The Kings of Spain: i 5 vini spagnoli più costosi sono questi

A parte la Francia, sono senza paragoni in Europa i top wines spagnoli, quelli che spuntano le quotazioni più alte, attorno ai 1000 euro a bottiglia.

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I Vini

I cinque vini Spagnoli più costosi al mondo

La persistenza del giorno dopo. Quella sensazione di fondi caffè che un altro caffè non riesce a sostituire in tutto il cavo orale. Inutile berne un secondo, lavare i denti, sciacquare, perché là in alto nel palato rimarrà L’Ermita Velles Vynies di Alvaro Palacios.

 

Priorato, non distante da Barcellona, ma l’origine del 55enne figlio di viticoltori è la Rioja, Bodega Palacios Remondo. Alvaro studia a Bordeaux e lavora per un paio di anni presso Chateau Petrus prima di intraprendere un percorso distante da casa, in Catalunya, nel fiorente Priorat. Acquistò la prima vigna nel 1990, Finca Dofí, e nel 1993 aggiunse la seconda di 1,7 ettari: la mitica vigna L’Ermita, l’eremitaggio, piantata nel 1940. Chiamiamola granaccia, grenache o garnacha, che con cabernet sauvignon e cariñena compongono il bouquet travolgente. Nel 1998, Alvaro avvia assieme al nipote Ricardo Perez un’altra realtà vitivinicola

Da qualche parte si doveva pur partire, per comprendere che la Spagna ha una lunga e prestigiosa storia come Paese produttore di vini. Il Paese possiede la superficie di vigneti più estesa del mondo e recentemente si è posizionato come il più grande esportatore di vini nel mondo, con circa 2,3 miliardi di litri esportati nel 2016, ossia il 22% dell’intera esportazione enoica mondiale. Quando si parla di vini molto costosi, però, di solito non ci viene subito in mente questo Paese. La Spagna fa fatica a competere con i prezzi astronomici raggiunti dai vini francesi da collezione che dominano la classifica dei 50 più costosi al mondo, ma supera tranquillamente l’Italia.

Da un vitigno sconosciuto ai più, il Mencìa, il solito sospetto (Alvaro Palacios) avviò il progetto Descendientes de J. Palacios in Bierzo con suo nipote Ricardo Perez nel 1998. La zona era piuttosto sconosciuta in quel periodo a livello internazionale, ma ricca di vigneti di varietà Mencìa. Selezionando attentamente le uve tra i vecchi vigneti nella zona di Corullon, dove Alvaro e Riccardo hanno reso famosa nel mondo una zona poco conosciuta, nobilitando anche un vitigno sconosciuto ai più. Petalos del Bierzo è un vino di prima scelta che si può trovare facilmente su diversi mercati, mentre le 5 etichette denominate Las Lamas, Fontelas, Moncerbal, San Martin e La Faraona sono molto più esclusive. La Faraona è il più rinomato e molto esclusivo (con solo 600 bottiglie prodotte ogni anno) e raggiunge la quotazione più alta nel 2017, intorno ai 1500 euro.

 

Dalla Sierra Cantabria spunta quello mediamente più costoso del quintetto, il Teso La Monja Toro, da uve Tinta de Toro (Tempranillo). Prezzo medio 1200 euro. Di cosa si tratta? La famiglia Eguren è ormai famosa per aver avviato diversi progetti nell’ambito della produzione di vini e averli portati a livelli altissimi. L’intera famiglia si innamorò della zona del Toro in Castiglia più di 15 anni fa, rimanendo ammaliata dalle viti pre fillossera, vigneti dalle radici profonde a piede franco, i cui frutti sono poi selezionati meticolosamente per trasformare un terroir minerale in rossi pieni ed eleganti. Dopo aver venduto nel 2008 la Bodega Numanthia, la famiglia decise di rimanere nella zona e avviare il progetto Teso La Monja. Il più esclusivo tra i 5 vini prodotti dalla Bodega è diventato il più costoso di Spagna! Gli altri vini della cantina, molto più economici, sono il Romanico, l’Almirez, il Victorino e l’Alabaster.

Dal Tinta de Toro al Tinto Fino, ma sempre di Tempranillo si parla al Dominio de Pingus, che è una piccola “Bodega” posizionata nella Ribera del Duero, zona di Castilla y Leon, fondata dal danese Peter Sisseck nel 1995. Pingus ha velocemente acquisito uno status prestigioso grazie alle recensioni pubblicate sul Wine Advocate di Robert Parker. Il vino è realizzato miscelando diverse produzioni di vecchi Tinto Fino che rilasciano estratti di frutto molto concentrati. Più accessibili dei vini Pingus, sono quelli della seconda linea denominata Flor de Pingus, Flor de Pingus è ottenuto da uve acquistate da piccoli viticoltori della zona di La Horra. Le vigne hanno almeno 35 anni e la prima annata ad essere stata prodotta è la 2005. Se ne producono circa 3000-4000 casse ogni anno. Amelia è invece una cuvèe ottenuta da una sola botte. Le uve impiegate per la produzione provengono da una speciale parcella con viti di oltre 100 anni. La prima annata prodotta è stata la 2003. Vengono vendute solo 25 casse all’anno. Nonostante ciò il prezzo non è esoso: 300/400 euro. PSI è un piccolo vino prodotto dall’azienda dal 2006 e nasce dall’intenzione di Peter Sisseck di creare un vino ancor meno costoso in collaborazione con altri coltivatori della zona. Qui ce la caveremo con una trentina di euro.

Del Vega ne abbiamo già parlato qui a Reporter Gourmet. Unico è il fiore all’occhiello della famosa e antica Bodega Vega Sicilia. È il meno costoso del quintetto. Mix di Tempranillo e Cabernet Sauvignon in proporzioni differenti, alla ricerca della perfezione. La fermentazione utilizza lieviti indigeni in barili di legno, con una fermentazione malolattica anche in legno. Poi il vino passa attraverso quello che può essere definito il periodo di invecchiamento più lungo per un vino rosso: circa 10 anni tra legno e bottiglia. I diversi stadi avvengono in diversi tipi di botti: legno americano e francese, nuovo e usato. Ogni produzione è diversa a seconda del tipo di legno e del tempo trascorso in ciascun contenitore. Uno fra tutti, Unico normalmente passa 6 anni in legno e 3 in bottiglia.

I Re di Spagna sono serviti. Singole bottiglie che spuntano prezzi dai 500 ai 1500 euro. Prezzi normali se paragonati ai top francesi ma che fanno sobbalzare di fronte ai vini italiani, anche i più costosi, che con molta fatica riescono a valorizzarsi fino a questo livello di prezzo.