A Londra è boom: le riaperture di pub e ristoranti fanno il tutto esaurito, sold out fino a giugno

Al termine della chiusura più lunga della moderna storia inglese, senza paragoni persino in tempi di guerra, a prospettarsi è un autentico boom dei consumi.

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La Notizia

La luce sul fondo comincia a brillare più forte, ed è un tunnel che sbuca oltre Manica. La notizia è che la riapertura di pub e ristoranti inglesi il 12 aprile ha segnato, nonostante il permanere delle norme di distanziamento, un boom senza precedenti negli esercizi di somministrazione, già sold out fino a giugno.

Per il momento il servizio può svolgersi solo all’aperto, ma in base al cronoprogramma governativo da metà maggio sarà possibile accomodarsi anche negli spazi interni. Per questo in tanti, privi di sufficienti dehors, hanno preferito aspettare, soprattutto nel centro cittadino, mentre le periferie pullulano di sedie e tavolini.

I londinesi l’hanno chiamato “Manic Monday”, il lunedì pazzesco, riecheggiando uno storico successo delle Bangles. Al termine della chiusura più lunga della moderna storia inglese, senza paragoni persino in tempi di guerra, a prospettarsi è un autentico boom dei consumi. Inoculato nel corpo esausto del business dall’ago di una campagna di vaccinazione record.

Nell’intera metropoli è praticamente impossibile trovare un posto a sedere a qualsiasi ora del giorno, tante sono le prenotazioni fioccate sui locali aperti insieme all’ultima nevicata primaverile. Il servizio si svolge senza soluzione di continuità da pranzo a cena, in modo da accomodare più persone possibili.

Ma ci sono anche insegne che non luccicano più: sono quelle dei locali spazzati via dalla pandemia, che non riapriranno mai, probabile preda di imprenditori avvoltoi. Secondo Standard & Poor’s sono almeno 6000, nonostante le misure di sostegno governative (la cassa integrazione per i dipendenti, i fondi per i proprietari, i menu sovvenzionati dal governo durante le finestre di apertura, il blocco ai pagamenti dei fornitori e la mancata tutela dei proprietari dei muri, le categorie più penalizzate).

Non ce l’hanno fatta i piccoli esercizi a gestione familiare, privi di risorse finanziarie adeguate. Cancellate circa 10mila licenze per la somministrazione di alcolici, sottraendo le coraggiose e sparute inaugurazioni si arriva alla cifra monstre di 5970 caduti.

Parliamo di un comparto che in Gran Bretagna ha un peso economico tutto suo: la maggior parte dei pub appartiene a gruppi quotati in borsa, come Green King, Stonegate ed Ei Group, i cui fatturati sono rispettivamente di 2 miliardi, 770 e 700 milioni di sterline. In generale la previsione degli analisti è florida per gli esercizi con dehors in periferia, più incerta per i locali del centro, a causa dello smart working che ha spostato il baricentro metropolitano.

Saranno necessari almeno tre anni, si calcola, per tornare ai livelli pre-pandemici, tenendo in considerazione anche la crisi pregressa del settore: i consumi di birra erano già in calo nel paese (-16% in 10 anni), a causa del salutismo e della voga delle birre artigianali, nonché di costi fissi per manodopera strutturalmente elevati.

Fonte: Il Sole 24 Ore