Leggende del vino: Chateau Latour in Medoc e la svolta biologica

Uno dei magnifici cinque premier grand cru del bordolese ora è anche biologico.

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I Vini

Una sequenza di millesimi leggendari, nonostante ciò questo premier grand cru del Medoc gode di minor fama rispetto agli altri grandi della regione, Mouton Rothschild, Margaux, Lafite Rothschild e Haut Brion. Di più, Chateau Latour è l’unico dei cinque ad aver ottenuto pochi mesi fa la certificazione “Bio” nel mezzo di coltivazioni “tradizionali” e quindi evolvendosi, in un clima bordolese colmo di vecchie tradizioni.

Un drone ci guida lungo la Gironde, nel bellissimo sito web della vasta proprietà, raggiungendo le coste atlantiche ed arrivando proprio sopra alla piccola torre a cupola che regala il nome a uno dei vini più pregiati al mondo.

Una lunga storia ci racconta di eventi che partono dal 1331 e che si snodano fino a oggi attraverso ogni sorta di avvenimenti altalenanti che non hanno però scalfito la fama di questo vino cult della regione del Medoc. È solo dal 1993, sotto l’impulso di François Pinault che la modernizzazione della complessa struttura ha cominciato a ricompensare con vini di una regolarità rara, fini ma potenti.

Oggi il vigneto è vasto 90 ettari, dedicati alla produzione, di cui 47 ettari affollati intorno al castello, chiamati “Enclos“, quelli che sono riservati alla produzione del Grand Vin. Occupano una situazione molto caratteristica nel Medoc, che comprende un’intera dorsale limitata a nord e a sud da due piccoli corsi d’acqua e ad est dal “palus” sul bordo della Gironda. È quindi da questi vigneti che si vede il “fiume”, gli unici capaci di produrre grandi vini secondo un vecchio proverbio del Médoc. Dall’ottobre 2018, il vino è il primo dei primi Grands Crus classificati nel 1855 in Médoc ad ottenere la certificazione completa del proprio vigneto in biologico.

Il mix di vitigni è il medesimo che si trova nelle principali aree del Médoc, con una forte predominanza del Cabernet Sauvignon (80%). Il Merlot occupa il 15% della superficie. Per quanto riguarda il cabernet franc e il petit verdot, questi ultimi contribuiscono con solo il 5% delle viti. Questi vigneti hanno un’alta densità di impianto (10.000 piedi per ettaro), fattore di qualità aggiuntivo, perché ogni piede produce solo pochi grappoli in queste condizioni. I terreni, anzi, le ghiaie di origine quaternaria sono quelle che si possono trovare anche in diverse aree di produzione di grandi vini di Bordeaux: prima nei Grands Crus Médocains, ma anche nell’Haut-Brion, a Château Cheval Blanc e Château-Figeac a Saint-Émilion e Château d’Yquem. I terreni sono caratterizzati da una grande abbondanza di ciottoli (almeno dal 40 al 50% sul totale).

La loro povertà e la loro permeabilità sono caratteristiche che incidono prepotentemente sulla qualità (alta) dei vini. Tuttavia, la cantina di Château Latour ha anche aree argillose il cui drenaggio naturale è insufficiente ed è per questo che è stata creata una rete di scarichi in ceramica, interamente realizzata nel XIX secolo e che è oggi oggetto di cure vigili per mantenere il tutto perfettamente funzionante.

La produzione si aggira intorno alle 200.000 bottiglie all’anno, oltre a ciò che rappresenta il secondo vino dello Chateau (le 2eme vin) come da altri grandi produttori della zona, e che si etichetta sotto il nome di Le Forts de Latour. Quanto alle annate e al valore delle medesime, ricordiamo anche le note di Robert Parker, che spesso incide su questi temi. In questo caso i 100/100mi sono stati attribuiti alla 1961, la 1982, la 2003, la 2009 (che ha portato anche 25 milioni di euro di profitti) e la 2010. Difficile reperire una 1961, così come una 1929 o una 1945, millesimo da cui parte la descrizione in dettaglio anche sul sito ufficiale, ma per le altre annate top le quotazioni – pur se alte – non sono folli. Dai 1500 ai 2500 si trova un po’ di tutto. Per risparmiare ci si può rivolgere all’etichetta semplificata, quella che si chiama genericamente Pauillac, dedicata specificamente alla ristorazione, mentre il resto è destinato a ricchi bevitori o collezionisti mai sazi di cose buone, adesso persino migliori.