Il primo spumante prodotto fra Italia e Slovenia: Sinefinis, oltre i confini della Ribolla

Uno spumante “transfrontaliero”, un po’ italiano e un po’ sloveno: nato dalla collaborazione fra Robert Princic e Matjaz Cetrtic, il metodo classico di Gradis’ciutta è una vera chicca per estimatori. Curiosi di scoprire come viene realizzato? Ve lo spieghiamo qui.

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Ribolla Gialla Sinefinis

Tra i fiumi Isonzo e Judrio, ai piedi delle Prealpi Giulie, il Collio è stata la prima zona a Denominazione di Origine Controllata del Friuli-Venezia Giulia e nel 1964 è stato uno dei primi consorzi di tutela in Italia. Gradis’ciutta nasce proprio in questa bellissima terra di confine.

Racconta Robert Princic, il quale per sei anni del Consorzio è stato presidente: “Con un cognome come il mio – che di per sé qui rappresenta una garanzia – sarebbe stato facile. Chiaramente, però, non sono Doro Princic, sebbene in tanti ci confondano. Tra l’altro, anche mio padre si chiama Isidoro come il papà di Sandro. Così quando ho iniziato non mi è sembrato corretto usarlo. A 500 metri da qui c’è un piccolo borgo che si chiama Gradis’ciutta o Gardiscutta o ancora Gradiscutta in base al luogo da cui si arriva. Non avevo fatto grandi corsi di marketing, quindi mi sono scelto un nome difficile come il primo.”

Robert finisce la scuola enologica a Conegliano, fa il servizio civile e a vent’anni prende in mano l’azienda. “Mio padre mi ha detto: arrangiati e vai, l’azienda è tua. Non è semplice con un padre che comunque voleva dire la sua, ma è stato molto coraggioso, mi ha fatto imparare tante cose, perché è molto più facile fare il ‘figlio di’ che il titolare.Gradis’ciutta parte con una decina di ettari e un’attività che fino ad allora non prevedeva l’imbottigliamento: “Mio padre è uomo di campagna, più che di cantina: raccoglieva le sue uve, vinificava e poi commercializzava all’ingrosso. Era abbastanza tipico da queste parti non occuparsi di tutta la filiera. Negli anni ‘90 sono nate tantissime aziende qui nel Collio, ora sono più di un centinaio ma in passato non superavano la ventina. Così abbiamo iniziato a crescere prendendo il nome da questo borgo, una collina in realtà: attorno a essa ci sono i nostri vigneti storici. Il primo vigneto di mio nonno guardava questa collina e questo è il motivo del nome, perché qui su sono sempre concentrati i nostri terreni più importanti. Nel tempo abbiamo aumentato le superfici e ora lavoriamo circa 40 ettari di superficie vitata su 50 complessivi.

Il Collio è un territorio da grandi vini bianchi, i quali rappresentano circa l’85% della produzione tra gli autoctoni Ribolla, Friulano e Malvasia e le varietà internazionali come Pinot Grigio, Chardonnay e Sauvignon. Ci racconta Princic: “Il nostro obiettivo è fare qualità. Nel 2008 abbiamo scelto di andare verso il biologico al 100% (il processo si è concluso nel 2018 con la certificazione). Anche lì uno scontro generazionale, perché mio padre non capiva il motivo di tornare indietro e ricominciare a sfalciare sotto le viti o a zappare dove serviva. L’ho avuta vinta io, ma adesso ne è orgoglioso. Si è trattato di una scelta complessa, perché nella regione più piovosa d’Italia fare biologico è complicato: servono tanta cura e attenzione ai dettagli, ancor più in un’azienda come la nostra cresciuta negli anni, allargandosi con 25 corpi fondiari separati in varie zone, da Gradis’ciutta verso San Floriano, per arrivare fino a Ruttars e poi anche a un terreno al di là del confine.

La parola sostenibilità è ormai quasi fastidiosa da pronunciare, ma qui cerchiamo di praticarla sul serio, anche nei confronti di chi ci lavora e quotidianamente respira l’aria nei vigneti. Mi ricordo nel 2008, l’anno della svolta, quando uno dei miei collaboratori mi disse ‘l’aria è sempre più pesante, difficile da respirare’. Perché volente o nolente era un’annata piovosa e bisognava intervenire più volte: ma una cosa è usare rame e zolfo e un’altra prodotti più invasivi che sì difendono la vite, ma all’organismo umano bene di certo non fanno. Adesso quando faccio analizzare una mia bottiglia e la confronto con un altro vino convenzionale vedo che tutti i valori sono sotto i 0,03 milligrammi litro o anche meno, quindi significa che non c’è niente. Cerco sempre di monitorare nei minimi dettagli i miei vigneti e usare la scienza, il che vuol dire capire che se c’è umidità bisogna usare un po’ di rame in più; se non serve fare non si fa. C’è ancora questo scontro tra convenzionale e biologico e si dice che il rame è un metallo pesante e rimane nel terreno: io posso parlare per il mio, avendo iniziato nel 2008 siamo arrivati al 2021 e i parametri sono del tutto allineati ai terreni lavorati in modo convenzionale, perché le quantità sono talmente basse che non incidono.”

La prima etichetta di Gradis’ciutta arriva nel 1997 e ora la produzione oscilla tra le 180 e le 200.000 bottiglie all’anno e a questo proposito Robert fa un inciso: “Se lavorassimo in regime convenzionale ne potremmo fare quasi il doppio”. Abbiamo assaggiato diverse bottiglie e non c’è dubbio che la produzione di questa azienda sia improntata all’alta qualità e a un’identità decisamente forte, che si percepisce anche nei vini più giovani che lasciano presagire evoluzioni interessantissime, ma ci ha colpito una bottiglia davvero fuori dagli schemi.

Racconta Princic: “Ottenuto il diploma avrei voluto laurearmi o andare all’estero, ma c’era da lavorare a casa. Così decido di frequentare un master in Wine Business a Trieste: in questa occasione conosco Matjaz Cetrtic, un produttore sloveno che stava a 200 metri da qui. Non lo conoscevo malgrado avessimo la stessa età: per assurdo, se non ci fosse stato un confine di mezzo probabilmente saremmo stati a scuola insieme. Così diventiamo amici e alla fine del percorso formativo decidiamo come progetto finale del master di realizzare insieme un vino, la cui unicità sarebbe stata nel suo essere transfrontaliero, un po’ in Italia e un po’ in Slovenia, ‘made in Europa’ insomma, orgoglioso di essere comunitario. Per uno che vive sul confine è fantastico, perché significa potersi spostare liberamente e non come succedeva in passato con un lasciapassare che ti chiedevano ogni volta.

Funziona così: ciascuno di noi vinifica una base poi assembliamo le due masse. All’inizio era un gioco e poi abbiamo creato un’azienda. Il vitigno che utilizziamo in purezza è la Ribolla Gialla che fa circa 42 mesi di affinamento sui lieviti e abbiamo scelto un metodo classico anche perché non volevamo fare una cosa banale: è stato presentato la prima volta nel 2011 a Roma con i due presidenti della Repubblica (allora c’era Napolitano) e quest’anno verranno omaggiati di un magnum Mattarella e Pahor. Ora abbiamo in commercio la 2014 che ha circa 70 mesi, con un dosaggio di 4 grammi/litro.”

 

Come si chiama? Ha un nome naturalmente evocativo come Sinefinis e a seconda dell’annata se ne producono dalle 10 alle 25 mila bottiglie. È un vino di grande freschezza ed eleganza con gli aromi tipici del vitigno: da bere subito come aperitivo o con piatti a base di pesce. Oppure da aspettare, anche per un bel po’.

Indirizzo

Gradis’ciutta

Località Giasbana, 32/A, 34070 San Floriano del Collio GO

Tel: 0481390237

Sito Web