Alois Lageder: due secoli di storia vinicola e il Löwengang 2018, tra i migliori Chardonnay italiani

Sei generazioni per quasi due secoli di storia. I Lageder sono una famiglia importante per il mondo vinicolo dell’Alto Adige, Un’azienda che ha fatto della biodinamica un tratto distintivo che va di pari passo con concetti come sostenibilità e biodiversità.

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La Storia e il vino Löwengang

Alto lignaggio e lunga tradizione, un’attività che vede in vigna la sesta generazione dopo ormai quasi due secoli di storia, i Lageder sono una famiglia importante per il mondo vinicolo dell’Alto Adige. Alois ha lasciato da poco il testimone della cantina e della magnifica Tenuta di Magrè nelle mani dei figli Alois Clemens e Helena, i quali avranno il compito di portare avanti un’azienda che ha fatto della biodinamica affrontata con serietà e passione un tratto distintivo che va di pari passo con concetti come sostenibilità e biodiversità.

I cinquantacinque ettari coltivati a vite, integrati con quelli dei vignaioli collaboratori che si stanno avvicinando alla visione dei Lageder, vedono un importantissimo patrimonio in termini di biodiversità, di aree e terreni con microclimi differenti e vitigni con espressioni eterogenee, con il minimo comun denominatore di un’integrazione tra vigna, piante e animali.

Passeggiando in mezzo ai vigneti, dopo la vendemmia e fino alla primavera quando tornano in malga si incontrano i buoi, liberi di muoversi tra i filari. Vivono all’aperto e contribuiscono, oltre alla fertilità del terreno, a controllare le piante infestanti: verranno macellati dopo almeno tre o quattro anni per finire nei piatti della Vineria Paradeis dopo essersi nutriti soltanto di quel che trovano e di un po’ di fieno al primo gelo. Quelli della Tenuta Alois Lageder sono vini di carattere e personalità: significativa l’uscita dalla DOC Alto Adige per le nuove annate delle linee Capolavori e Composizioni, mentre i Vitigni classici rimarranno nella classificazione.

Sul mercato per prima in versione IGT Vigneti delle Dolomiti sarà un’etichetta simbolo come lo Chardonnay Löwengang 2018: “abbiamo scoperto di avere idee diverse in alcuni punti essenziali, sia in viticoltura sia in vinificazione” ha dichiarato Alois Clemens Lageder relativamente al rapporto con il Consorzio Vini Alto Adige. Alla ricerca di freschezza, tensione e finezza che ne caratterizzano da sempre i prodotti, il tema è poter produrre vini con queste peculiarità: “ci manca il margine di manovra: se è possibile produrre vini pesanti a 15,5° alcolici nella DOC, allora dovrebbe essere consentito produrre anche vini con bassi valori alcolici”. Tutto questo anche in un clima mutevole come quello attuale che richiede di percorrere strade differenti, come coltivare ad altitudini maggiori o utilizzare nuovi vitigni o ancora differenti metodi di vinificazione.

Il Löwengang 2018, tra i migliori Chardonnay italiani, non delude le aspettative. Se l’ideale è aspettarlo almeno ancora qualche anno perché esprima al meglio la sua classe, sorseggiandolo ora dopo una fermentazione spontanea in barrique e in legno grande e il contatto sulle fecce nobili per un anno al massimo prima dello stesso periodo di affinamento in bottiglia, l’impressione è di notevole freschezza. Giallo oro, frutta bianca e ancora un leggero aroma tostato al naso, è un vino di struttura e con intense note di sapida mineralità. Già elegantissimo.