Asti Docg: il consorzio che tutela lo spumante aromatico più bevuto di sempre

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Asti Spumante e Moscato D'Asti

Sono numeri importanti, quelli del Consorzio Asti Docg, ora presieduto da Lorenzo Barbero: costituito il 17 dicembre 1932 inizialmente con il nome di “Consorzio per la Difesa dei Vini Tipici Moscato d’Asti Spumante e Asti Spumante”, con un marchio che rappresenta il patrono di Asti, San Secondo a cavallo, dal 1965 ha sede a Palazzo Gastaldi, noto come “Casa dell’Asti”, bel palazzo della fine del XIX secolo in stile Liberty. A partire dalla nascita della Docg nel 1993 le due tipologie storiche sono state riconosciute come espressione dello stesso vigneto.

Stefano Ricagno, vicepresidente senior che abbiamo incontrato a Vinitaly, ci racconta come questa sia “una realtà che rappresenta la storia della spumantistica italiana e quella del Piemonte, partita nel 1850 quando Carlo Gancia tornato dai suoi ‘studi’ nella Champagne ha cominciato a lavorare con l’uva Moscato e a creare con la stessa il primo spumante. Il Consorzio nasce nel 1932 e da lì in poi siamo arrivati a un territorio che conta circa 10.000 ettari di produzione, 102 milioni di bottiglie nel 2021 tra spumante e Moscato D’Asti, venduti in molti mercati in tutto il mondo.”

Stefano Ricagno

I vini vengono prodotti in 51 comuni delle province di Asti, Alessandria e Cuneo, nel territorio di Langhe-Roero e Monferrato i cui paesaggi sono state le prime colline vitate a essere nominate patrimonio mondiale dell’Unesco: del resto più di 1400 ettari si trovano su pendenze che superano il 40% e di questi 330, chiamati ‘Sorì’, vanno oltre il 50%: qui non si possono usare mezzi meccanici e si lavora soltanto a mano. Le uve dell’Asti Spumante, che è lo spumante aromatico più consumato (e quello, come racconta il Consorzio, più utilizzato per brindare) al mondo, sono esclusivamente da Moscato bianco che nasce da terreni calcarei, con la sua tipica fragranza muschiata, ha un bell’equilibrio acido-zuccherino e una alcolicità moderata, con un evidente profumo di fiori bianchi, glicine, arancia e miele millefiori, con una nota speziata e agrumata di fondo.

Di recente la produzione si è allargata a tipologie differenti, con un minor residuo zuccherino che l’ha reso disponibile in versioni nuove, da demi sec a extra dry fino a brut, extra brut e pas dosé, tanto per quel che riguarda il vino spumantizzato con il metodo Martinotti quanto per il Metodo classico con rifermentazione in bottiglia: in questo modo la sua versatilità è aumentata in modo considerevole, rendendolo adatto a un consumo che va dall’aperitivo agli abbinamenti più articolati come ad esempio i crostacei ma anche i salumi e i formaggi freschi, oppure le carni bianche.

Il mixologist Giorgio Facchinetti
Asti Signature

Per quel che concerne il Moscato d’Asti, che non è uno spumante data la sua minima rifermentazione in autoclave che viene fermata una volta raggiunta una gradazione di circa 5% vol., è caratterizzato da una bassa gradazione alcolica e da una grande delicatezza che rimanda a profumi freschi, dal glicine al tiglio alla frutta gialla a sfumature di salvia e note agrumate. Vini da (ri)scoprire.

Foto per gentile concessione del Consorzio Asti Docg