Ferran Adrià: “Tutti lavorano 8 ore: perché i cuochi no? Le cose devono cambiare”

Fa sempre notizia Ferran Adrià, che in un’intervista racconta i suoi progetti e perora la causa di nuovi rapporti nel mondo del lavoro. “Il mio prossimo obiettivo? Insegnare ai giovani chef di talento come fare impresa”.

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La notizia

Segna la fine della pandemia, la riapertura di Enigma, evoluzione non di elBulli ma dell’Enigma che fu, più orientato al pubblico locale nel senso dell’accessibilità e dei prezzi, in uno scenario che Adrià giudica positivamente, nonostante i chiaroscuri, grazie alla migliore generazione di giovani cuochi spagnoli di sempre.

Crediti Vanessa Gomez

Lui però ne parla con distacco, preoccupato di non fare torto a nessuno, concentrato com’è sulla riapertura di El Bulli 1846, programmata per il mese di giugno 2023, fra poco meno di un anno a Roses.Ma non si cucinerà: sarà un museo sull’eredità del ristorante”, giura, promettendo di fermarsi ogni tanto, senza però convertirsi in un pezzo dell’esposizione. E sul futuro non si sbottona, anche se crede di avere già dato abbastanza e si considera in pensione (qui il suo bilancio sui “guadagni di una vita”). “Ancora non ho preso una decisione definitiva e posso cambiare idea da un giorno all’altro”.

Crediti Juan Moya

Lo racconta in una succosa intervista al quotidiano ABC, senza mancare di togliersi qualche sassolino da scarpe che hanno salito la via del successo. Per esempio, a proposito della giornata lavorativa di 8 ore nella ristorazione, da taluni giudicata irrealistica, il più grande cuoco di sempre non ci sta: “Tutti lavorano otto ore, la ristorazione non può fare eccezione. Bisogna guardare anche a quello che succede nel resto d’Europa. A Parigi, per esempio, ne lavorano 35”.

La gastronomia, soprattutto l’alta cucina, sta attraversando un periodo di cambiamenti radicali con riferimento al personale. Alcuni chiudono il fine settimana. Non esiste una formula unica, ma tutti si stanno adattando”, conclude, ammonendo che non possano essere diversi da questo, il presente e il futuro della ristorazione. “La gente vuole lavorare, ma solo otto ore. Insieme al talento e al sacrificio, la cosa più importante in un ristorante è la gestione. Ed è quello che più mi preoccupa in questo periodo, insegnare ai giovani come gestire il loro ristorante. Senza una buona gestione, il talento e il sacrificio non servono a nulla”.

Fonte: ABC

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