L’annuncio arriva da un post Instagram sul profilo ufficiale di René Redzepi: proprio mentre il Noma cercava nuova linfa sotto il sole della California con il suo atteso pop-up di Los Angeles, un’ombra si è allungata sul prestigio internazionale della "Nuova Cucina Nordica". Lo chef, infatti, ha appena rassegnato le sue dimissioni, segnando la fine di un’era durata oltre vent'anni.
La decisione giunge sulla scia di una tempesta mediatica e giudiziaria innescata da un’inchiesta del New York Times, che ha dato voce a oltre trenta ex dipendenti. Le testimonianze descrivono un passato di intimidazioni e un clima di tossicità lavorativa, soffermandosi nello specifico sul lasso di tempo tra il 2009 e il 2017. Le ripercussioni sono state immediate: giganti come American Express, Cadillac e Resy hanno ritirato le loro sponsorizzazioni dal progetto californiano, riflettendo la presa di distacco del settore verso modelli di leadership autoritari.

Le parole dell’addio
Attraverso un messaggio affidato ai canali social e un commosso discorso allo staff riunito a Los Angeles, Redzepi ha voluto affrontare direttamente le accuse, formalizzando il suo passo indietro non solo dal ristorante, ma anche dal consiglio di amministrazione di MAD, l’organizzazione non-profit da lui fondata nel 2011: "Le ultime settimane hanno portato l'attenzione e conversazioni importanti sul nostro ristorante, sul settore e sulla mia leadership in passato. Ho lavorato per essere un capo migliore e il Noma ha compiuto grandi passi per migliorare nel corso di molti anni. Riconosco che questi cambiamenti non riparano il passato. Le scuse non bastano; mi assumo la responsabilità delle mie azioni. Dopo oltre due decenni passati a costruire e guidare questo ristorante, ho deciso di farmi da parte e lasciare che i nostri straordinari leader guidino ora il locale verso il suo prossimo capitolo. Mi sono inoltre dimesso dal consiglio di amministrazione di MAD, l'organizzazione no-profit che ho fondato nel 2011".


"Per chiunque si chieda cosa significhi questo per il ristorante, lasciate che lo dica chiaramente: il team del Noma oggi è il più forte e stimolante che sia mai stato. Siamo aperti da 23 anni e sono incredibilmente orgoglioso delle nostre persone, della nostra creatività e della direzione che il Noma sta prendendo. Questa squadra proseguirà unita verso la nostra 'residency' di Los Angeles, che sarà un momento potente per loro per mostrare ciò per cui hanno lavorato e per accogliere gli ospiti in qualcosa di veramente speciale. La missione del Noma per il futuro è continuare a esplorare idee, scoprire nuovi sapori e immaginare cosa potrà diventare il cibo tra decenni. Il Noma è sempre stato più grande di ogni singola persona. E questo prossimo passo onora tale convinzione."

Un futuro oltre il fondatore
Nonostante le proteste organizzate all'esterno della villa di Silverlake da attivisti e dall'ex direttore del laboratorio di fermentazione Jason Ignacio White, il pop-up di Los Angeles proseguirà la sua attività fino a giugno. Resta però il peso di un'eredità complessa. Se da un lato il Noma ha ridefinito i canoni estetici e filosofici del piatto, dall'altro le cronache odierne pongono un interrogativo ineludibile sulla sostenibilità umana oltre che ambientale. Il "prossimo capitolo" citato da Redzepi vedrà il Noma trasformarsi, entro il 2027, in un laboratorio di ricerca e innovazione alimentare. Sarà una prova di resilienza per il collettivo rimasto a Copenaghen: dimostrare che il genio di un'insegna non si esaurisce nonostante le difficoltà.
