Oltre 65 gradi: quali sono le 15 birre più alcoliche del mondo

Se siete abituati a pensare alle birre come bevande poco alcooliche, questa classifica vi sorprenderà per le gradazioni piuttosto elevate, al pari di un distillato se non oltre.

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La Birra

L’immagine sarà anche un po’ stereotipata, ma la birra ghiacciata da bere in riva al mare è probabilmente ancora oggi uno dei pensieri che, sovente, capita a tutti noi di associare all’idea d’estate. L’evoluzione del mondo brassicolo ha permesso di aumentare quasi a dismisura le tipologie di birre che è possibile gustare, grazie alla nascita e allo sviluppo di tante realtà artigianali oltre che alle conseguenti scelte di mercato dei grandi marchi che hanno ampliato la propria offerta con nuove etichette e lavorazioni.

A prescindere dai cambiamenti registrati, la birra ha conservato a grandi linee le sue caratteristiche, quelle di una bevanda il cui grado alcolico normalmente è del 4,5%. Ogni appassionato di statistica sa bene quanto la media rappresenti la sintesi di un fenomeno che può però presentare differenze molto rilevanti, e la birra non è da meno. L’occasione idonea per classificare le birre in base al grado alcolico si è avuta lo scorso 7 aprile negli Stati Uniti grazie alla Giornata Nazionale della Birra, una fotografia che ha permesso di scoprire prodotti dal grado alcolico a dir poco sorprendente, la conferma che il valore medio di un fenomeno non sempre è sufficiente per descriverlo nel modo più accurato.

Gradazioni da distillati estremamente invecchiati, abbinamenti gastronomici azzardati, fragranze inusuali: nella classifica delle 15 birre più alcoliche ci si può imbattere davvero in bottiglia incredibili!

1. Brewmeister – Snake Venom

Gradazione alcolica: 67,5%

La birra più alcolica del mondo è stata lanciata nel 2013 dal birrificio scozzese Brewmeister: malto di torba affumicata e lieviti di champagne e birra portano all’incredibile gradazione di 67,5%.

2. Brewmeister – Armageddon

Gradazione alcolica: 65%

Brewmeister si aggiudica anche la “medaglia d’argento” grazie ad un mix di birra e whisky prodotto con malto, grano e fiocchi d’avena, il tutto corroborato da acqua proveniente da sorgenti scozzesi.

3. Koelschip – Start the Future

Gradazione alcolica: 60%

Start the Future, del micro birrificio olandese Koelschip, non è per i deboli di cuore e potrebbe non esser indicata neanche per i puristi della birra a causa del suo particolare sapore.

4. BrewDog / Schorschbräu – The Strength in Numbers

Gradazione alcolica: 57,8%

Una birra nominalmente belga prodotta in collaborazione tra birrifici scozzesi (BrewDog) e tedeschi (Schorschbräu). The Strength in Numbers è una birra abbastanza nuova prodotta mescolando una Golden Ale belga invecchiata per 10 anni in botti di whisky con una Eisbock, una birra prodotta attraverso un processo di congelamento e rimescolamento della birra. I due birrifici affermano che questa è, in effetti, la più forte birra del mondo prodotta con metodi di produzione tradizionali.

5. Schorschbräu – Schorschbock 57% finis coronat opus

Gradazione alcolica: 57,7%

Schorschbräu già prima della collaborazione con BrewDog si era cimentata nella produzione di birre estremamente alcoliche, come la Schorschbock 57, consigliata solo a chi ha la gola di ferro.

6. Rock Bottom Campbell – PT’s Punch

Gradazione alcolica: 56%

PT’s Punch deve il suo nome al sapore fruttato, ed è realizzata dal birrificio Rock Bottom Campbell a San Jose, una birra prodotta utilizzando il frutto della passione, arancia e guava.

7. BrewDog – The End of History

Gradazione alcolica: 55%

BrewDog, già presente in questa classifica con altre bottiglia, si aggiudica il premio per la birra più costosa grazie alla The End of History, il cui costo si aggira sui 780 dollari per l’edizione limitata contraddistinta dalle note di ginepro e ortiche.

8. Koelschip – Obilix

Gradazione alcolica: 45%

Seconda etichetta per Koelchip che questa volta ha scelto il nome ispirandosi al fumetto francese di Asterix: una birra che ha conquistato il mondo della birra al suo rilascio ma che è divenuta davvero introvabile poiché venduta sempre in edizione limitata.

9. Schorschbräu – Schorschbock 43

Gradazione alcolica: 43%

 Schorschbräu entra nuovamente in classifica, questa volta grazie alla Schorschbock 43. Come accaduto già con la Schorschbock 57 tuttavia, il gusto particolare non ha entusiasmato gli appassionati di birra.

10. BrewDog – Sink the Bismarck

Gradazione alcolica: 41%

Terza menzione per BrewDog con una birra dal nome provocatorio: il birrificio scozzese ha conquistato un bel po’ di scettici con la sua Sink the Bismarck, che è una birra chiara dal gusto eccellente nonostante il suo livello di alcol.

11. Baladin – Esprit De Nöel

Gradazione alcolica: 40%

L’Esprit de Nöel del birrificio Baladin di Piozzo è la birra più forte d’Italia. Questa birra liscia e dal colore paglierino è stata invecchiata in botti di rovere per 3 anni e sembra più una bottiglia di Soave che una birra artigianale.

12. Struise – Black Damnation VI – Messy

Gradazione alcolica: 39%

Questa imperial stout si distingue perché utilizza l’alta gradazione alcolica per esaltare il suo sapore. Questa gemma del birrificio belga Struise sa di caffè, cioccolato e whisky torbato, imperdibile per gli appassionati di birra scura.

13. BrewDog – Tactical Nuclear Penguin

Gradazione alcolica: 32%

Lanciata nel 2009, la Tactical Nuclear Penguin di BrewDog era la birra più forte del mondo in quel momento e probabilmente quella che ha innescato l’attuale frenetica competizione tra i micro birrifici per crearne di più forti.

14. Sam Adams – Utopias 2017

Gradazione alcolica: 28%

Un’altra birra forte che privilegia il gusto, The Utopias 2017 di Sam Adams utilizza diversi ceppi di lievito e viene invecchiata in più barili precedentemente utilizzati per produrre tutti i tipi di liquori per ottenere un sapore fruttato, maltato e dolce.

15. DuClaw – Colossus

Gradazione alcolica: dal 17,3% al 21,52%

Altra rappresentante degli Stati Uniti, la Colossus di DuClaw è una chiara birra ambrata con note di toffee, caramello, pera e ciliegia.

Fonte: finedininglovers.com