Come salvare un anno disastroso: brindare a Capodanno con Dom Pérignon Rosé Vintage 2006

Le degustazioni online ormai non sono più una novità. Quando però partecipi a una degustazione di Dom Pérignon Rosé Vintage 2006 e lì sullo schermo, c’è uno chef de cave come Vincent Chaperon, l’asticella si alza.

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La Notizia

Le degustazioni online ormai non sono più una novità. E crediamo che continueranno, anche in forma ibrida, quando finalmente stapperemo per festeggiare se non la fine del covid-tempo, almeno dell’immobilismo che genera.

Quando però partecipi a una degustazione e lì sullo schermo, tra quei quadratini di bassa qualità, c’è uno chef de cave come Vincent Chaperon, l’asticella si alza.

In una sala infinita della tenuta di Hautvillers, gambe accavallate, un calice e una bottiglia appoggiate su un tavolo al suo fianco. Una sola parola: understatement francese. Erano due ops.

Devo dire che Vincent è anche un ottimo narratore. Non saprei se il racconto nasce prima o dopo la bottiglia di Dom Pérignon Rosé Vintage 2006 – questo è l’oggetto del tasting – gli è che Vincent recita benissimo la premessa strategica a questo champagne. Quando usa l’espressione “esplorare l’ignoto”, dopo aver sottolineato più volte che la percentuale di vino rosso nel blend è oltre il 20%, non sappiamo cosa aspettarci. Uno champagne sul crinale, un vino che vuole farti uscire dalla comfort zone. “Let’s take some risk”, come se non ne avessimo passate già abbastanza negli ultimi mesi. Siamo sempre più curiosi di stappare.

Quando la gravità fa riempire il nostro calice – vade retro flute – l’ambra e il rame sono gli elementi naturali che colorano il bicchiere. Quasi la palette di un orange wine…calmi calmi. Parte ossidativa zero. I profumi sono di un vino che ha qualche anno portandoli benissimo. Ho detto vino, sì l’ho pure scritto. I profumi sono medicinali, mentolati e una piccola ma non schiva nuvola fumé fa capolino dicendo “ehi, ci sono anche io”. La “red part” del pinot nero, eh già. La speziatura nasale si traduce in uno champagne con la forza di Greyskull. La bolla non esplode, c’è un po’ di miele di castagno, il fico (dis)integrati da evocazioni mezcaliane e tannini che suonano la campanella del pranzo e della cena, non solo dell’antipasto.

“Ci piace essere creativi” diceva Chaperon, qui la creatività è una wrecking ball che ondeggia tra la tua incredulità e una quantità di moto pazzesca.

Noi siamo rimasti spiazzati da un rosé così potente e maestoso. Eppure ci siamo fatti accompagnare a cena da lui. È stata proprio una bella serata.