Il Prosecco che va contro gli stereotipi di (ogni) genere: Alice .G Metodo Classico di Cinzia Canzian

Un Prosecco Superiore Docg Metodo Classico da uve Glera che dovrebbe essere assaggiato da tutti gli “scettici” che fanno affermazioni tout court su questo vitigno: Alice .G rompe gli schemi con un sapiente mix di sapidità, mineralità e lunghezza. Un altro modo, un altro mondo.

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Le Vigne di Alice .G, il Prosecco Metodo Classico di Cinzia Canzian

La storia

Cinzia Canzian è una donna da conoscere, tanto elegante e compassata nel suo modo di porsi quanto vulcanica e iperattiva nella sua esperienza che l’ha portata a diventare vignaiola percorrendo le sue tappe in un mondo certo non semplice, per una ragazza che inizia a lavorare nell’azienda di quello che sarebbe diventato suo marito.

Appena laureata in lettere Umberto (Cosmo) mi ha subito mandato in giro a vendere senza un minimo di preparazione e – in quanto donna – subendo di tutto e di più. Avevo 26 anni e andavo in giro perfettina con la mia valigetta e i depliant: la maggior parte delle persone con le quali mi relazionavo erano uomini che nella migliore delle ipotesi tendevano a sottovalutarmi. È stata un’esperienza importante, da giovanissima avevo già fatto la commessa in un negozio di abbigliamento per bambini e conoscevo la ‘stranezza’ femminile (ride), ma mi mancava il segmento maschile e i disturbi maschili sono più fastidiosi (sospira)”. Però Cinzia riesce ad aprire il segmento della regalistica, affronta ogni aspetto e si muove in tutti gli ambiti della cantina, dalla vendemmia, all’imbottigliamento, al magazzino a confezionare.

Si inventa una delle primissime newsletter in Italia, crea un bel rapporto con la clientela e prova a introdurre nuove modalità per accoglienza ed enoturismo: “Girando il mondo mi sono resa conto di come all’estero fossero molto più avanti di noi, avevo visitato le distillerie Scozzesi e negli anni Novanta erano già organizzatissime, c’erano già i tour di accoglienza, i bed & breakfast e così anche in America, sia nella Napa Valley sia a Sonoma. Così ho cercato di portare in azienda un sistema simile, partendo dalla formazione di tutto il personale affinché ognuno fosse preparato a rispondere allo stesso modo a chi veniva a comprare il vino.” Nel 1999 lascia Bellenda e inizia a lavorare con i consorzi e Treviso Doc, assaggia tantissimo, prepara anche qui i produttori all’accoglienza, organizza manifestazioni come Di Vino in Vino e si crea una rete di relazioni fitte.

L’incontro fondamentale è però quello con Pietro Pellegrini, suo attuale distributore principale, che nel 2003 è in cerca di un Prosecco da inserire nella sua offerta: “Da visionario qual era, mi disse che cercava qualcosa di diverso, magari un progetto al femminile. Così me la buttò lì, chiedendomi di provarci per conto mio. All’inizio sembrava uno scherzo e poi è diventata una cosa seria.” Cinzia ci pensa su, perché avrebbe dovuto avere l’appoggio di Bellenda:Non è che uno possa mettere in piedi una cantina di spumantizzazione dall’oggi al domani. Così si creava di nuovo un collegamento dal quale avevo cercato in ogni modo di staccarmi, era anche un momento un po’ difficile per me, però mi sono detta: proviamo!”.

L’azienda

L’avventura inizia in due con Pier Francesca Bonicelli – la prima vendemmia è quella del 2004, Le Vigne di Alice nasce il 27 gennaio del 2005 – poi le strade si dividono e Cinzia va avanti da sola; nel frattempo, per non farsi mancare nulla, da un paio d’anni si stava occupando in toto anche del bellissimo omonimo Resort nei pressi della cantina sui colli di Carpesica, frazione di Vittorio Veneto. Tempi impegnativi ma di grande soddisfazione, perché Cinzia si prende carico dello sviluppo all’estero e viaggia moltissimo per promuovere il suo marchio e i suoi vini. Vini che sono decisamente fuori dal coro e arrivano da una dozzina di ettari di proprietà.

Sicuramente, quello di ragionare diversamente dal solito è un atteggiamento che mi sono portata dall’esperienza in Bellenda, soprattutto l’idea di tirar fuori il meglio da un territorio senza adagiarsi e, per carità, anche senza dimenticare quanto sia proprio un prodotto come il Prosecco Extra Dry ad aver permesso a tutti di spingersi a fare qualcosa di più, aprendo le porte al consumatore e a noi produttori per fare ricerca. E poi, a quelli che fanno discorsi generici su quantità e qualità vorrei chiedere se si rendano conto di quanti milioni di bottiglie producano le maison di Champagne…”. E a proposito di ricerca, quando lei inizia a muoversi nella sua ricerca sul Prosecco con l’utilizzo del metodo classico gli ostacoli maggiori arrivano proprio dal Consorzio con il presidente di allora, il quale al Vinitaly le sbraita: “Che cosa vi siete inventati?”.

Eppure, racconta Cinzia, “la fermentazione in bottiglia secondo metodo classico è nel disciplinare dal 1969, allora cosa urli a fare? Al di là di questa uscita negli anni c’è stato però un importante cambiamento a livello di preparazione scolastica che ha fatto andare le cose in un’altra direzione, così ci sono stati tanti giovani che hanno voluto fare qualcosa di diverso, anche perché il mondo oggi chiede a gran voce la tutela di ambiente e territorio. In questo senso il Consorzio Conegliano Valdobbiadene ha il grande merito di aver ridiscusso l’uso dei pesticidi, forse l’unico, dal 2019 quando i comuni hanno bandito del tutto l’uso degli erbicidi e del glifosato in modo particolare. Perché parlare male del Prosecco quando in giro ci sono situazioni molto peggiori? Facciamo allora un mea culpa nazionale!” Così la nuova generazione ha iniziato a pensare in modo alternativo al Prosecco, è tornato in auge il sur lie quando era ormai quasi scomparso e sono iniziati tanti altri esperimenti.

E noi con loro, perché abbiamo sempre avuto voglia di seguire le minoranze. In ogni caso quando presento il Prosecco parto da quel genio visionario di Antonio Carpenè (vero pioniere delle bollicine in Italia nella metà del XIX secolo), perché bisogna spiegare da dove siamo partiti. Cerco di far capire che ogni vino è frutto di un momento storico-economico particolare di un territorio, così si capisce che negli anni Sessanta del secolo scorso i produttori non si mettevano certo a pensare alle rese”.

In un ambito che vede la qualità del prodotto a livelli medio alti e in un mondo la cui comunicazione è ancora fortemente ancorata agli stereotipi”, continua Cinzia, “conta tanto l’immagine che trasmetti. Io poi cerco di metterci la faccia il più possibile e nel momento in cui mi racconto la persona che è dall’altra parte crede in me o non crede in me, la vedo in questo modo”.

Il vino

Più di un vino tra quelli prodotti da Le Vigne di Alice mi ha colpito, ma è il .G quello che ha lasciato il segno, soprattutto dopo una verticale che ne ha svelato i tratti dalla sua prima edizione del 2009 all’ultima in commercio che è il 2015, “nato come una provocazione al mondo maschile e a sfidare gli stereotipi legati al vino, poi giocando anche sul fatto che fosse il primo anno della Docg, quindi c’era l’aggiunta della g alla doc, un punto di partenza e non un punto di arrivo.”

Se Cinzia Canzian sta meditando di cambiargli il nome, questo Prosecco Superiore Docg Metodo Classico da uve Glera dovrebbe essere assaggiato da tutti gli scettici che fanno affermazioni tout court e senza senso su questo vitigno, meglio ancora degustato alla cieca. I terreni sono argillosi-calcarei, ricchi dei residui di morena glaciale dell’antico ghiacciaio del Piave, a un’altitudine media di 190 metri. Allevamento a Sylvoz, con densità di impianto media di 3500 piante per ettaro; la vendemmia avviene nella seconda metà di settembre con una resa media di 70 ettolitri per ettaro.

Nel corso della prima fermentazione un 20% va in tina grande, il restante in acciaio senza controllo di temperatura. Assemblaggio e tirage vengono effettuati dopo un affinamento di circa 6 mesi sulle fecce fini. Fermenta poi in bottiglia per 24 mesi alla temperatura di 14 °C. Se nel 2015 si ritrovano un perlage finissimo e una grande freschezza, tra mallo di pesca, noce acerba, mela renetta e note aromatiche al naso, in tutte le annate andando a ritroso c’è un filo conduttore che lega ciascuna di esse attraverso sapidità, mineralità e lunghezza, con una 2009 davvero sorprendente. Un altro modo, un altro mondo.

Indirizzo

Le Vigne di Alice S.R.L

via della Chiesa 20- 31029 Vittorio Veneto TV
Tel/fax +39 331 749 5020
info@levignedialice.it

Sito Web