La lady del Brunello: Emilia Nardi, un’imprenditrice di talento a Montalcino e il gusto sorprendente del suo cru Poggio Doria

Talentuosa, pluripremiata e infaticabile, Emilia Nardi guida una delle aziende che hanno reso il Brunello da Montalcino un’icona in tutto il mondo. Ci ha raccontato la sua storia e quella di un vino molto speciale: il cru Poggio Doria, Sangiovese in purezza dal finale notevole.

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Brunello di Montalcino Vigneto Poggio Doria DOCG- Tenute Silvio Nardi

L’azienda

Emilia Nardi è una donna che vale la pena conoscere: imprenditrice agricola di spessore, per il suo lavoro ha ottenuto nel 2003 dal Ministero dell’Agricoltura il Premio Dea Terra, nel 2018 è intervenuta alla sede centrale dell’ONU a New York nell’ambito di un evento come The voice of rural women for a sustainable and healthy future e l’anno dopo viene nominata Presidente di Confagricoltura Donna Toscana. Eppure, questa signora umbra della Val Tiberina arriva giovanissima a Montalcino in quella che diventerà la sua azienda quasi per caso, a causa della fine di un amore.

Racconta: “Mio padre mi mandò qui nel 1984, avevo vent’anni e venivo fuori da una storia d’amore tragica – che poi (sorride) ho scoperto che tutti abbiamo a quell’età. Non riuscivo a darmi pace, così lui, da uomo del 1907, ha pensato ‘mandiamola in campagna così forse si calma’. Solo la campagna nel 1984 non era quella di oggi, c’era un unico telefono dentro una cabina nella casa, non c’erano telefonini. Sono arrivata qui come segretaria e ho fatto la gavetta: non ho mai imparato a guidare il trattore, ma per il resto mi sono occupata di tutto.”

Crediti Andrea Dapueto

L’azienda Tenute Silvio Nardi è tra quelle che hanno tracciato la strada del Brunello di Montalcino: “La mia famiglia non è di origini nobili, siamo di origini agricole e legati fortissimamente all’agricoltura. Nel 1895, infatti, mio nonno fonda quella che allora era una bottega per la produzione di attrezzature agricole ritornando da emigrato dall’Argentina. Tra la fine del 1800 e i primi del Novecento e ancora poi nel periodo del fascismo è stata data grandissima importanza all’agricoltura. Mio nonno entrò nel business, tanto che in occasione della grande esposizione di Parigi furono addirittura esposte le sue attrezzature. Per questo motivo ci fu la necessità di aggiungere sempre più terra dove provare a testare le macchine, tutto quello che prima stava dietro al bove e poi dietro un trattore”.

Cantina storica- Tenute Silvio Nardi

“Subito dopo la Seconda guerra mondiale capitò allora l’occasione di acquistare l’azienda qui, che si aggiungeva a quella umbra. All’epoca stava finendo la mezzadria, iniziava l’avvento del trattore e dalla trazione meccanica, così a Montalcino mio padre trovò terreno fertile per vendere le sue attrezzature e questo è stato anche foriero per la nostra produzione di Brunello. Nel 1949 prende in affitto, un anno dopo compra la tenuta e i primi 400 ettari intorno alla fattoria con bosco, una terra poco arabile tranne qualche sparuto seminativo.” Silvio Nardi però è un imprenditore ambizioso e vuole allargarsi ancora, ma soprattutto desidera anche farsi amici produttori e proprietari terrieri della zona, così organizza una cena e li invita.

Crediti Andrea Dapueto

Erano solo quattro o cinque, anche produttori di grano”, ricorda Emilia, “e gli chiesero di partecipare alla nascita della nuova denominazione, dicendogli: ‘Abbiamo bisogno di un uomo d’affari come lei’. Mio padre accetta. Ecco allora nel 1954 la nostra prima annata di Brunello, che viene presentata un anno dopo alla mostra mercato nazionale, il Vinitaly di allora. Siamo entrati nella storia del brunello come i primi investitori ‘forestieri’ anche se il primo in realtà è il Poggione: loro erano fiorentini e noi fuori regione”. L’azienda cresce, si dota di collaboratori fidati, nel 1962 Silvio Nardi acquista la tenuta di Manachiara, 40 ettari, nel 1967 è tra i fondatori del Consorzio del Brunello di Montalcino e nel 1972 acquisisce il Castello di Bibbiano. E, racconta ancora Emilia, “man mano che qualche vicino vendeva o un mezzadro lasciava, mio padre investiva i buoni proventi dell’azienda di macchine agricole in acquisto di terreni.”

Nel 1984, quando entra in azienda, il padre ha 77 anni e lei trova nell’amministratore di allora, Battistelli, un mentore che le consente di arrivare a prenderne le redini. Negli anni Novanta iniziano una importante opera di zonazione dei vigneti, così come il programma di selezioni clonali che identifica cinque cloni ‘firma’ di Sangiovese grosso; poi il reimpianto graduale di tutto il parco vitato aziendale. Viene introdotto sempre in quel periodo anche lo studio delle maturità fenoliche: Con Giancarlo Pacenti siamo stati i primi a introdurle grazie al supporto del professor Yves Glories, che faceva da consulente a entrambi.” Lo sviluppo coinvolge esperti importanti come Andrea Paoletti e Eric Boissenot e oggi, parlando di Brunello (Tenute Silvio Nardi produce anche altri vini incluso, va da sé, un ottimo Rosso di Montalcino) si possono identificare tre diverse espressioni del vitigno principe: l’etichetta, che comprende l’inclusione dei due terroirs, e poi due cru come Manachiara e Poggio Doria su due versanti differenti.

Il cru Manachiara

Difficile scegliere, perché si tratta di peculiarità e personalità diverse, frutto di due tenute con altrettanti opposti versanti e otto macro parcelle, tra il versante nord-ovest di Casale del Bosco e la tenuta di Manachiara a sud-est, caratterizzati da altitudini, clima e suoli variegati ma accomunati da fitti boschi di macchia mediterranea e dei lecci simbolo di Montalcino.

Il vino

Da una parcella di cinque ettari del vigneto Oria, con la sua terra scura di origine vulcanica, ha origine il cru Poggio Doria. La prima annata è del 2005: prodotto a nord-ovest di Montalcino all’interno della tenuta di Casale del Bosco a circa 260 metri sul livello del mare, arriva da un terreno di diaspri, sabbie e argille da un sistema di allevamento a cordone speronato con 5200 piante per ettaro. Sangiovese in purezza, le uve vengono vendemmiate manualmente nella seconda metà di ottobre. Fermentazione e macerazione avvengono per 26 giorni in acciaio a temperatura controllata.

Affina per un anno e mezzo in tonneau di rovere francese di primo e secondo passaggio, cui fanno seguito altri 12 mesi in botti grandi di rovere di Slavonia. Passano altri tre anni in bottiglia (3500 sono quelle prodotte) prima di arrivare sul mercato. È un vino di estrema finezza, con un naso prezioso e complesso, di spezie, frutti rossi e una nota di vaniglia. In bocca c’è un’intensa mineralità, si ritrova una leggera speziatura, ha una trama fitta e il tannino è morbido, con un finale lunghissimo. Destinato a lunga vita, è buonissimo anche subito.

Foto per gentile concessione di Tenute Silvio Nardi

Indirizzo

Tenute Silvio Nardi- Casale del Bosco
53024 Montalcino – Siena – Italia
Tel. +39 0577808269

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