La grinta del Chianti in un vino di gran classe: CeniPrimo, il sangiovese in purezza firmato Ricasoli

Gli eredi del Barone di Ferro (nonché pioniere del Chianti) Bettino Ricasoli firmano un rosso che coniuga identità di territorio, corpo ed eleganza. Per gli amanti dei classici con stile.

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L'azienda

Sono ormai quasi nove secoli quelli che uniscono la storia della famiglia Ricasoli al vino. Tra i nobili dignitari feudali dell’Impero di Carlo Magno, proprietari del Castello di Brolio già allora, i Ricasoli furono i primi a dedicarsi allo sviluppo di agricoltura e vigneti: l’albero genealogico della famiglia, rappresentato in una stampa del 1584, riproduce una delle più antiche immagini del Chianti.

Un lungo percorso vede questi nobili passare dalle battaglie contro Siena all’unità d’Italia fino ai tempi di Bettino Ricasoli, noto come il Barone di Ferro, Presidente del Consiglio dei Ministri per due mandati nel dopo Cavour. Fu grazie a lui che nacque la formula del Chianti, quello che ora è Chianti Classico, nel 1872. Ci racconta Francesco Ricasoli, anima e guida dell’azienda: “La prima cosa che viene in mente sono la nostra storia e la grande tradizione certo, va però anche detto che la Ricasoli è andata avanti nei secoli perché è sempre stata capace di rigenerarsi e di essere creatrice di nuove tradizioni”.

“Io dico sempre che la tradizione è qualcosa di dinamico, non può essere statica, altrimenti muore. Perché le tradizioni mutano e si trasformano, così come tutti noi. L’importante è rappresentare sé stessi nel contesto in cui storicamente ci si trova. E questo è il punto di partenza. Devo rendere merito ai nostri antenati che hanno saputo fare grande questo luogo e il suo nome, poi ci sono i corsi e ricorsi della storia con i loro alti e bassi: negli anni ‘70 e ‘80 questa azienda era stata acquisita da multinazionali straniere che ne hanno rovinato il prestigio e l’awareness fin tanto da perderne quasi la credibilità. Questa però è stata in un certo senso anche la nostra fortuna, perché è stato l’unico modo per riacquistarla, riprenderla in mano e risanarla. È stato un percorso che tra un po’ arriverà a celebrare i 30 anni dato che è iniziato nel 1993.

È un’azienda in rapido movimento, in effetti, questa. Così, continua il barone: “Quel che ci contraddistingue anche oggi è invece il legame con il futuro: pochi sanno che questa è forse una delle aziende più intraprendenti per quanto riguarda ricerca e sperimentazione non solo per conto suo ma soprattutto anche con università e istituti di ricerca, privati e pubblici. Il caso più emblematico è quello dello studio di tutti i suoli di Brolio fatti con il CREA ormai tanti anni fa che ci ha portato poi a sviluppare un approfondimento sui Sangiovesi impiantati su suoli diversi. Alla fine, si parla sempre di sangiovese però con declinazioni più particolari, un mondo immenso. Quello che abbiamo fatto è ricercare l’espressività del Sangiovese in purezza impiantato però su terreni molto differenti tra loro e questo ha destato tantissimo interesse. Qui si trovano la personalità, l’equilibrio, l’eleganza la finezza e la bevibilità. Alla fine, il vino è fatto per essere bevuto, non per essere degustato.”

Questa realtà è la più estesa in termini di ettari di tutta la denominazione del Chianti Classico: 1200 ettari di cui 240 di vigneti e “un grande rispetto della biodiversità, perché abbiamo 800 ettari di bosco”. Si trovano 19 suoli diversi con diverse esposizioni, dai 220 ai 500 metri sul livello del mare: “Combinazioni differenti, più di 200 vinificazioni separate e nel corso degli anni abbiamo iniziato a tracciare la storia di ciascuna parcella, per cui esiste una ricchezza di informazioni e notizie che permettono anche di valorizzare dei cru: una grande vigna è quella che dimostra lo stesso carattere anche in annate molto diverse tra loro. Questo non è che te lo insegni qualcuno, lo devi solo sperimentare e provare nel tempo”.

Il vino

A testimonianza di tutto questo, tra i quattro Gran Selezione prodotti, ecco il CeniPrimo, Sangiovese in purezza che arriva da un vigneto di 6,35 ettari esposto a sud-ovest a 300 metri. Quello che per primo nella denominazione del Chianti Classico ha ricevuto 100/100 di valutazione da parte di James Suckling. Il punteggio perfetto, quindi, per un cru dalla vallata del fiume Arbia con un suolo complesso che origina da un terrazzo fluviale risalente al Pliocene-Pleistocene: depositi limosi, poco scheletrici con presenza di argilla, non molto calcarei e poveri di sostanza organica.

Le uve sono raccolte a mano, diraspate e trasferite per gravità in vasche troncoconiche di acciaio inox da 100 hl e inoculate con lieviti selezionati. La fermentazione e macerazione sulle bucce è di circa 14-16 giorni e l’affinamento avviene in tonneaux da 500 litri di cui il 30% nuovi e il 70% di secondo passaggio per 18 mesi. Un vino di grande eleganza, questo 2018: un giovanissimo con una lunga vita davanti a sé ma già in grado di stupire per il suo equilibrio, la finezza vellutata dei tannini, l’acidità scattante e un corpo di carattere. L’identità della terra.

Foto: Crediti Azienda Vinicola Ricasoli