Teniamoli d’occhio: 11 vini italiani e una birra da provare a primavera ma anche tutto l’anno

12 assaggi, per l'esattezza 11 vini e una birra tra cui diverse new entry nei rispettivi mondi, che vale la pena provare. Ecco quali sono da Nord a Sud del Bel Paese.

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I Vini primaverili

Non potevamo esimerci dal fornirvi una lista di assaggi che ci hanno ultimamente colpito, e che rappresentano per noi alcuni dei migliori vini da stappare con l’arrivo della primavera (e sempre).

1. Nesci – Calabria

Tra i bergamotti che affacciano sul mare, Nesci sforna i suoi vini schietti e profumati. Palizzi è a 50 chilometri da Reggio Calabria e qui, la quinta generazione della famiglia Nesci, perpetua il credo nella propria terra imbottigliandolo. Diverse le espressioni scelte, ma colpiscono i due autoctoni Nerello Calabrese e Nocera, uniti nel blend Meet, o il Frasanè da sole uve (bio) Nocera: un vino vigoroso, contraddistinto da elegante selvaticità. È vinificato in purezza ed esalta il varietale con il suo colore rubino e la complessità aromatica che gioca tutto sui frutti rossi maturi con cenni agrumati d’ingresso. Lo spettro floreale accompagna la bevuta di un Frasanè di personalità, specchio di una regione vitivinicola da scoprire.

 2.Valle dell’Acate – Sicilia

La vulcanica Gaetana Jacona ha rinfrescato il progetto Bellifolli lanciato nel 2018: una linea vinicola per giocare, sperimentare e avvicinare i più giovani al mondo del vino, ma sempre mantenendo alta la qualità. Vini da bere sempre, a qualunque ora, con facilità estrema. Ultimi arrivati dei cinque, un bianco (Insolia, Moscato bianco, Fiano), un rosso (Nero d’avola, Syrah, Petit Verdot) e la versione rosata del Frappato. Un rosè dalla macerazione di appena un paio d’ore, aromaticità delicata, piacevolezza, grande equilibrio e beva scorrevole. Nonostante il recente imbottigliamento, il profilo gusto-olfattivo è preciso e godibile. Un rosato da avere sempre al fresco pronto per essere stappato!

3. La Contralta – Sardegna

Fiore del Sasso, Vermentino di Gallura Docg Superiore e l’Ora grande, Cannonau di Sardegna Doc Rosso, giovani e vibranti, leggeri, molto gradevoli al naso e dal sorso tenue. Sono i primogeniti della nuova avventura del winemaker Roberto Gariu, e Nicola Dettori responsabile finanziario dell’azienda. Il vino li fece incontrare anni addietro ed ora eccoli qui con la loro promettente azienda di sette ettari (al momento) nella suggestiva cornice della Costa Smeralda, tra la piccola località di Enas alle porte di Olbia, vocata per il Vermentino, e Palau. Roberto è friulano e con sé ha portato l’amore per i vini bianchi della sua terra, dritti, verticali, asciutti, così com’è il Fiore del Sasso con un twist sapido tutto sardo. E poi il Cannonau dove la nota pepata e speziata viene fuori leggiadramente, un rosso sardo che punto tutto su finezza ed eleganza invece che su potenza e alcolicità.

 

4. Buttafuoco – Lombardia

Nell’Oltrepò Pavese, lungo 22 ettari, c’è un gruppo chiamato Club Buttafuoco Storico, non sono harleysti ma produttori di vino. 16 sono le vigne storiche da cui ogni anno proviene un vino firmato da un enologo diverso, in questo caso la 2015 da Emilio De Filippo. Tannino croccante e freschezza data dalla da un 25% di Barbera (a cui si aggiungono per la produzione del Buttafuoco 50% di Croatina, Ughetta di Canneto e Uva Rara), spezie tenui ma anche decise come pepe e chiodo di garofano, e poi sentori di tabacco dolce ad accompagnare il profilo suadente. Un vino coinvolgente, calorico ma attenuato dalla sapidità. Percezioni tattili date da una trama tannica ben presente ed equilibrata che non vede stonature. Finezza e grande persistenza, ritorni retrolfattivi che confermano tutto ciò appena detto e di più, prugna e confettura di uva in chiusura. Poi c’è la collezione anniversario (25) in tiratura limitatissima, assaggiatela se potete.

 

 5. Cantina Valle Isarco – Alto Adige

Fondata nel 1961 da 24 famiglie, Cantina Valle Isarco è la più giovane cooperativa vinicola dell’Alto Adige, oggi i soci sono 135 che coltivano 150 ettari di vigneti in 11 Comuni, da Bolzano fino a sud di Bressanone. Ogni anno vengono prodotte 950mila bottiglie che rappresentano 14 varietà (10 bianche, 4 rosse), per un totale di 28 etichette dove spicca la selezione Aristos, oltre che le edizioni limitate Sabiona di Kerner e Sylvaner, appena 3mila bottiglie all’anno per vitigno. Della linea Aristos colpisce in particolare il Sylvaner, vino e vitigno simbolo della Valle Isarco, la zona vitivinicola più a nord d’Italia, una delle zone più interessanti per la produzione di vini bianchi. E così è per il Sylvaner, un semiaromatico di grande precisione ed espressività. Metà fermentazione in grandi botti di legno di acacia e 7 mesi di maturazione sulle fecce nobili, donano un bianco molto fruttato e accattivante che si presenta con la mela verde e continua sulla pesca gialla, per un sorso rotondo, minerale e dinamico.

 

6. Cirelli – Abruzzo

Il giovane produttore rock d’Abruzzo, Francesco Cirelli è il vignaiolo che dal 2003 realizza i suoi vini sulle colline teramane, nella Riserva dei Calanchi di Atri. Approccio fresco e vitale, chiaro nelle etichette dei suoi vini che parlano la più autentica lingua abruzzese. Cirelli è conosciuto, oltre che apprezzato, per aver scelto le anfore come contenitori per ospitare e custodire i suoi vini: Montepulciano, Trebbiano e Cerasuolo su due linee, la base che vede l’utilizzo di cemento e acciaio, e l’anfora appunto. Oltre venti giare di per fermentazione e affinamento, da cui arriva l’ultima pensata, per tutti e tre i vini l’etichetta assemblaggio di tre annate (‘15-‘16-‘17), dove spicca un Trebbiano incredibilmente vibrante e cangiante dalla spalla acida spiccata che accompagna le note lievi di zafferano e frutta matura. Una bevuta vivave, invogliante e mutliforme, frutto di una grande terra e di un talento indiscusso da parte di chi produce. Di più, tra frutteti e uliveti che affiancano la vite, la famiglia Cirelli partirà con un progetto di accoglienza non poco chic, seppur rimanendo in tema bucolico e ameno, trattasi di un elegante glamping in cui respirare l’aria della natura, non dimenticando l’anima wild dell’Abruzzo.

 

7.”Passito della Solidarietà” – Marco de Bartoli

Le storie belle del mondo del vino sono (per fortuna) più degne di nota rispetto a quelle brutte. Nel settembre 2018 vennero rubate dall’azienda Marco De Bartoli, l’uva passa appena prodotta dopo quella vendemmia, e quindi i frutti di un anno di lavoro, un duro colpo economico e d’orgoglio isolano. I produttori del Consorzio Pantelleria Doc si unirono e decisero di donare parte della propria produzione di uva passa ai De Bartoli, così da poter produrre in quell’annata. Ne è venuto fuori un Passito generoso e di sentimento come sempre, e questa volta di più: con i suoi riflessi tendenti all’ambra, il naso dai sentori di frutta secca e candita, tra fichi, carrube e datteri, e il sorso pieno di gloria speziata, regala un sorso infinito. Il ricavato della vendita del “Passito della Solidarietà” servirà ad assegnare 10 borse di studio ai giovani studenti di Pantelleria che vorranno specializzarsi in materie agronomiche.

 

 8. Zeni1870 – Veneto

 150 anni di storia vinicola a Bardolino, sul Lago di Garda a due passi da Verona. Una storia genuina in cui vino e famiglia convivono, giunta alla quinta generazione. Zeni1870 è stata tra i primi in Italia ad aprire un Museo del Vino e nel 2017 ha inaugurato “Go”, l’unica galleria olfattiva in Italia dedicata esclusivamente al vino. Insomma, un’esistenza che ruota intorno al viticoltura, come credo e stile di vita, che prende forma attraverso i vini della tradizione veronese come Soave e Amarone, ma dove Bardolino e Chiaretto compaiono come i più rappresentativi della cantina. Sono ben cinque le tipologie di rosato che l’azienda produce e che ha pensato di proporre in un cofanetto suadente dedicato alle donne, ma anche a tutti gli appassionati di rosa. Si chiama “Gli anni più rosa della nostra vita” e contiene 5 declinazioni di Chiaretto tra cui emerge il Chiaretto Vigne Alte DOC Classico: Corvina (70%) e Rondinella (30%) per un vino dal color rosa tenue, leggiadro e invitante. Il filo conduttore è la piacevolezza, dal naso che rimanda ai fiori bianchi, alla pesca noce, al melograno, fino alla bocca con un sorso intrigante e asciutto, pimpante e vivace. Un buon equilibrio e ottima versatilità a tavola.

 

9. Masciarelli – Abruzzo

Una storia di quelle che vorremmo conoscere più spesso e di cui vorremmo far parte: da due ettari e mezzo vitati ad un reame. Fu Gianni Masciarelli, figura simbolo del panorama enologico italiano e protagonista dell’affermazione della vitivinicoltura abruzzese moderna, ad intraprendere un viaggio nella fine degli anni ’70. Lo stesso che rese grande il Montepulciano allontanandolo dalla miope visione di un vitigno solo da taglio. Oggi a mantenere vivo il credo del viticoltore illuminato ci pensano la moglie Marina Cvetic e la figlia Miriam Lee Masciarelli, interpreti moderne di un’eredità magnifica: essere le rappresentanti di un territorio. La Masciarelli Tenute Agricole oggi produce lungo l’intero Abruzzo e conta ben 20 diverse etichette, per 5 linee, tra cui degno di nota è il Villa Gemma Cerasuolo Superiore. Un vino dal lungo affinamento in bottiglia ed emblema regionale, vitale, profumato e fragrante, dove i chiari sentori di frutti di bosco e ciliegia vengono bilanciati da un sorso croccante e sapido. Se poi volete godervela alla grande allora stappate il Trebbiano Castello di Semivicoli in cui il varietale si esprime disteso e con indimenticabile persistenza. Romantico.

 

10. Celli – Emilia-Romagna

A Bertinoro, l’azienda Celli fa vino da 1965 lungo 35 ettari di vigne sulle colline di Romagna. La tradizione e l’autenticità vengono esaltate degnamente con i vitigni storici della zona, soprattutto Albana e Sangiovese. Le uve a bacca bianca esprimono a pieno il carattere del territorio bertinorese con le sue chiare note salate e minerali che, nell’etichetta I Croppi, si fondono alla struttura solida di un vino bianco elegante e poliedrico ma di grande fascino espresso da un caleidoscopio agrumato, di frutta a polpa gialla e arancione, erbe officinali, lieve balsamicità e sorso gustoso e invogliante. Per gli amanti dei rossi, invece, compare il Bron&Ruseval, Sangiovese Riserva: materico, calorico, profondo e allo stesso tempo croccante e scattante. L’affinamento di 12 mesi in barrique e 24 mesi in bottiglia, lo rendono un vino allettante, copioso, dal sorso pieno e lunghissimo.

 

11. Pietro Rinaldi – Piemonte

Quattro generazioni dedite alla coltivazione di alcuni dei vitigni più famosi al mondo, Nebbiolo in primis, da cui derivano anche due etichette di Barolo. Ma in questo (valido) caso i riflettori si accendono sul suo cugino più snello, il Barbaresco, proveniente da un cru specifico, un unico vigneto situato nel comune di Neive e denominato San Cristoforo. Un grande vino frutto di terroir spettacolare, contraddistinto dai riflessi granati, dai tipici sentori floreali di rosa e viola, frutta sotto spirito, lamponi e bosco. La bocca è piena delle classiche sensazioni date dal Nebbiolo, rabarbaro, liquirizia, china, i tannini vigorosi, fino alla balsamicità che dona continua evoluzione nel bicchiere. Trama tannica morbida e coesa, notevole eleganza, finezza di aromi, grande longevità e quel fascino etereo e terroso che tanto piaci ai suoi estimatori.ù

12. Opera – Baladin (birra)

 

Un lavoro sull’acetificazione della birra, sul profilo gastronomico e sulla coccola durante la beva. È Opera, la nuova birra di casa Baladin, la coincidenza degli opposti: la freschezza delle fragoline di bosco, ciliegia, amarena, zenzero fresco e pepe, con dattero, fico secco, pasta di mandorla che creano una birra importante e complessa. Opera nasce dall’unione di due prodotti della terra italiana: la birra artigianale di Teo Musso e l’aceto di malto (da birra Baladin) affinato, in botti di rovere e acacia, nell’acetaia San Giacomo di Novellara. Un’etichetta molto gastronomica, come del resto tutte le tipologie pensate nel birrificio di Piozzo. Opera ha una carbonazione di bassa intensità che però aiuta a veicolare tutti gli aromi tra cui, sul finale d’assaggio, anche quelli di panificazione e uva passa con acidità temperata che partecipa ad esaltarli. Una sontuosa bipolarità da servire a 12-14 gradi.