Nel cuore del barocco leccese, il ristorante del Patria Palace porta in tavola una cucina fatta di contrasti, contaminazioni e materia prima pugliese.
Piazzetta Riccardi e, davanti agli occhi, una delle immagini più potenti della città di Lecce: la facciata barocca della Basilica di Santa Croce con i suoi dettagli preziosi e opulenti. Un biglietto da visita dal valore inestimabile per l’hotel che nel 1997 è divenuto il primo cinque stelle della città. Il Patria Palace vive qui, nel cuore del centro storico, in una antica dimora gentilizia del XVIII secolo appartenuta ai marchesi napoletani Petrarolo D'Anna. Prima orfanotrofio e poi locanda, le stratificazioni che si son succedute nel tempo si leggono ancora oggi negli spazi e nella struttura dell’edificio, pur convivendo con interventi più contemporanei.

Una dimora gentilizia oggi hotel 5 stelle
L’albergo – facente capo a HO Collection e affiliato a The Leading Hotels of the World - è insignito dal 2025 di una Chiave Michelin. In cantiere, suite dalle ampie metrature per un progetto di restyling che vedrà le 43 stanze ridursi fino a 38. L’atmosfera però sarà sempre quella tipicamente leccese: dettagli architettonici recuperati, un design materico e uno strettissimo legame con l’artigianato locale.

Dentro questa cornice trova posto Atenze Restaurant: un nome che si ispira all'unione ideale tra Atene e Firenze, due città dal grandissimo patrimonio storico-culturale e che, secondo una suggestione legata alla posizione di Lecce, troverebbero proprio qui una sorta di punto d'incontro. Così la cucina segue la stessa idea di unione e contaminazione: Puglia e Mediterraneo, terra e mare. Un po' come accade al Sira Rooftop Bar che accompagna alla vista sulla Basilica: signature cocktail da sorseggiare al tramonto, pasticciotti salati e qualche proposta di mare one shot, oltre al barocco leccese che si accende sullo sfondo. È un modo diverso di vivere il Patria, più informale, che insieme al pranzo e alla cena costruisce una proposta gastronomica distribuita lungo tutta la giornata.

La cucina di Atenze
Atenze trova la propria cifra nel gioco dei contrasti. Lo racconta Chef Cristiano Stamerra quando parla di uno dei suoi piatti più rappresentativi: grano saraceno con ricci di mare, liquirizia e cicoria o la capasanta, che assume la forma concettuale di una caprese, con polvere di pomodoro e capperi e aria di siero di bufala. Sono piatti che raccontano un'idea di cucina pugliese contemporanea, senza perdere il riferimento alla materia prima.

La sequenza degli amuse-bouche anticipa questo approccio. Arrivano bon bon ripieni di formaggio locale con mostarda di pomodoro datterino giallo; poi gli ingredienti della parmigiana riletti e ribaltati: crema di melanzana affumicata, spugna di pomodoro datterino e cacioricotta. Chiude la piccola apertura una tagliatella di seppia marinata con gel di mango, passion fruit e datterino giallo. Il territorio c'è, ma viene continuamente scomposto e ricomposto. Tra i piatti, la ricciola con salsa di pera e vaniglia, aria di carosello e gin pugliese per un antipasto costruito su una linea aromatica insolita. Poi arriva lo spaghettone aglio, olio e peperoncino con aragosta e tartufo scorzone estivo: un'interpretazione lussuosa di uno dei gesti più riconoscibili della cucina italiana.


Il passaggio sul grano saraceno, invece, è quello in cui la ricerca dello chef mostra anche il suo lato più spinto: ricci di mare, liquirizia, bottarga di muggine, gel di estratto di cicoria e velo croccante di pane carasau. Se da una parte l’assaggio si rivela per natura dolceamaro, dall’altra richiede senza dubbio una rilettura più equilibrata di acidità, per note più giuste e contenute. Più convincente è l'agnello, con marmellata di peperoni verdi, tartare di scampo, peperone arrosto e riduzione di Primitivo. Qui il dialogo tra terra e mare trova un equilibrio più naturale e la carne rimane al centro del piatto, sostenuta dalle diverse consistenze del peperone e dalla dolcezza dello scampo.


La cucina di Atenze trova una prosecuzione interessante anche nei dessert, affidati a Francesco D'Adamo, arrivato al Patria Palace da meno di un anno dopo una lunga esperienza a Borgo Egnazia. Nel suo lavoro ritorna quella stessa attenzione per gli ingredienti del territorio che caratterizza la cucina salata. Il Primitivo, già incontrato nell'agnello, diventa una riduzione che accompagna una mousse al cioccolato fondente 90% su biscotto croccante alla nocciola, insieme a una marmellata di arance amare. Più morbido il dessert al pistacchio e mascarpone con cioccolato gianduia, noci e nocciole, pensato per chiudere la cena con note rotonde e rassicuranti.

Il benessere di un fiume invisibile diventa IDUME Spa
Il racconto del Patria Palace però non passa solo attraverso le camere, il rooftop o il ristorante, ma pian piano scende giù fino a raggiungere la nuova IDUME Spa, uno degli interventi recenti più interessanti dell'hotel. Il nome è ispirato al fiume sotterraneo che, secondo la leggenda, attraversa Lecce fino a sfociare a Torre Chianca. Un’ipotesi rafforzata da alcune dimore storiche che (pare) conservino ancora gli accessi a queste acque, fredde e invisibili, che scorrono sotto il tessuto urbano.

«Per noi è una sorta di santuario del benessere», raccontano dal Patria. «Nelle nostre ricerche abbiamo scoperto che nell’antichità i luoghi sacri nascevano spesso sulle sorgenti d’acqua». Una Mediterranean Spa di 360 metri quadrati progettata dagli Architetti Flore e Venezia, interamente giocata su travertino, acqua, volte a crociera e materiali naturali. Un progetto che ha voluto trasformare una memoria sotterranea della città in un'esperienza contemporanea di benessere, con il percorso Signature IDUME, i Rituali d'Autore realizzati con Alqvimia e trattamenti che attraversano scrub, fanghi, massaggi e percorsi sensoriali.

È forse proprio questa la direzione più interessante del Patria Palace: costruire un'ospitalità in cui il territorio non venga confinato alla cucina o alla decorazione, ma diventi una chiave di lettura dell'intero soggiorno. La Basilica di Santa Croce osservata dalla terrazza, il barocco che entra dalle finestre, i sapori pugliesi riletti da Atenze, l'acqua nascosta dell'Idume trasformata in progetto di benessere. Tutto conduce alla stessa Lecce, raccontata però attraverso linguaggi diversi. E così il Patria funziona come una piccola macchina narrativa nel cuore del centro storico: si può cominciare con un pranzo più veloce, salire per un aperitivo al Sira quando la luce cambia sui tetti della città, sedersi da Atenze per una cena più articolata e chiudere la giornata negli spazi della spa. Una sequenza che tiene insieme la vocazione alberghiera e quella gastronomica, lasciando che sia Lecce, con il suo patrimonio e la sua storia, a fare da filo conduttore.

INFO
Piazzetta Gabriele Riccardi, 13, 73100 Lecce LE;
Telefono: 0832 245111;