Pasticceria

Singapore, la confessione della pasticcera Chanel Li: "Lavoravo 7 su 7, 0 giorni liberi”

di:
Silvia Morstabilini
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copertina cafe lilac

Durante la pandemia di Covid-19, molte persone hanno dovuto reinventarsi professionalmente. Tra queste c’è Chanel Li, che dopo aver perso il lavoro come assistente di volo trovò nella pasticceria un rifugio creativo. Quello che inizialmente era solo un passatempo domestico si trasformò presto in qualcosa di più grande: le sue creazioni iniziarono a circolare online, attirando sempre più attenzione. Ma non sempre il “lavoro dei sogni” è gestibile nella sfera personale, e non sempre essere “imprenditori di se stessi” dà libertà.

La storia

Nel 2022 Chanel decise di fare il grande passo aprendo una piccola bakery da asporto chiamata Whisking Bakes. Il successo fu rapido e, poco tempo dopo, l’attività si evolse in un vero e proprio locale con servizio al tavolo: il Café Lilac. Il progetto sembrava funzionare alla perfezione. Il locale era frequentato e apprezzato, e Chanel arrivò persino a realizzare dolci per celebri star del K-pop. Dall’esterno, la sua storia appariva come quella di un sogno diventato realtà.

Il lato nascosto del successo

Dietro questa crescita, però, si nascondeva una realtà molto più complessa, come raccontato dalla professionista al Vulcan Post. Gestire un locale aperto sette giorni su sette richiedeva un impegno costante e totalizzante. Chanel seguiva praticamente ogni aspetto dell’attività: dalla preparazione dei dolci alla gestione dei social media, dal servizio ai clienti all’organizzazione del lavoro. Per alleggerire il carico, decise di assumere più personale. Tuttavia, questo cambiamento non risolse completamente il problema. Ridusse la fatica fisica, ma la costrinse a concentrarsi su attività che non amava, come la gestione amministrativa e finanziaria. Quello che un tempo era stato un progetto entusiasmante iniziò lentamente a trasformarsi in una fonte di stress.

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Il peso invisibile dell’imprenditore

Uno degli aspetti più difficili per Chanel fu la solitudine decisionale. Essendo la proprietaria, non poteva permettersi di mostrare troppo le proprie preoccupazioni allo staff. Parlare apertamente di difficoltà economiche o di momenti di calo avrebbe potuto creare insicurezza tra i dipendenti. Anche i problemi pratici contribuirono ad aumentare la pressione. Il locale, situato in un edificio piuttosto vecchio, soffriva di frequenti guasti all’impianto elettrico che causavano interruzioni di corrente persino durante il servizio. Nonostante i numerosi interventi di riparazione e le spese sostenute, il problema continuava a ripresentarsi. Contemporaneamente, la ricerca di un nuovo spazio si rivelò complicata e frustrante. Dopo diversi tentativi falliti, Chanel iniziò a chiedersi se valesse davvero la pena continuare.

Quando il profitto non basta più

Il punto di svolta arrivò quando Chanel si rese conto che i guadagni del locale non compensavano più il livello di stress quotidiano. La prospettiva di trasferire l’attività in uno spazio più costoso avrebbe significato ancora più pressione e responsabilità. Dopo un lungo periodo di riflessione, decise quindi di chiudere il Café Lilac alla scadenza del contratto di affitto nel 2026. Non fu una scelta facile: per molto tempo si sentì quasi in colpa, come se rinunciare significasse fallire. Alla fine, però, comprese che preservare il proprio benessere era più importante che continuare a inseguire un progetto che non la rendeva più felice.

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Queste le sue parole in un post Instagram sulla pagina del locale: “Gestire tutto da sola è stato estenuante. Non provo entusiasmo o passione da un po' e mi sento pronta a fare un passo indietro per concentrarmi su nuovi sogni. Quindi, a meno che non troviamo qualcuno appassionato che rilevi l'attività, chiudiamo a maggio 2026. Non è una decisione facile perché questa è stata una parte enorme della mia vita e della mia identità, ma voglio essere coraggiosa e seguire il mio cuore”.

Riscoprire l’equilibrio

Guardando al passato, Chanel non considera la sua esperienza un errore. Al contrario, ritiene che quegli anni le abbiano insegnato molto su sé stessa e sul mondo dell’imprenditoria. Ama ancora cucinare e preparare dolci, ma preferisce farlo senza la pressione di dover gestire un’intera attività. Le sue priorità, nel frattempo, sono cambiate. Se in passato era concentrata soprattutto sulla crescita e sul profitto, oggi desidera costruire una vita più equilibrata e dedicare più tempo alla famiglia.

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La storia di Chanel Li mette in luce un aspetto spesso poco discusso dell’imprenditoria: la passione, da sola, non basta. Trasformare ciò che si ama in una fonte di reddito può essere gratificante, ma comporta anche responsabilità, pressioni e sacrifici che non sempre vengono percepiti dall’esterno. Per questo Chanel consiglia a chi vuole avviare un’attività di stabilire confini chiari e di progettare il proprio lavoro in modo sostenibile. Ridurre gli orari, semplificare l’offerta o delegare alcune mansioni possono essere strategie utili per evitare di essere sopraffatti. La sua esperienza ricorda che il vero successo non consiste soltanto nella crescita economica, ma anche nella capacità di trovare un equilibrio tra lavoro, passioni e benessere personale.

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