Il vino cinese sbarca in Italia e i prezzi non sono bassi: a ottobre arrivano le etichette di Château Changyu Moser XV

I due rossi e due bianchi, curati dall’enologo austriaco Lenz Maria Moser, saranno distribuiti nel canale horeca. Tutti a base di Cabernet Sauvignon.

0
219
La Notizia

Il tanto temuto momento alla fine è poi arrivato. Dopo anni di importazione del vino europeo, ma anche australiano, statunitense e cileno in Cina, da oggi gli scambi diventano biunivoci e dalla regione di Ningxia sbarcano per la prima volta in Italia, a Monza per la verità, quattro etichette prodotte nelle terre che Marco Polo ha visitato circa 800 anni fa. Per il momento le referenze saranno disponibili in enoteche e ristoranti, preferendo il canale horeca alla grande distribuzione organizzata. Questo perché si tratta di vini di pregio, tutti prodotti dalla Château Changyu, una delle aziende vitivinicole più antiche della Cina, avviata nel 1892 dal diplomatico Zhang Bishi. Sono due rossi e due bianchi, curati dall’enologo austriaco Lenz Maria Moser, la cui collaborazione viene riconosciuta anche nel nome dell’azienda: Château Changyu Moser XV.

I quattro vini sono stati scelti pensando di coinvolgere un pubblico italiano variegato, offrendo prodotti che possano aggredire segmenti differenti. Sono tutti a base di Cabernet Sauvignon e fanno parte delle linee Helan Mountain, Moser family e Purple Air Comes From The Est. La Helan Mountain (Blanc de Noir e rosso, entrambi da uve Cabernet Sauvignon) si rivolge ad un pubblico più giovane, che frequenta i winebar o che al ristorante preferisce bere al calice. Il Moser Family ha un posizionamento medio-alto e può essere una novità, ma anche una curiosità enoteche e ristoranti. L’etichetta più importante è il Purple Air Comes From The Est (prezzo medio 150€), già presente in Europa e premiato da alcune guide di settore, può coinvolgere una clientela più internazionale e quindi essere presente nel settore dell’hotellerie, così come in ristoranti con una clientela di rango che ama soggiornare nel Bel Paese.

Alcuni esperti si chiedono se, nel paese che produce più vino al mondo, questa proposta cinese possa incuriosire o se invece prevarrà la diffidenza per dei vini prodotti in una nazione che di fatto non ha una tradizione vitivinicola, pur avendo grandi possibilità come territorio. Secondo i manager del Gruppo Meregalli, il distributore italiano dei quattro Château Changyu Moser XV, ci saranno entrambe, ma in generale sono ottimisti e pensano che sarà la curiosità alla fine a prevalere nel pubblico italiano. Giusto ragionare in questi termini per un’operazione che risulta essere ambiziosa, dato il momento critico che vive l’import-export ad ogni latitudine. D’altronde, l’obiettivo dell’azienda è quello di proporre al mercato interno i vini migliori provenienti delle diverse regioni di produzione nel mondo. Data questa mission è chiaro che oggi la Cina vada vista anche sotto questo profilo, tenuto conto che ha bisogno di farsi conoscere e di sviluppare le enormi potenzialità che ha.