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Chateau Miraval, il vino rosé di Brad Pitt entrato nella top 100 di Wine Spectator

Non è gossip, questo è l'unico vino rosato che nell'annata 2012 è entrato nella World Top 100 di Wine Spectator

Bighellonare

in Provenza, anche se il termine più calzante è flaner, con l’accento circonflesso sulla a, che su questa tastiera non trovo e neanche cerco più di due volte, perché il flaneur professionista è innanzitutto pigro. So di ripetermi a tratti, ma è proprio perché il flaneur fa finta di dimenticarsi le cose, ti guarda distratto e nel contempo si interessa a questioni effimere che gli girano intorno, disinteressato dalle precisazioni di chi gli ricorda e gli certifica i fatti. Troppo faticoso. Fa caldo in Provenza.

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Bighellonare in Provenza rappresenta uno stile di vita che non si può praticare ovunque. Voglio dire: in senso lato anche il Principato di Monaco viene inteso e contestualizzato in Costa Azzurra, ma la Provenza classica fatica a starci dentro nel concetto di vita che si pratica in Costa Azzurra, figurati a Monaco. Comunque sia, flaner a Montecarlo non si può, potrebbero prima domandarti i documenti e poi chiederti gentilmente di lasciare il Paese. Passeresti per un bohemien fuori tempo massimo. Li il rosé è solo Champagne, anche se pessimo.

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Ci vuole lentezza di passo e palato assuefatto. Niente ansia.  Flaner è una filosofia di vita che ha bisogno dei suoi tempi (lenti) e di luoghi adeguati, nonché di eventuale compagnia no-stress. Uomo o donna che sia. Dunque: bighellonare, gironzolare e perdere tempo. Per riuscire bene nello sviluppo di questo progetto ci vogliono anni di esercitazioni che porteranno l’individuo perseverante a raggiungere il prestigioso titolo di ” Maestro del Dilettevole”.

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Si tratta di una forma d’arte concettuale dedicata all’inutile e all’improduttivo; una vita moderatamente dispendiosa, sonnolenta, alcolica, ispiratrice di sani sentimenti che portano istintivamente a rallentare il passo sull’infido marciapiede, a spegnere distrattamente il telefonino, a indossare occhiali riposanti, a osservare più che farsi osservare, perché bighellonare non è ostentare, caso mai individuare da sotto le lenti scure un’anima femminile in difficoltà da salvare dal qualunquismo. Una per volta.

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Il vero flaneur non è per nulla attratto dal centro della scena. Il flaneur professionista sta alla larga da ogni possibile coinvolgimento, quello che lo potrebbe far sudare fisicamente o cerebralmente e in Provenza fa spesso caldo anche quando non te lo aspetti. Pas de caffè, no sigarette, solo rosé.

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Camminare piano, guardando a terra, schivando le imperfezioni del porfido, borderline da ogni situazione si palesi. Parlare poco, rispondere a monosillabi alla compagna, simulare sofferenza, non chiedere nulla agli estranei, defilarsi dalle emozioni forti, guardare dall’altra parte se qualcuno inciampa. Cambiare strada se si profila la sagoma o il suono di un’ambulanza.

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Unica missione: far passare il tempo con il minimo danno possibile in maniera tale da raggiungere una tappa successiva nel cammino giornaliero che ha come obiettivo unico chiudere la giornata sullo zero a zero. Supplementari non previsti. Praticare questo sport in città classiche della Provenza come Avignon, Aix o perfino St.Tropez con un po’ di pratica diventa istintivo. Farlo a Cannes è un pochino più impegnativo, ma dilata le pupille e rinforza la retina. Si tratta di individuare un bistrot che presenti tutte le caratteristiche prioritarie per affrontare passivamente ore ed ore senza neppure farsi scorgere. Una Brasserie! meglio ancora del Bistrot. La Brasserie avec fruits de mer è l’habitat naturale del flaneur.

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Ostriche, ricci di mare e granchi bolliti, cibi perditempo e che non fanno neppure ingrassare. Dei giornali da sfogliare, anche se non ci capisci cosa c’è scritto. La baguette. Attenzione alla baguette! che avec de la moutarde potrebbe compromettere il giro vita in men che non si dica. Ci vorrebbe del carasau, tutte briciole e ben poco da mangiare, ma davanti ci sono Les Lerins e non la Sardegna.

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L’isola delle monache. Anche loro fanno il vino, in uno dei luoghi più anomali possibili, e gli viene così così. No, questa con tacco alto e gonna corta così a suo agio sulla Croisette non mi sembra convertita. Da bere? Rosè! ça va sans dire.

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Ma quale se non quello di Brad Pitt. Se lui a 54 sta così ce la possiamo fare tutti. Comunque, ce la possiamo fare tutti a bere il “suo” Miraval rosé, che non è un vino gossip ma bensì trasversale. I bio tifosi da curva sud storceranno il naso ed alzeranno i bandieroni, forse non sapendo che questo è l’unico Cote de Provence rosé che … l’unico rosé che nell’annata 2012 è entrato nei primi 100 vini del mondo per Wine Spectator.

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Risalendo in auto aperta verso l’arrière pays, nel pomeriggio tiepido, verso Mougins, altro luogo perfetto per il flaneur, trovando la forza di raggiungere il Domaine di 600 ettari a La val, con di sotto in radio un pezzo qualsiasi dei Pink Floyd, che qui a Chateau Miraval registrarono una parte di The Wall. Altri? Sting, Sade, The Cure, Muse, Courtney Love, UB40, Level 42, Wham … e una malinconica Cranberries, appena scomparsa, ma presente nel profumo da ricercare in un bicchiere di Miraval.

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Non c’è gossip nel vino, che ha alle spalle uno dei più grandi viticultori enologi del sud della Francia. Coltura e cultura biologica in vigna. La mano di Marc Perrin, della famiglia storica di uno dei più grandi Domaine di Chateauneuf du Pape, Beaucastel. Quello dell’Hommage a Jacques Perrin, un vino straordinario, proprio perché non è mai pronto da bere.

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Qui, è evidente, tra Grenache, Cinsault e Syrah si rilassa il Maestro, sente un clima più disteso, si guarda intorno e ci consente di godere di tanta bellezza, con uno sguardo lontano à la plage avec fruits de mer sognando un’altra BB.

Autore: Roberto Mostini aka Il Guardiano Del Faro

 

Chateau Miraval

Miraval, 83570 Correns, Francia

Il sito web

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