Meme Fattoria di Petrognano, tutta la personalità di un Chianti moderno

Fermentazione in ceramica, recupero dei vitigni autoctoni e grande rispetto per l’ambiente. Questi i capisaldi dell’azienda guidata da Emanuele Pellegrini. Alle spalle, quattro generazioni di esperienza vinicola. All’orizzonte, tante idee da realizzare per valorizzare il territorio di Montelupo.

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Weekend Wine

Questa azienda oggi vive quella che potremmo definire una fermentazione fuori dai tini, c’è un grande spirito di innovazione e tanta voglia di fare nel rispetto di quella che è la lunga tradizione della famiglia Pellegrini dal 1963. Io sono un’enologa, sono arrivata nel 2019 e la mia idea è di fare una viticoltura di precisione per cercare il meglio del meglio in funzione delle caratteristiche di ogni vigneto, unendo tutto questo a un valore come la sostenibilità. La cosa davvero importante è che il vino nasca in vigna.

Parole di Monica Rossetti, italo-brasiliana moglie di Emanuele Pellegrini, imprenditore che nel 2011 alla morte del nonno ha iniziato un processo di ammodernamento nella visione generale concentrandosi sui vitigni autoctoni, vinificandoli il più possibile in purezza. Sempre nel 2019 si è messo in moto il progetto Animavitis, programma di gestione vitivinicola di precisione destinato a definire i cru aziendali attraverso una maggiore conoscenza dei microclimi legati al singolo vigneto migliorandone le tecniche applicate.

Relativamente a Fattoria di Petrognano sulle colline di Montelupo Fiorentino, si parla di una realtà arrivata alla sua quarta generazione con una dimensione di circa 85 ettari dei quali 25 vitati (qui si produce anche un eccellente olio extravergine d’oliva a indicazione geografica protetta) e l’idea di utilizzare soltanto uve proprie. I vigneti sono in collina a 250 metri sul livello del mare con esposizione a sud – sud/ovest. 17 ettari sono destinati al Sangiovese, 3 al Canaiolo e gli altri a Trebbiano Toscano, Syrah e Merlot.

Continua Monica: “Stiamo iniziando delle ricerche in collaborazione con l’Università di Firenze, andiamo alla ricerca di un biologico che unisce in sé più concetti, facendo in modo di essere il più naturali possibile senza però essere filosofici e studiando i terreni con mappature specifiche anche in funzione dei vigneti da impiantare. Stiamo sviluppando un progetto sulla terracotta, ricordo che Montelupo è la città della ceramica, nella quale fare lunghe fermentazioni con un’ossidazione misurata. Qui abbiamo terreni argillosi che regalano una carica tannica importante; il nostro scopo è valorizzare al massimo la materia prima interpretando ogni parcella per le sue caratteristiche specifiche”.

Meme è il nome affettuoso con il quale veniva chiamato nonno Emanuele ed è un Chianti Superiore Docg molto interessante, nel quale un dieci per cento di Canaiolo si unisce al Sangiovese che la fa da padrone. Fermenta in acciaio e affina sia in acciaio sia in vetro.

Ha un bel colore vivace, rosso rubino, profumi intensi che vanno dalla ciliegia alla macchia mediterranea che si ritrova in bocca con una speziatura fine e non troppo invadente insieme a un’acidità ancora scalpitante: il tutto per una complessiva estrema piacevolezza. Le carni bianche arrostite rappresentano un abbinamento ideale, ma corpo e freschezza lo rendono più che adatto anche a piatti di pesce azzurro come sgombro e sarda o una ricca zuppa di pesce.