. EL COPITAS – St. Petersburg, Russia

28. SCOUT – London, UK

29. JIGGER & PONY (NEW ENTRY) – Singapore

30. OPERATION DAGGER – Singapore

31. BABA AU RUM – Athens, Greece

32. LA FACTORIA – Old San Juan, Puerto Rico

33. PRESIDENTE (NEW ENTRY) – Buenos Aires, Argentina

34. SCHUMANN’S – Munich, Germany

35. SPEAK LOW – Shanghai, China

36. LITTLE RED DOOR – Paris, France

37. TJOGET – Stockholm, Sweden

38. THE OLD MAN (NEW ENTRY) – Singapore

39. LYANESS (NEW ENTRY) – London, UK

40. HAPPINESS FORGETS – London, UK

41. SWIFT – London, UK

42. TRICK DOG – San Francisco, USA

43. MAYBE SAMMY (NEW ENTRY) – Sydney, Australia

44. 1930 (NEW ENTRY) – Milan, Italy

45. SOBER COMPANY (NEW ENTRY) – Shanghai, China

46. ELECTRIC BING SUTT (NEW ENTRY) – Beirut, Lebanon

47. KWANT (NEW ENTRY) – London, UK

48. ARTESIAN (RE-ENTRY) – London, UK

49. COA (NEW ENTRY) – Hong Kong, China

50. JERRY THOMAS SPEAKEASY (RE-ENTRY) – Rome, Italy