Il Roero, un territorio in evoluzione

Il Roero continua il suo viaggio alla ricerca di una consacrazione definitiva, consapevole del proprio potenziale e delle proprie unicità. Nessun’altra denominazione piemontese riesce a esprimere meglio il lato femminile e elegante del nebbiolo.

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La Storia

L’identità del Roero

E’ cosa certa che il Roero non stia ancora riscuotendo il successo che merita, ma la consapevolezza che anima un comparto produttivo, sempre più competitivo, comincia a rendere giustizia a un progetto che solo a metà degli anni ottanta sembrava pura utopia: arrivare a un grande vino “rosso” locale in grado di concorrere con le migliori espressioni enologiche nazionali.

Un percorso che ha dovuto superare negli anni numerose difficoltà, dalla perdita prematura di Matteo Correggia, il leader morale e simbolico di questo ambizioso progetto, alla pressione delle due denominazioni che giganteggiano sulla riva destra del fiume Tanaro, Barolo e Barbaresco. Nonostante questo il progetto continua a crescere, in sostenitori (oltre 290) e in ettari rivendicati (oltre 200), ma anche, e soprattutto, in personalità e autostima. Sempre meno, infatti, i vini che “scimmiottano” le strutture più imponenti di Barolo e Barbaresco e sempre più, invece, quelli che riflettono con orgoglio l’intensità aromatica e l’eleganza tipiche del territorio roerino.

Il territorio

 

 

Il Roero si trova alla sinistra orografica del fiume Tanaro, nell’estremità nord-orientale della provincia di Cuneo, in quello che è diventato il terzo polo vitivinicolo dell’albese, dietro Barolo e Barbaresco. Qui la viticoltura si estende su ca. 400 km quadrati, suddivisi nei territori amministrativi di 19 comuni. La superficie vitata totale del territorio si aggira sui 2300 ettari, di cui ca. 2000 iscritti alle quattro denominazioni principali che si sviluppano in esso: Roero Arneis (700ha), Barbera d’Alba (700ha), Nebbiolo d’Alba (400ha) e Roero (200ha). Il resto riguarda prevalentemente la Doc Langhe (favorita, nebbiolo e chardonnay). Il sistema di allevamento è quasi esclusivamente il Guyot e le densità medie d’impianto si aggirano sui 5000 ceppi/ha.

Nonostante la vicinanza, le scenografie di Roero e Langhe sono molto diverse. L’avvolgenza della viticoltura langarola si trasforma nel Roero in vigne molto più frazionate e scoscese, a tal punto da poter parlare in taluni casi di viticoltura eroica. Il Roero è emerso dalle acque successivamente alle Langhe e precisamente durante la fase Pliocenica del Terziario, motivo per il quale i terreni delle due aree sono profondamente differenti. Le Langhe sono dominate prevalentemente dalle marne, ovvero rocce sedimentarie di origine calcareo-argillosa, spesso con colori che variano dal biancastro al blu, mentre nel Roero i terreni sono prevalentemente dominati dalle arenarie, ovvero rocce sedimentarie derivanti dalla compattazione delle sabbie; un elemento, questo, che conferisce ai terreni roerini un carattere generalmente più soffice e permeabile. Nello specifico i terreni più sabbiosi sono quelli che interessano il cuore della denominazione, con particolare riferimento all’intero comune di Vezza D’Alba e alle parti di Monteu Roero e Montaldo Roero che si affacciano proprio su Vezza, dove si alternano quasi esclusivamente Arneis e Nebbiolo.

Qui le caratteristiche di espressività e leggerezza, ma potremmo dire anche semplicemente di eleganza, sono spinte al massimo, come spesso dimostrato dai vini che nascono dalle valorose vigne “Valmaggiore” (a Vezza) e “Occhetti” (a Monteu Roero). Non mancano, tuttavia, risultati di pari valore anche nelle aree limitrofe, dove la sabbia si unisce a marne maggiormente calcare e i vini cedono una piccola parte di eleganza per assumere una maggiore austerità; un esempio di questa situazione la si riscontra nel comune di Canale e nelle sue quotate vigne “Mompissano”, “Renesio” e “Torretta”. Lungo tutto il confine meridionale ed orientale della denominazione le marne sono la formazione prevalente ed in prossimità di Govone, nell’estremo nord-est del territorio, nascondono una vena gessosa ideale principalmente per la Barbera. Infine, nell’estremo nord-ovest della zona, nel comune di Montà, si trovano i suoli argillosi più ricchi e giovani, quasi esclusivamente dedicati all’Arneis.

 

Il disciplinare

(Doc 1985 – Docg 2004) stabilisce che la dicitura “Roero”, senza alcuna specificazione, è riservata ai vini rossi ottenuti per il 95% dal vitigno Nebbiolo e per un 5% da altre varietà non aromatiche idonee alla coltivazione in Piemonte. L’invecchiamento minimo varia dai 20 mesi della tipologia Roero ai 32 mesi della tipologia “Roero Riserva”. In entrambi i casi il periodo minimo di permanenza in legno è pari a 6 mesi. Per questo motivo l’uscita sul mercato non potrà avvenire prima del 1° Luglio del secondo anno successivo alla raccolta delle uve per il “Roero” e del 1° Luglio del terzo anno successivo alla raccolta delle uve per il “Roero Riserva”.

 

 

I Vini

Nel bicchiere

i vini del Roero si presentano, nella migliore accezione del termine, come propedeutici e complementari a quelli di Barolo e Barbaresco; propensi ad esprimere una fruttuosità decisa e convincente anche nei primi anni di vita, con richiami decisi alla frutta rossa “chiara”, come lampone, fragola e cassis, ma anche pesca a polpa gialla e agrume. Un quadro solare ed elegante, arricchito da una vena minerale/terrosa, che si traduce al palato in una spiccata sapidità, a contrastare una tannicità viva, di minor profondità rispetto a quella della riva destra del Tanaro, ma sicuramente di più facile approccio.

 

Alcune recensioni delle migliori espressioni assaggiate durante l’anno.

Roero “bric valdiana” 2010

Giovanni almondo

 

Il segreto del successo di questo Roero risiede nella sua capacità di riflettere i tratti salienti di vitigno e territorio, senza rinnegare quel tocco di austerità tipico dell’etichetta e conservando comunque le doti di espressività e disinvoltura che trovo indispensabili per questa tipologia. Avvicinando il naso al calice ci si ritrova immersi in un roseto, al di sotto del quale c’è una componente fruttata piena e integra, con richiami alla ciliegia e al lampone. Con l’aria escono note carnose e minerali che arricchiscono un quadro ampio e profondo. La bocca, calibrata in ingresso, si distende con energia e precisione, priva di eccessi di materia. Possiede un allungo saporito e ritmato da una trama tannica decisa e sostenuta da una sapidità di stampo minerale ferroso. (90/100) prezzo € 23

 

Roero riserva “mompissano” 2009

Cascina ca’ rossa

 

Quotato cru di canale, il Mompissano di Angelo Ferrio si stratifica progressivamente con il passare dei minuti, nutrendosi dell’ossigeno. Le note di rosa, carne, lampone e marasca escono senza indugi, caldeggiate da una nota di stampo ceroso che deriva dalle scelte di cantina e che apporta balsamicità. Al palato si mostra ricco e avvolgente, con una struttura robusta e solo appena monolitica nella vibrante componete tannica. Un vino che trova il suo migliore compimento sulla tavola e che non mancherà di regalare soddisfazioni ancora a lungo. (89+/100)

prezzo € 25

 

Roero riserva “roche d’ampsej” 2008

Matteo Correggia

 

E’ l’etichetta che maggiormente urla l’orgoglio roerino e l’etichetta a cui Ornella Costa continua a dedicare quell’ambizione con cui Matteo Correggia l’ha concepita nel 1996. L’edizione nel bicchiere, con una prova valorosa, riprende il cammino ai vertici sospeso lo scorso anno, quando il vino ha scontato il calore del millesimo di provenienza. Il naso esprime un varietale nitido e profondo, appena scuro nelle note fenoliche, ma chiaro nei riconoscimenti minerali, di carne, pesca e violetta. Il rovere è ancora in via di smaltimento, ma la struttura precisa e di buon succo lascia speranzosi per un’evoluzione positiva. Chiude evidenziando un tannino dolce e definito, anche per questo il voto non può che essere elevato. (89/100) prezzo € 37

 

Roero “prachiosso” 2010

Negro angelo e figli

Non mi stancherò mai dirlo, la famiglia Negro è un esempio per l’intera denominazione roerina e motivo di vanto per tutto il comparto vitivinicolo nazionale. La costanza qualitativa dei loro vini è sorprendente, come è sorprendente quest’anno il PRACHIOSSO 2010, un vino che sovverte le gerarchie aziendali superando il più blasonato Roero Riserva “Sudisfà”. Il naso, ampio e articolato, si propone nitido e solare su note di lampone, pesca e petali di rosa, con una delicata speziatura a supporto che denota una gestione magistrale del rovere. La bocca ha ingresso setoso, disteso, rilassato ma non distratto. Si allunga con sapore e sapidità, predisponendo il palato all’arrivo di un tannino dolce e piacevolmente ruvido. (88+/100)

prezzo € 17

 

Roero “torretta” 2010

Marco porello

 

Marco Porello è oramai saldamente nel manipolo dei migliori produttori del Roero. Il vino che anche quest’anno dimostra con chiarezza il potenziale di Marco è il ROERO TORRETTA 2010, proveniente da una vecchia vigna in frazione San Michele, a Canale. Un vino più mascolino e scuro rispetto alla bella e solare prova dello scorso anno, riflesso diretto di un andamento climatico più classicheggiante. Il naso, velatamente fenolico, si apre con lentezza, rivelando un quadro piacevolmente floreale e fruttato in cui il rovere non disturba. Con l’aria si stratifica esprimendo note più carnose e agrumate di più ampio respiro. La bocca mostra una buona energia e una spinta acido-sapida che allunga il vino in una positiva distensione, disturbata solamente da un tannino appena rugoso che finisce per rubare parte della scena al succo. Si distenderà maggiormente con i prossimi mesi in vetro. (88/100)

prezzo € 15

 

Roero valfaccenda 2010

Valfaccenda

 

Luca Faccenda, esperto consulente al seguito del noto enologo Gianfranco Cordero, è il vero giovane emergente del comprensorio roerino. Il suo esordio in “rosso” rivela un vino elegante, schietto, solare, che ha appena iniziato una bellissima fase espressiva nella quale ripropone note di rosa, radice, liquirizia e lampone, in un contesto disteso e nitido. La bocca esprime la ricerca dell’equilibrio espressivo tra l’eleganza del territorio e il vigore del vitigno, con un sapore che accompagna il vino in un allungo controllato. Tannino vivo. Si comporta positivamente anche di fronte al prolungato contatto con l’aria, arricchendosi di qualche sfumatura minerale cretosa e di pesca nettarina. (87+/100)

prezzo € 14

 

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